giovedì 26 novembre 2015
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Il punto centrale del Convegno ecclesiale di Firenze è stato l’intervento del Papa la mattina del 10 novembre. Ci ha invitati a guardare il volto di Cristo e a lasciarci guardare da Lui, pienezza dell’umano. Nella cupola del Brunelleschi della cattedrale di Firenze è dipinto il Giudizio universale. «Al centro c’è Gesù, nostra luce. L’iscrizione che si legge all’apice dell’affresco è Ecce Homo. Guardatelo e lasciate che vi guardi». Partendo da questa immagine, il Papa ci ha parlato dei sentimenti di Gesù: umiltà, disinteresse, beatitudine che sono i segni dell’umanesimo cristiano e i tratti del suo corpo che è la Chiesa. Di qui l’invito a vincere le tentazioni del pelagianesimo e dello gnosticismo che ci fanno riporre la speranza non nella grazia, ma nella efficacia organizzativa, nel controllo della struttura e nel soggettivismo. Poi ha invitato noi vescovi a guardare ai nostri santi da san Francesco d’Assisi a san Filippo Neri, raccomandandoci di essere pastori attenti all’inclusione sociale, al dialogo e vicini alla gente. Papa Francesco ha fatto così risplendere un punto luminoso a cui tutta la Chiesa italiana è chiamata a guardare. L’altro aspetto di grande importanza è stato il clima sinodale. La fraternità vissuta tra vescovi e laici, sacerdoti, religiosi e religiose. Gli incontri con i delegati delle varie diocesi d’Italia. Il rapporto fraterno che si è approfondito tra i delegati di una stessa diocesi. E soprattutto la dinamica dei tavoli da dieci persone che hanno potuto scambiare esperienze e dare il proprio contributo in un clima costruttivo di serenità e di franchezza. È stata visibile una Chiesa comunione come l’ha voluta il Vaticano II. Era prevedibile che la sintesi delle «cinque vie» attraverso quei 200 tavoli potesse lasciar fuori contributi anche importanti. Per questo è necessario perfezionare il meccanismo di recezione dei temi presentati. Al mio tavolo, che si confrontava sulla via dell’«uscire» per esempio, si è molto approfondito il tema della Custodia del Creato. Essendo nella mia diocesi di Taranto tutta la difficile questione che riguarda l’Ilva e il complesso rapporto tra ambiente e lavoro, il tema non poteva essere ignorato. Tema di estrema attualità che è stato ripreso in altri tavoli della stessa via come di altre vie. Nella sintesi della «via dell’uscire» come di tutte le altre vie la Custodia del creato non è stata però citata. Sembra che papa Francesco non abbia di recente scritto l’enciclica Laudato Si’. A giudizio del nostro tavolo e per mia diretta esperienza, la difesa dell’ambiente nella prospettiva della “ecologia integrale” è una frontiera avanzata della missione e dell’incontro con le persone del nostro tempo di qualunque fede e pensiero esse siano. Ciò significa che il meccanismo deve essere perfezionato per ascoltare realmente punti fondamentali dell’esperienza dei delegati e del magistero del Papa. Tra l’altro, di questo tema aveva parlato, come una delle priorità, insieme a quella dei poveri, nella sua Prolusione monsignor Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio del Convegno. Questa osservazione non toglie la grandezza e la positività del momento che tutta la Chiesa italiana ha vissuto a Firenze, lo si è anche visto nella sintesi finale del cardinal Bagnasco che ha sottolineato l’invito alla missione con l’impegno di lavorare ovunque sulla Evangelii Gaudium, intensificando l’opera educativa, con una attenzione privilegiata alle famiglie, ai giovani, ai poveri. Papa Francesco ha illuminato il cammino, il metodo del Convegno ha rilanciato una effettiva sinodalità tra i delegati, ora la forza dello Spirito sosterrà i passi di questa Chiesa “mamma” che ha tutto da guadagnare seguendo il successore di Pietro.  *Arcivescovo di Taranto
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