venerdì 4 dicembre 2009
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Caro Direttore, forse che tutta l’umanità di oggi accetta l’idea che Dio è amore? Certamente la risposta è no, a giudicare da come in televisione propongono la figura femminile: una ricerca pervertita e perversa dell’appagamento dei sensi, abusata in toto, al di fuori di una minima dignità umana, certamente al di fuori della visione antropologica e cristologica. Una parte degli uomini, alla luce della nascita di Gesù, accetta l’idea dell’agire di Dio nella storia? No. Dio non agisce con la forza del denaro, non con la forza della guerra, non con la forza del potere, ma con l’umiltà divina. Parte di questa umanità non vuol sentir parlare di Dio, vedendolo come ostacolo al proprio agire: assistiamo alla confusione dei sentimenti con l’amore, del sesso spacciato per amore. Di fronte alla natività di Gesù Bambino, l’uomo in quanto creatura sappia chiedere a Dio un cuore docile, per poter accogliere la grandezza dell’umiltà divina fattasi uomo per amore e per la nostra salvezza. La superbia del peccato originale produce ancora danni, ma Dio «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore», come recita il Magnificat. l’evangelista (Gv 4,9), attingendo direttamente dal petto di Gesù, risponde: Dio è amore, ci ha amati per primo, ed egli ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché avessimo la vita per lui.

Sandro Gurreri, Agrigento

L'esaltazione del sesso fine a se stesso, depauperato d’ogni contesto morale di affettività e di coppia, è una delle tante riduzioni tramite le quali nella società contemporanea si va avvelenando la nozione e il valore di persona umana: una riduzione macroscopica, pervasiva, ma non certo la sola. Altre, di pari gravità, incombono: si pensi al dibattito sul fine vita, sull’eutanasia, sul testamento biologico, sullo status e sulla tutela dell’embrione, in cui udiamo ricorrere – in certi importanti ambienti culturali e scientifici, ma anche in tanti discorsi comuni – tesi aberranti che richiamano alla memoria i fantasmi dell’eugenetica hitleriana. Ancora ieri su '"Repubblica" Miriam Mafai disquisiva sul testamento biologico e sul diritto a morire, in termini cannibaleschi. Tutto deriva, come lei con lucidità nota, dal fatto che Dio viene avvertito come « ostacolo all’agire » , come un residuale tabù di cui liberarsi. Proprio questo rifiuto finisce per essere il vaso di Pandora da cui scaturisce la prospettiva di un abisso senza fine, di conseguenze incontrollabili. Perché «se Dio non c’è, tutto è lecito» , come lapidariamente fa dire Dostoevskij a Ivan Karamazov nel drammatico dialogo col fratello Alesha, sintetizzando così l’atteggiamento etico nichilista che s’è fatto strada lungo il XX secolo. Dio – però – c’è. Non solo, ma si fa incontro a tutti, nella notte di Natale e in ogni giorno che viviamo. Nulla è più oggettivo di quell’avvenimento, che séguita ad agire nel tempo, anche se molti ritengono che la vicenda umana sia un vagare senza meta, errante ed erratico. Sta ad ognuno di noi cooperare, per quanto e per come può, nel rendere visibile a tutti il bene che l’umiltà di Dio ha posto definitivamente nella storia. Questo noi ci sforziamo di fare, quotidianamente, nel nostro lavoro giornalistico, cercando di onorare il compito che è inscritto nel motto della nostra testata ( «Per amare coloro che non credono» ) e che è, in fondo, il compito di ogni credente.

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