Proviamo con pazienza la capienza del cuore
sabato 14 novembre 2020

La pazienza è una virtù selvaggia. Chiede di scommettere sul tempo, di non fermarsi al dolore presente, a quello che qui e ora sembra sconfiggerci. La pazienza è la promessa che il dolore diventerà grazia, ricchezza, chi cede al male, così facendo, crede di potergli sfuggire, invece rischia di soffrire ancora di più.

La sua radice, Pathein, è la stessa del patire. La pazienza è frutto dello Spirito Santo, investe corpo e anima in egual modo, ci dice che il suo opposto, l’impazienza, è la madre di tanti errori dell’uomo di ogni tempo. Per sant’Agostino, la vera pazienza fiorisce in noi attraverso la carità. Carità che abbiamo radicata nel cuore grazie allo Spirito Santo. Giobbe seppe resistere, mentre tutti gli dicevano di bestemmiare, lui, solo e provato, rimase padrone della sua volontà. Perse tutto, ma non cedette. E alla fine fu premiato. Alla fine conobbe. Adamo, al contrario di Giobbe, cedette e fu travolto dal male. Essere pazienti. Malgrado tutto. Malgrado il presente diventi ogni istante che passa più gravoso e insopportabile.

Non è un racconto biblico, almeno non solamente. È quello che viviamo oggi, ora, dentro quest’emergenza che ci ha investito con la forza di una tempesta perfetta, che ci scopre per quello che siamo, nudi e disarmati, ma sempre padroni delle nostre azioni e della nostra libertà di scelta. La nuova ondata di coronavirus che sta riguardando gran parte del popolo italiano diventa ogni giorno più aggressiva. Tutti, adulti come bambini, sono chiamati a un nuovo sforzo, anche se la voglia di scappare via, fuori, in barba ai divieti e alle raccomandazioni, è forte e in fondo comprensibile. È il momento in cui scommettere sulla nostra pazienza, ma riusciremo a farlo soltanto se faremo prevalere dentro di noi la carità verso gli altri.

L’amore per il prossimo. Come l’amore di Cristo, indomito e umanissimo. Questa emergenza ci ricorda che ogni nostra azione è legata indissolubilmente ai nostri simili. Trasgredire ora vorrebbe dire mettere a repentaglio non solo la nostra salute, ma anche quella di chi non c’entra nulla con noi. Sono ore in cui sperimentare il nostro valore, la capienza del nostro cuore. Da una parte c’è chi resiste malgrado il corpo e la mente gli dica di cedere, che non smette di ubbidire all’amore, che tiene stretto il filo rosso che lo unisce a ogni altro essere umano.

Dall’altra parte c’è Adamo: chi si lascia sedurre dal male presente, che disubbidisce pensando di poter diventare padrone di tutto, finendo così per distruggere se stesso e gli altri. Resistiamo, facciamoci figli dell’attesa, lasciamoci sorprendere dalla nostra forza, dalla grandezza dell’amore che abbiamo piantato nel petto. Resistiamo. Diamo alla Provvidenza il tempo di spiegarci il suo disegno.

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