sabato 18 giugno 2011
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Il primo pilastro di ogni discussione circa la libertà religiosa è il carattere universale di questo diritto fondamentale. Tale universalità andrebbe intesa non solo come necessità di consentire il godimento della libertà di religione a ogni essere umano, ma anche dal punto di vista della portata trans-culturale e trans-regionale di un simile diritto. La libertà religiosa non è una questione di valori occidentali o orientali, del Nord o del Sud del mondo, quanto piuttosto una questione di condivisione di un concetto della dimensione spirituale degli esseri umani, di dignità umana, che prescinda dalle specifiche convinzioni religiose o etiche professate e nutrite.La libertà di coscienza, religione o credo riguarda ogni persona umana, credente o non credente. Come riconosciuto dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei Diritti umani e da altre convenzioni internazionali [tale libertà concerne il diritto di scegliere, cambiare o abbandonare una religione o un credo, il libero arbitrio di ciascuno, nonché il diritto di non professare alcuna religione o credo, e di fare tutto ciò individualmente o in comunità, in pubblico o in privato, manifestando la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nella pratica, nel culto e nei riti].Inoltre, l’universalità connessa alla libertà di religione o di credo ha anche una dimensione "orizzontale". Vale a dire, essa andrebbe articolata non solo in termini astratti e immateriali, ma soprattutto pratici. La libertà di religione, in altre parole, dovrebbe significare libertà di praticare una religione nella sfera pubblica, senza per questo temere conseguenze negative. Essa dovrebbe implicare anche la possibilità per ogni individuo di aderire a qualsiasi credo o addirittura di divenire un non credente.L’inclusione sociale e politica delle comunità religiose, specialmente dove e quando esse rappresentano un segmento minoritario della popolazione di un Paese, esige che ci si occupi di una vasta gamma di diritti e libertà. L’esercizio della libertà religiosa deve tener conto della definizione di cittadinanza, delle modalità di partecipazione politica e democratica, della disponibilità di pari diritti, dell’accesso alle opportunità economiche, delle prospettive di coesione sociale, dell’uguaglianza tra uomini e donne, delle leggi e delle procedure che regolano l’educazione religiosa, e di molto altro. Noi tutti comprendiamo che sancire la libertà di religione in molti casi rappresenta solo l’inizio di un processo che necessita di essere monitorato e supportato attentamente.Ancora, noi tutti dobbiamo essere consapevoli del bisogno di migliorare la governance democratica in relazione alla crescente diversità culturale e al pluralismo religioso delle nostre società. Un dovere comune che richiede approcci coordinati e politiche adeguate a livello internazionale, nazionale e locale.La discriminazione basata sulla religione o il credo non è limitata a una confessione in particolare né a una specifica religione del mondo. Tuttavia, negli ultimi anni essa ha colpito specialmente le comunità cristiane in diversi Paesi.Siamo pienamente consapevoli del fatto che non è abbastanza riconoscere i diritti umani come "punti caldi" di quel mondo dove la libertà di religione o credo è ostacolata e calpestata. È necessario anche impegnarsi con i governi e gli attori internazionali per dar forma a politiche e risposte comuni, ricordando che tale ambito è situato al critico punto di intersezione tra gli standard internazionali riguardanti la libertà religiosa, l’agenda globale circa i diritti umani e le questioni di politica estera.Crediamo, in particolare, che l’Ue dovrebbe prestare attenzione al tema della libertà religiosa. Tale principio dovrebbe essere incluso in tutte le politiche di rilievo dell’Ue – specialmente nella Politica europea di vicinato. Crediamo anche che sia essenziale continuare a sostenere iniziative internazionali come l’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite che nascono dall’urgenza di migliorare la comprensione e le relazioni di tipo cooperativo tra le nazioni e i popoli, in ogni cultura e religione – in particolare tra quelle società definite come Occidentale e Orientale – e che, in tal modo, contribuiscono a contrastare le forze che alimentano la polarizzazione e l’estremismo.Con questa convinzione Italia e Spagna hanno deciso di unire le proprie forze per compiere azioni congiunte, convocando nei giorni scorsi un seminario internazionale sul tema «Libertà di religione: diritti umani, partecipazione politica e inclusione sociale. Il caso delle comunità cristiane» in collaborazione con l’Istituto Universitario Europeo, sotto gli auspici dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite.
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