martedì 14 febbraio 2012
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Non servono e non se ne servono neanche i potenziali interessati (lo documentiamo, ancora una volta, qui a fianco). Eppure gli amministratori locali che per convinzione personale, puntiglio ideologico, irresistibile propensione al "politicamente corretto" continuano a proporli e a istituirli non se ne danno per intesi: bisogna far balenare in città sempre più grandi l’annuncio di «registri delle unioni di fatto» e l’equiparazione delle più diverse convivenze alla famiglia fondata sul matrimonio. Bisogna invocare l’art. 3 della Costituzione e "cancellarne" l’art. 29 (quello che illumina in modo determinante la questione familiare).Bisogna annunciare piene concessioni di "diritti" a coloro che liberamente ritengono di non assumersi doveri – con lo strumento di legge civilmente previsto: il matrimonio – verso i loro compagni di vita, i figli e la comunità di appartenenza. Oppure bisogna far finta che il problema non sia, come è, solo quello della disciplina della convivenza tra persone dello stesso sesso, che non è naturalmente matrimoniale, e che può essere regolata con altri strumenti del diritto civile. Si cercano ripetutamente forzature. Ieri, l’ultima. A Napoli. Con entusiasmi retorici del sindaco de Magistris e senza grosse sorprese politiche tranne una: colpisce che l’Udc, in quella città simbolo del nostro Sud, invece di parlare e votare chiaro si sia infine nascosta nell’astensione.
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