sabato 11 ottobre 2014
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Gentile direttore, il commento apparso su “Avvenire” del 9 ottobre a firma di Mauro Magatti (LEGGI), a mio parere, colma la misura. L’analisi di partenza pare esatta, ma poi l’autore scivola sulle solite critiche prive di rapporto con la realtà verso il governo Renzi di cui sono pieni i giornali di ogni tendenza e colore. E invece è esatto proprio ciò che dice in partenza l’articolista e cioè che gli italiani sono fermamente convinti che a Renzi bisogna dare la possibilità di governare il Paese. Ma è semplicemente ridicolo addossare al premier responsabilità e colpe per fatti addebitabili ai governi precedenti (la mancata ripresa economica) o pretendere di veder concretizzare in pochissimi mesi risultati che i governi precedenti non hanno conseguito e in anni e anni di governo (e di errori). Gli italiani non sono così ingenui da non vedere che Renzi è sulla strada giusta e che comunque non ha alternative credibili. Critiche assurde e prive di costrutto servono solo a creare un clima di incertezza permanente nel Paese e negli italiani i quali, proprio per questo, non investono e non consumano. Gli italiani vogliono vedere quello che Renzi riuscirà a fare, ma vogliono concedergli anche i giusti tempi.Francesco Stolfa, Corato (Ba)Montanelli, dando efficace forma a un’antica consapevolezza di chi fa il mio mestiere senza deliri di onnipotenza, era solito dire che «se un lettore non capisce, la colpa è del giornalista». La penso come lui, da sempre. Purché anche in chi legge ci sia buona fede o anche solo buona disposizione. Sia chiaro: penso che lei sia in buonissima fede, gentile signor Stolfa. Ma mi pare che lei non sia altrettanto disposto a ragionare serenamente su valutazioni e critiche costruttive sul Governo per cui fa comprensibilmente il tifo. Per di più tra le diverse doti di Mauro Magatti – che non è un giornalista, ma uno dei più importanti e acuti sociologi economisti italiani – c’è quella di una notevole e brillante chiarezza espositiva. Mettere in evidenza la forza (oggettiva), la spinta riformatrice (evidente) e il sostegno popolare (ampio) a un leader politico che è, oggi, segretario di partito e anche presidente del Consiglio e individuare limiti e rischi (altrettanto oggettivi ed evidenti) della sua azione di governo significa «addossare» a lui errori e omissioni ereditati da altri? Ma via… Quando, poi, lei scrive che Renzi, oggi, «comunque non ha alternative credibili» e che «gli italiani vogliono vedere quello che riuscirà a fare» riprende esattamente concetti espressi nell’editoriale di Magatti. Assurdo e ridicolo sarebbe intonare un “tutto va ben, madama la marchesa”… Non è così, e si vede a occhio nudo. Così come si vede a occhio nudo che la battaglia di Matteo Renzi per “fare” passa da un Parlamento non esattamente e sempre in sintonia col premier in carica. Magatti, nella sua analisi, ha colto a mio avviso un punto cruciale: le domande degli italiani che rischiano di tornare a correre più delle risposte che il pur “veloce” Renzi riesce a dare. Rispetto a questo, gentile lettore, torno su quello che poco più su ho definito il suo – legittimissimo, sia chiaro – «fare il tifo». Credo che nel nostro Paese si debba ritrovare una passione per la politica che si nutra anche di questo tipo di atteggiamenti, ma li razionalizzi dopo le sbornie faziose degli ultimi due decenni. Per quanto ci riguarda, poi, noi facciamo un giornale d’ispirazione cattolica, non un giornale di partito o di corrente, e facciamo il tifo solo per l’Italia. Per questo esprimiamo senza timidezze, e con l’equilibrio e la profondità di cui siamo capaci, il nostro giudizio sui fatti che riguardano tutti, sulle scelte delle persone che ne sono protagoniste e responsabili, sui processi riformatori in corso o al palo. È un dovere di cittadinanza, e una libertà d’opinione alla quale non abbiamo mai rinunciato e non rinunceremo.
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