mercoledì 14 giugno 2017
I casi delle formiche nel letto di una paziente e della truffa sugli esami clinici emersi in due giorni a Napoli impongono che si metta fine a malaffare e trascuratezza sulla pelle dei malati.
Degrado e imbrogli fuori dall'ospedale, santuario dell'umanità
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Non ci volevo credere, ho sperato che non fosse vero. Ho atteso che da qualche parte arrivasse una smentita. Invece la foto di una signora ricoverata a Napoli presso l'ospedale San Paolo, in un letto infestato dalle formiche è terribilmente vera. Chi scrive, prima del suo ingresso in seminario, ha lavorato dieci anni in ospedale, come infermiere prima e responsabile del reparto dopo, per cui sa bene come si dirige una sezione ospedaliera e di chi sono le responsabilità in casi come questo. Al di là delle condizioni economiche in cui versa l'azienda sanitaria, i pazienti vanno sorvegliati, lavati, cambiati, curati. Uno sguardo attento, misericordioso, professionalmente idoneo al nobilissimo lavoro che è chiamato a svolgere, si accorge subito di una federa da cambiare o di una sola formica finita tra le lenzuola di un ammalato.
La paziente di cui scriviamo è una donna anziana, non in grado di provvedere a se stessa e perciò più bisognosa di cure e di attenzioni. Cure e attenzioni che, purtroppo, dispiace dirlo, non ha ricevuto. E questa cosa ci riempie di imbarazzo e di dolore. Il direttore sanitario conferma la notizia: «Sono mortificato. Il fatto è vero. Le formiche – ha precisato – sono sul letto, non sul corpo della paziente, ma di sicuro questo è un fatto che non doveva assolutamente accadere. Abbiamo preso immediati provvedimenti». Il guaio è che si arriva sempre dopo. Certi fatti, in un santuario tra i più sacri qual è un ospedale, non debbono assolutamente accadere. Rifare il letto, cambiare le lenzuola, prendersi cura del malato, aiutarlo a fare quattro passi, massaggiargli i muscoli, strappargli un sorriso, lavargli con cura il bicchiere, all'azienda sanitaria non costa niente: richiede solo un pizzico di buona volontà da parte del personale medico e paramedico. Purtroppo a questa brutta notizia occorre aggiungerne un'altra non meno dolorosa.
Martedì scorso cinque amministratori di sette centri di diagnostica sono stati arrestati per truffa al Servizio sanitario nazionale. Gli indagati avrebbero ottenuto rimborsi per esami costosissimi mai effettuati. Addirittura all'insaputa degli stessi pazienti. Imbrogli vecchi come la befana ma che fanno tanto male agli ammalati, alle loro famiglie, alle casse dello Stato. Imbrogli. Ancora e sempre imbrogli. Sembra che certa gente senza imbrogliare il prossimo non sappia vivere. Sulla pelle degli ammalati però – dei nostri ammalati – gli imbrogli non si fanno. Chi ruba denaro destinato agli ammalati li sta condannando a morte. Se a farlo sono i professionisti della salute il fatto è semplicemente vergognoso. Un vero tradimento. Quel denaro è denaro pubblico, gronda sudore e sangue di tanti italiani, serve per alleviare il dolore atroce che certe patologie portano con sé, per ridonare i genitori ai bambini, i figli ai genitori. Non deve accadere che si lasci spazio al cinismo. Quando accade ci perdiamo tutti, a cominciare da chi si è lasciato ammaliare dalla sete di possesso. Quando a rubare sono i poveri che non possono mangiare una qualche giustificazione si potrebbe anche trovare. Ma quando a farlo sono i ricchi che non hanno alcun bisogno rimaniamo senza parole.
Questi due episodi di malasanità in Campania debbono costringere la classe politica e quella medica a fermarsi per una riflessione seria e severa sul mondo della sanità. L' ammalato va messo al primo posto, deve essere servito, non servire a soddisfare l'avarizia e l'ingordigia di qualcuno. Queste ulteriori notizie di malasanità ci fanno toccare con mano che quando si smarrisce la pietà può iniziare il declino di una vita e anche di una società. Non lo dobbiamo permettere. Non lo permettiamo. Non accadrà.

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