sabato 19 agosto 2017

Caro direttore,
leggo sulla edizione online del 16 agosto del quotidiano tedesco "Die Welt" un interessante articolo dal titolo «Wenn Christen auf eigene Faust Fluechtingspolitik machen - Quando i cristiani fanno una propria politica per i rifugiati». In breve: si legge che in questo anno oltre 120 parrocchie (sia cattoliche sia evangeliche) stanno offrendo asilo "cristiano" a rifugiati afgani, eritrei, ecc... in applicazione di una antica tradizione cristiana che assicurava protezione e rifugio ai perseguitati in pericolo. Sono già oltre 550 i rifugiati accolti nelle parrocchie. Le autorità di polizia e soprattutto quelle politiche hanno sino a oggi mostrato tolleranza e indulgenza verso questa iniziativa delle Chiese tedesche. Non ritiene che questo atteggiamento possa essere preso a esempio anche dalla nostra Chiesa? Come si comporterebbero le nostre forze politiche?
Giovanni Pirovano

P.S. Acquisto sempre "Avvenire" in edicola e le faccio i miei complimenti soprattutto per le notizie riguardanti le zone del mondo (Africa, America Latina, Medio Oriente, ecc...) solitamente trascurate dagli altri quotidiani nazionali.

Certo, gentile e caro dottor Pirovano, che ritengo buona e giusta la scelta della Chiese tedesche. Essa è in sintonia profonda con quanto papa Francesco propose a tutte le Chiese d’Europa nel settembre del 2015. È importante però che ci si renda conto di ciò che anche lettori acuti ed esigenti come lei tendono a sottovalutare, e cioè che anche sul fronte dell’«asilo cristiano» l’esempio all’Europa viene soprattutto dalla Chiesa italiana. L’ultimo monitoraggio della Caritas censisce circa 30mila persone accolte nelle strutture ecclesiali cattoliche del nostro Paese. Il 62% sono ospitate in ben 714 strutture destinate alla prima accoglienza, il 16% in 257 strutture impegnate nella seconda accoglienza, il 20% – cioè circa 6mila persone – in 473 parrocchie e il 2% – poco più di 600 persone – è accolto da 159 famiglie che in questi due anni hanno valutato e deciso di poter dare una risposta diretta all’invito del Papa aprendo anche la propria casa. Sono numeri significativi. Complementari a quelli dei "corridoi umanitari", iniziativa "ecumenica" (perché coinvolge, oltre alla Cei, a diverse diocesi italiane e alla Comunità di San’Egidio, gli evangelici e i valdesi) realizzata in coordinamento con i ministeri degli Esteri e dell’Interno, che ha "contagiato" la Francia e, forse, lo sapremo presto, proprio la Germania. Tutto ciò è possibile non solo per la «tolleranza e indulgenza» delle autorità politiche e di polizia, come lei registra nel caso tedesco citato da "Die Welt", ma nel quadro di una rispettosa collaborazione tra Stato e Chiesa. Qualche politico nostrano finge di non sapere e di non capire o vede male e parla peggio anche di questi civilissimi impegni di cristiana fraternità. Ma i fatti parlano chiaro e rincuorano: c’è una bella Italia che accoglie con umanità e, come dico spesso, con respiro cristiano.


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