Compito certo, unità possibile. Radicati ed esigenti


Marco Tarquinio martedì 18 ottobre 2011
EDITORIALE di Marco Tarquinio
Qualcuno ieri ha sintetizzato il senso di un evento in corso, dicendo che “i cattolici erano tutti a Todi”. Ieri, in realtà, come in ogni giorno nella vita...
Qualcuno ieri ha sintetizzato il senso di un evento in corso, dicendo che “i cattolici erano tutti a Todi”. Ieri, in realtà, come in ogni giorno nella vita dell’Italia, i cattolici erano ovunque in questo nostro Paese affaticato e vitale, tenace e assediato da troppe crisi. Erano ovunque, radicati e impegnati in forza della fede in Gesù Cristo e di quei princìpi (fondanti dell’umanesimo cristiano e razionalmente condivisibili da tutti), che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha richiamato ancora una volta. Erano ovunque, i cattolici: ben radicati nei territori e impegnati a fare, intraprendere, progettare, educare, produrre cultura, costruire e mantenere reti di solidarietà, alimentare speranza. Espressioni diverse di una stessa forza serena e vera, di uno stile di servizio e di un disinteressato interesse al bene di tutti e soprattutto di chi è più fragile e in maggiore precarietà. E perciò, in una fase complessa e tesa come l’attuale, erano anche a Todi. Uomini e donne presenti – in modo senza precedenti nella vicenda del laicato cattolico – a dare volto e voce alla quasi totalità delle esperienze ecclesiali di associazione, di movimento, di cammino, delle istituzioni bancarie e culturali, del mondo della comunicazione. Tutti riuniti nella cittadina umbra per iniziativa del “Forum delle persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”. Cioè di organizzazioni vaste e generose dei lavoratori, della piccola impresa agricola e artigiana, della cooperazione. Una «singolarissima assemblea», di gente provocata dall’idea di contribuire a una «buona politica» concretamente orientata  al «bene comune». Un’occasione per dimostrare, in un tempo segnato da potenti processi di disgregazione e incalzato dalla sfiducia, che forze buone e capaci di aggregare persone e suscitare fiducia sono disposte a unirsi, a valorizzare visioni e parole comuni, a dare ritmo a un processo di rinnovamento della presenza pubblica dei cattolici. Una risposta – in via di articolazione – ai ripetuti appelli in tal senso di Papa Benedetto e dei vescovi italiani. Una mano tesa alle altre forze vive e presenti nella nostra società e una proposta oggettivamente incalzante e profondamente onesta a un mondo politico che ha evidente necessità di riorganizzarsi e di sgombrare – anche, ma non solo, con lo strumento di una legge elettorale che consenta di giudicare chiare proposte di governo e renda agli elettori il potere di scegliere gli eletti – i canali di comunicazione con la realtà del Paese. Uno sforzo indispensabile per fronteggiare con lucidità quella che Lorenzo Ornaghi chiama l’onda montante della «contropolitica», concetto che evoca con grande efficacia non solo un antagonismo aggressivo e polemico, ma un’insidia che grava sulla qualità stessa della nostra democrazia e che evoca la premeditazione di luoghi di governo rischiosamente «altri dalla politica» .  Certo, chi si aspettava – da Todi, e a Todi – «fuochi  d’artificio» e corali «discese in campo» sarà rimasto deluso.  Chi aveva “deciso” la nascita sic et simpliciter  di un «partito cattolico» dirà che è mancato qualcosa di decisivo. Altri, comunque, non vedranno e non capiranno ciò che s’è messo in moto. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Ma i laici cattolici in campo già ci sono in tanti modi, e il “di più” che sentono di dovere e potere dare nel tempo presente è l’obiettivo – e il senso – di un processo in pieno svolgimento.   C’è una strada da compiere, con libertà responsabile, di buon passo e con sguardo attento e aperto. Senza farsi tentare dalle scorciatoie e senza farsi sviare dalla paura di deludere qualche pressante attesa. Su questa strada i cattolici portano con sé, nella bisaccia e come bussola, una capacità di visione affinata grazie alla Dottrina sociale della Chiesa e princìpi che – come dice il presidente della Cei – sono il «fondamento stabile, orientativo e garante» del bene comune. Si tratta di quei «valori non negoziabili» che «difficilmente sopportano mediazioni per quanto volenterose». Non tutti apprezzano la tenacia nel tener cara questa consapevolezza e la concezione di unità profonda tra cattolici e tra cattolici e laici che ne può discendere (e che s’è già sperimentata persino negli anni del bipolarismo furioso). Ma questa unità è ben possibile, e Papa Benedetto l’ha indicata come compito per l’uomo del XXI secolo consegnandola in modo memorabile alla riflessione di tutti nel suo recente discorso al Parlamento tedesco. C’è purtroppo chi vorrebbe trasformare quei valori in una bandiera che divide i campi e scatena guerre, magari per suggerire di ammainare il vessillo o per sbatterlo in faccia al “nemico”. È una pretesa sbagliata: lo era ieri, lo è oggi e lo sarà di più domani.
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