mercoledì 22 settembre 2021
Dalle firme online per il referendum alla democrazia da esportare fino al Sinodo: profondità e tempo che servono
La fatica del concetto di hegeliana memoria sembra del tutto latitante nel contesto contemporaneo, da cui non è escluso nemmeno quello ecclesiale. Nella foto Raffaello Sanzio, «Scuola di Atene», Stanza della Segnatura, Musei Vaticani

La fatica del concetto di hegeliana memoria sembra del tutto latitante nel contesto contemporaneo, da cui non è escluso nemmeno quello ecclesiale. Nella foto Raffaello Sanzio, «Scuola di Atene», Stanza della Segnatura, Musei Vaticani - Ansa

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«Grecia felice! Casa di tutti i celesti, dove sei tu?», cantava Friedrich Hölderlin. Forse dobbiamo tornare ad Atene per poter, se non recuperare, almeno percepire, il senso della democrazia: quella Atene evocata intelligentemente da Giulio Guidorizzi venerdì scorso, 17 settembre, su un giornale che si chiama 'Domani'. L’affondo storiografico e attualizzante può significare almeno due cose. La prima sta nella constatazione che dobbiamo ritornare a pensare per supportare la democrazia, sempre fragile e sempre in pericolo. La fatica del concetto o del pensiero di hegeliana memoria sembra infatti del tutto latitante nel contesto contemporaneo, da cui non è escluso quello ecclesiale. Le matrici di tale esilio del pensiero sono molteplici e complesse e non possono semplicemente ridursi al prevalere della tecnica-funzionale sul pensiero-meditante.

Poiché l’uomo se non pensa non esiste come tale (parafrasando Cartesio), è anche vero che, se rinunzia al pensiero, si disumanizza. E in tale prospettiva il nostro debito con la Grecia è impagabile più di quanto non possa essere l’eventuale debito dei greci verso l’Unione Europea. Pensare in greco significa avere a disposizione una molteplicità, appunto democratica, di sensi e significati, dalla quale emerge con forza la complessità del reale e della stessa questione democratica. Stiamo assistendo alla progressiva, ineluttabile e irreversibile evasione dal pensiero. Questa, che poteva sembrare una tendenza, oggi si rivela profondamente pervasiva del reale nella irrilevanza del pensiero filosofico nella società cosiddetta 'civile' e della teologia in ambito ecclesiale. Di qui la crisi della democrazia in sede politica e la timidezza 'sinodale' in ambito ecclesiale, con tutte le paure che la accompagnano.

Riguardo al primo ambito, risulta di grande interesse il dibattito fra costituzionalisti sulle sottoscrizioni via web ai quesiti referendari che si sta sviluppando da settimane, cominciando a trovare spazio sui mass media: alla democrazia serve tempo e, diremmo, pensiero. La velocità del clic rischia infatti di compromettere lo stesso consenso. Quanto al secondo ambito, le ripetute insistenze di papa Francesco sulla sinodalità, sembrano dettate dalla diffidenza che in alcuni ambienti ecclesiali accompagna l’avvio del processo. E anche il Vescovo di Roma ha detto ai suoi fedeli che, come la democrazia, la sinodalità richiede tempo e pensiero: «Come accade anche oggi, c’è un modo rigido di considerare le circostanze, che mortifica la makrothymía di Dio, cioè quella pazienza dello sguardo che si nutre di visioni profonde, visioni larghe, visioni lunghe: Dio vede lontano, Dio non ha fretta. La rigidità è un’altra perversione che è un peccato contro la pazienza di Dio, è un peccato contro questa sovranità di Dio. Anche oggi succede questo».

La seconda lezione riguarda la vicenda di Atene e del fallimento dell’esportazione della democrazia attraverso la mano armata e le alleanze coi propri simili così come rigorosamente affermata dal professor Guidorizzi, anche in rapporto all’Afghanistan. Ma la democrazia, prima di tentare di diffonderla ed esportarla, bisogna viverla. Forse i tentativi maldestri di chi ha impiegato risorse im- mani, sottraendole ai reparti più poveri della società, per convertire con la forza alla democrazia (ossimoro inquietante), non sono riusciti proprio perché chi voleva trasferirla al di fuori non la viveva autenticamente al proprio interno. E ciò perché l’esperienza democratica non era affiancata da un autentico pensiero speculativo, ma solo dalla funzionalità del pensiero calcolante del mercato. E qui torniamo ad Atene e ai suoi fallimenti, che nascono dal di dentro, ovvero dall’incapacità di ascoltare il pensiero. Siamo così rimandati alla condanna di Socrate (399 a. C.), quando ormai sembravano ed erano effettivamente distanti gli anni di Pericle (che morì nel 429 a. C.).


I luoghi, le istituzioni, i gruppi e le persone che oggi si dedicano al pensiero speculativo e contemplativo non sono ormai più percepiti come una risorsa fondamentale per tutti gli ambiti dell’esistenza

La sua sconfitta è la nostra! I luoghi, le istituzioni, i gruppi e le persone che oggi si dedicano al pensiero speculativo e contemplativo non sono ormai più percepiti come una risorsa fondamentale della società e della Chiesa. Lo diceva già, a suo tempo, Hegel allorché riteneva di assistere al triste «spettacolo di un popolo civile senza metafisica, simile a un tempio riccamente ornato, ma privo di santuario» ed esprimeva il rammarico per la sparizione di «quei solitari, i quali venivano sacrificati dal loro popolo e segregati dal mondo affinché vi fosse una contemplazione dell’eterno e una vita che a quella unicamente servisse – e ciò non già per un qualsiasi utile, ma solo per la benedizione. Cosicché, dopo aver cacciato queste tenebre, provenienti da ciò che lo spirito, voltosi in sé, si occupava nella scolorata considerazione di se stesso, sembrò che l’esistere si fosse tramutato nel sereno mondo dei fiori, fra i quali, com’è noto, non ve ne sono di neri» (Prefazione alla 'Scienza della Logica' 1812).


Dalla lezione di Atene abbiamo molto da imparare e lì dobbiamo periodicamente ritornare per nutrire le nostre anime

Chi pensa e cerca di far pensare oggi è di fatto condannato alla cicuta dell’isolamento e dell’irrilevanza, con grave disastro sia per la società che per la Chiesa, infatti, ammoniva Hermann Hesse: «Quando il pensiero non è puro e vigile, quando la venerazione dello spirito non è più valida, anche le navi e le automobili incominciano presto a non funzionare, anche il regolo calcolatore dell’ingegnere e la matematica delle banche e della borsa vacillano per mancanza di valore e di autorità, e si cade nel caos. Certo ci volle del tempo prima che si arrivasse a comprendere che anche il lato esteriore della civiltà, anche la tecnica, l’industria e il commercio e via dicendo hanno bisogno del comune fondamento di una morale e di un’onestà spirituali» ( Il gioco delle perle di vetro).

Anche la democrazia ha i suoi martiri. Socrate in primis, soprattutto allorché diventa complicato distinguere fra populismo e autentico spirito democratico. Pertanto, se dalla lezione di Atene abbiamo molto da imparare e lì dobbiamo periodicamente ritornare per nutrire le nostre anime, non sarà certo fuori luogo far appello non tanto agli intellettuali, che spesso seguono le ondate delle mode, ma ai pensatori, onde custodire quel bene fragile che per la società è la democrazia e per la Chiesa la sinodalità.


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