Pubblicità e azzardo. Liberate il Parlamento


Antonio Maria Mira venerdì 25 novembre 2016

Niente voto in Commissione Bilancio della Camera all’emendamento alla manovra economica presentato dal deputato del M5S, Matteo Mantero e sostenuto da parlamentari di altre forze politiche che hanno raccolto l’appello di Lorenzo Basso, deputato del Pd e coordinatore dell’intergruppo parlamentare sui temi dell’azzardo, ad andare al di là del colore politico. Non è bastato neanche l’appello delle tante associazioni impegnate sul fronte del contrasto al dilagare di Azzardopoli e nel sostegno alle persone finite nel gorgo dell’azzardopatia. Emendamento precluso, è il motivo tecnico per giustificare il non voto.

C’è fretta di andare in aula per rispettare i tempi previsti e così si deciso di chiudere la discussione proprio mentre si sta per arrivare all’articolo 73, quello che prevede il nuovo bando per il Superenalotto e sul quale era stato presentato l’emendamento. In aula, assicurano lo stesso Basso e altri parlamentari, l’emendamento sarà ripresentato, ma le probabilità che sia votato sono molto scarse. I tempi stringono e se, come sembra, il governo dovesse ricorrere al voto di fiducia, cadrebbero tutti gli emendamenti. Niente voto, dunque, sullo stop agli spot e alle sponsorizzazioni, non meno 'pericolose' come insegna il caso Federcalcio-Intralot. Niente voto, così come per la proposta di legge trasversale sul divieto della pubblicità inchiodata da più di un anno in Commissione Finanze di Montecitorio.

Chi ha paura del libero voto del Parlamento? Forse non si vogliono far emergere gli 'amici' delle lobby dell’azzardo che, purtroppo, sono ben rappresentate in Parlamento come al Ministero dell’Economia e riescono a giocare sia d’attacco sia d’interdizione. Ma il voto è espressione di democrazia. C’è chi invece preferisce rinviare, allontanare, nascondere. Ennesima occasione persa, dunque? Noi pensiamo di no. Basterebbe che i tanti parlamentari attenti a questo importante tema, a questa ferita aperta, presentassero e votassero in aula (almeno) un ordine del giorno per chiedere che al più presto si voti davvero sul no agli spot. Un voto per chiedere finalmente di votare.

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