mercoledì 18 luglio 2012
Caro direttore,
vorrei tornare sullo scambio di battute tra me e alcuni parlamentari dell’Udc, su cui martedì Avvenire ha pubblicato una breve cronaca, per far meglio comprendere ai lettori qual è effettivamente la posta in gioco. Pier Ferdinando Casini ha rilasciato un’intervista in cui sostiene che i temi etici non debbono essere il nodo su cui costruire alleanze politiche.
In questo modo, pur mantenendo le proprie opinioni sulla difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione, ci si può però alleare con chi su quei valori ha idee opposte.
Ho chiesto quindi ai parlamentari dell’Udc con cui più spesso ho condotto battaglie comuni sui temi etici (Buttiglione, Pezzotta, Santolini, Binetti, Calgaro, Volonté) se fossero d’accordo. Gli amici in questione, che ho interpellato proprio perché delle loro idee e della coerenza con cui le perseguono sono sicura, non mi hanno risposto, o mi hanno risposto accusandomi di voler «dare lezioni». Non è così, e vorrei tornare a sottolinearlo: non si tratta di esibire la propria personale fedeltà ai valori non negoziabili, ma di sapere se anche loro, da sempre impegnati su questo fronte, sono d’accordo a mantenere i temi etici in un ambito di sostanziale marginalità politica. È possibile votare no a un’eventuale legge sull’eutanasia o sui matrimoni gay e poi allearsi con chi quelle leggi le propone, le vota, le difende, le fa passare? È possibile non prendere posizione come partito su questi temi, e non farne un punto centrale del proprio programma? È possibile insomma costruire le alleanze accantonando le differenze di visione antropologica? A me tutto questo sembra il nodo centrale del ruolo dei cattolici in politica, della loro rilevanza, della capacità di pesare e di incidere, in un momento in cui l’attacco sui temi della vita e della famiglia è davvero impressionante. È a queste domande che ho chiesto una risposta, e la chiedo tuttora.
Eugenia Roccella, deputato PdL
 
Seguo da testimone interessato e, lo ammetto, un po’ interdetto anche questo dibattito, cara onorevole Roccella. Trovo, in realtà, molto vecchia e negativa l’idea di una politica che consideri capaci di lavorare assieme solo coloro che su tutto la pensano esattamente alla stessa maniera. Così come trovo molto vecchia, cinicamente vecchia, l’impostazione di chi ritiene di utilizzare i grandi valori primari – quelli che vengono definiti «non negoziabili» e che il Papa considera giustamente potente motore di unità tra cristiani, e tra credenti e non credenti – come una lama affilata, utile soprattutto a dividere e separare. Ma, soprattutto, trovo insostenibile la pretesa di far lavorare nel cantiere di una casa (e questo è, in sostanza, governare il presente e il futuro di un consorzio umano) persone che non condividano il progetto base di costruzione. Voglio dire, insomma, che si può benissimo aprire una discussione sul posizionamento dei fondelli o sul taglio delle finestre, ma su fondamenta e muri maestri bisogna necessariamente essere d’accordo. E le questioni della vita, della famiglia, della libertà di educare stanno alla base – per restare nella metafora – dell’architettura della nostra società. In tal senso, giudico importanti i problemi direttamente e indirettamente sollevati lunedì e riproposti oggi in questa lettera. Mi sembra infatti sempre più vecchio, irrimediabilmente vecchio, anche il ritenere che nel nostro mondo in crisi, con l’umanità incamminata su un crinale che minaccia di degradare verso l’anti-umano, si possa ridurre la politica a mero e tattico gioco di convenienze.
Non credo proprio che Pier Ferdinando Casini, nella sua rapida risposta alla opportuna domanda che lunedì gli avevano rivolto i colleghi del Quotidiano Nazionale, volesse affermare un’indifferenza per alcuni importanti e dibattuti temi etici. Ma è reale il rischio che – con certe frettolose battute e con le baruffe che regolarmente provocano – si trasmetta la sensazione che li si consideri un po’ un impaccio (nei giochi di potere) e un po’ uno strumento (da usare o da accantonare a piacimento nel parlare agli elettori e nel tessere alleanze) piuttosto che un cruciale banco di prova della capacità della nostra politica di pensare bene e di pensare lungo il futuro dell’Italia. Se fosse davvero così, sarebbe un serissimo errore. L’attuale arduo passaggio nella vita della nostra comunità nazionale non finirà presto. Sono anch’io tra coloro che ritengono che ci sarà ancora bisogno di saper lavorare insieme pur partendo da posizioni distinte e distanti. Proprio per questo, cara onorevole, abbiamo bisogno più che mai di visioni chiare e limpide e di politici altrettanto limpidi, generosi ed esemplarmente onesti e coerenti per opzioni di fondo, azione pubblica e stile personale.
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