Disinnescare la bomba con sforzi creativi
mercoledì 30 marzo 2022

Le gravi incertezze sulla dottrina nucleare russa e il ruolo dell’Europa Gentile direttore, dal momento in cui ha annunciato la guerra contro l’Ucraina Putin ha minacciato: «Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima». Subito abbiamo pensato al suo arsenale nucleare ma, in fondo, nessuno crede veramente che lo userebbe. Anche il 21 febbraio, quando si disse certo che l’Ucraina volesse costruire le proprie armi nucleari, Putin lanciò un’accusa preventiva che sembra proprio un espediente per giustificare l’uso degli ordigni atomici.

Poi, il 27 febbraio 2022, tre giorni dopo l’inizio della guerra, in risposta alle prime dure sanzioni occidentali, il presidente russo ha dichiarato di aver messo in stato di allerta l’arsenale nucleare. Qualcuno dice che stia adottando la 'teoria del pazzo' di Richard Nixon che intendeva spaventare i propri avversari facendogli credere di essere arrivato al punto di poter fare qualsiasi cosa pur di fermare la guerra. Diversi analisti hanno cominciato ad avanzare dubbi tout court sulla sua sanità mentale. Infine, qualche giorno fa, il portavoce del Cremlino Peskov ha precisato che l’uso di armi nucleari è previsto solo in caso di minaccia all’esistenza della Russia. La definizione di 'minaccia esistenziale' però resta indeterminata.

È lecito pensare che anche la guerra economica e finanziaria possa costituire una minaccia esistenziale. E secondo la Defense Intelligence Agency (Dia) statunitense, il prolungarsi della guerra in Ucraina e l’effetto congiunto di sanzioni, isolamento e operazione militare, ridu- cendo la capacità convenzionale della Russia, potrebbero convincere Putin a dare corso alle sue minacce. In merito alla dottrina nucleare russa c’è stata e c’è incertezza. Secondo gli Usa, Mosca potrebbe usare attacchi nucleari limitati e trasformare un conflitto da convenzionale a nucleare scioccando l’avversario per convincerlo a chiedere la pace. Si tratterebbe della strategia dell’escalate to de-escalate, che però i russi disconoscono. A tal proposito, in un’intervista del 2019, l’ambasciatore russo a Washington richiamò l’art 27 della dottrina militare del 2014 che recita «La Federazione russa si riserva il diritto di utilizzare armi nucleari in risposta all’uso di armi nucleari e altri tipi di armi di distruzione di massa contro di essa e/o i suoi alleati, così come in caso di aggressione contro la Federazione russa con l’uso di armi convenzionali, quando la stessa esistenza dello Stato è in pericolo».

Lo stesso Putin, durante un incontro nell’ottobre 2018 del Club Valdai, dichiarò: «Nel nostro concetto di uso delle armi nucleari non c’è un attacco preventivo... Il nostro concetto è un attacco di ritorsione… Questo significa che siamo pronti, e useremo, armi nucleari solo quando siamo convinti che qualcuno, un potenziale aggressore, stia attaccando la Russia». Il Decreto 355 del 2 giugno 2020 «fondamenti della politica statale della Federazione russa nell’area della deterrenza nucleare», ha chiarito invece che esiste una regola per il launch on warning secondo la quale Mosca può lanciare un ordigno atomico al solo sospetto di un attacco nucleare, anche in assenza di una conferma. Gli altri casi di utilizzo sono: l’uso di armi nucleari o altre armi di distruzione di massa da parte di un avversario contro il territorio russo e/o i suoi alleati; azioni intraprese contro il governo russo o le installazioni militari che possano interrompere le capacità di ritorsione militare del Paese (includono quindi anche un attacco cyber) o un’aggressione con armi convenzionali che minacci però l’esistenza stessa dello Stato. Il decreto 355 chiarisce anche che la politica nucleare russa è di natura difensiva.

Le forze nucleari servono cioè solo in casi di necessità estrema ad esercitare la deterrenza, per scoraggiare un eventuale attacco nemico contro la Federazione Russa e i suoi alleati, per garantire la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato, per prevenire una possibile escalation di azioni militari e/o a far cessare un eventuale conflitto ottenendo condizioni accettabili per la Russia. Questo ultimo obiettivo soprattutto, richiama la responsabilità di ognuno dei membri dei Governi e delle assemblee parlamentari dei paesi che oggi stanno continuando a votare per inviare le armi all’Ucraina piuttosto che varare vere iniziative per la pace. Occorre dirlo con chiarezza, per nessuna delle parti coinvolte esiste la possibilità di una vittoria militare in questa guerra, se non rischiando che essa sfoci nella terza guerra mondiale. È perciò necessario che la Ue svolga il ruolo per cui è sorta: evitare un nuovo conflitto sul suolo dell’Europa e per far questo occorrono, come disse Schuman in occasione della nascita della Ceca, «sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che minacciano la pace». Purtroppo, direttore, anch’io – come lei – non vedo «sforzi creativi» per la pace, ma solo linguaggio di guerra e parole aggressive anche tra i leader del mondo.

già ministra della Difesa docente di storia e analisi delle crisi internazionali Link Campus University, Roma

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