sabato 7 luglio 2012
Gentile direttore,
nella mia vita di chirurgo dei trapianti e di senatore non mi sono mai occupato di "bufale". Un punto in comune con il giornale da lei diretto. Ho trovato quindi sorprendente il suo commento, pubblicato nella rubrica "Il direttore risponde" del 6 luglio scorso. Non sono, come lei scrive, «una voce o un suggeritore del Governo», ma a Ginevra rappresentavo l’Esecutivo alla venticinquesima riunione del Comitato di coordinamento del Programma speciale delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva, come attesta l’invito dell’Organizzazione mondiale della Sanità che ha concordato la mia presenza con il Ministero degli Esteri. È in questa veste che ho ritenuto opportuno chiedere al ministro Andrea Riccardi la posizione da tenere durante l’incontro. A Ginevra ho dichiarato, come risulta dagli atti della riunione, che il Ministero «sta valutando gli strumenti per assicurare un finanziamento di 500mila euro nel 2013». Un possibile stanziamento di risorse che, a quanto leggo, suscita la sua inquietudine e non ne comprendo la ragione. Infatti, si tratterebbe di fondi da destinare alla cura e alla salute dei neonati cosiddetti «near miss», cioè a rischio di vita; uno scopo che immagino non possa generare perplessità su un organo di stampa che rappresenta una voce autorevole nel mondo cattolico.
 professor Ignazio Marino, chirurgo, senatore del Pde presidente della Commissione di Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale
 
L’impegno per la cura e la salute dei neonati a rischio di vita è una bellissima impresa, gentile senatore. Le campagne per la cosiddetta 'salute riproduttiva' niente affatto. Nel calderone di quel Programma Speciale dell’Onu, al cui recente Comitato di coordinamento lei ha partecipato, ribollono infatti tanti altri ingredienti, miscelati secondo ben altre ricette.
Ripeto i tristi concetti già richiamati ieri, e che lei non cita nella sua lettera: sterilizzazioni e contraccezione di massa, pratiche abortive. Una linea d’azione – pensata nei Paesi ricchi per tenere sotto controllo, anche demografico, i Paesi poveri – che viene presentata come 'umanitaria', ma seguendo la quale si scongiura la morte prematura dei neonati con il più radicale e definitivo dei sistemi: non facendoli nascere. Un’autentica soluzione finale. Strano modo di fare del bene. Tutto questo non genera solo «inquietudine» e «perplessità», gentile senatore, ma suscita nel Sud e nel Nord del mondo, ferma e profondamente motivata opposizione da parte di tantissimi uomini e donne, cattolici e no. Io sono semplicemente uno di loro. E, da cittadino italiano, sono contento che il mio Paese si sia tenuto e si tenga lontano da collaborazioni, anche solo economiche, che ci peserebbero come macigni sulla coscienza. Non un centesimo per questi programmi. Non un centesimo.
 
P.S. Dimenticavo la questione delle "bufale". Beh, ne ho parlato (e ne parlo) a proposito del finanziamento che lei torna oggi a evocare (500mila euro al citato Programma Onu per la 'salute riproduttiva'), perché veniva dato per fatto da amici lettori che attribuivano proprio a lei la notizia. E, invece, il finanziamento non c’è. Lei, gentile senatore, ora afferma che è «in valutazione». Il Ministero della Cooperazione internazionale, retto da Andrea Riccardi, nei giorni scorsi, ha già fatto sapere che nessun fondo è stato assegnato a questi (cinici, dico io) programmi di pianificazione delle nascite.
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