La Chiesa è l'altro. Ed è l'invito. O non è
sabato 5 ottobre 2019

Ho sempre pensato che la Chiesa, come intenzione di presenza del mistero, è una dimensione che sfugge alle categorie delle istituzioni di altro genere. Lo penso per le chiese di tutte le religioni ovviamente. L’origine del termine ha a che fare con l’invito. Chiesa è un invito. Che si può accettare, rifiutare, negare, temere, sostenere. Ognuna di queste reazioni non intacca in alcun modo la sostanza dell’invito.

La Chiesa in sé non ha bisogno di nulla. La Chiesa è se Chiesa c’è. Non se si raggiunge un certo numero di iscritti, non se si vince una competizione di possedimenti terreni o spirituali, non se si ottengono risultati, non se si crea una dimensione gerarchica raffinata più di ogni altro sistema organizzativo. Ho sempre visto, e oggi a maggior ragione, la intenzione Chiesa come una inarrivata e inarrivabile dichiarazione di libertà. Libertà dalla necessità del compimento delle pastoie umane, libertà dalla necessità del risultato. La Chiesa è o non è. E se è, è come è.

Le Chiese di tutte le fedi rappresentano una possibile porta di realizzazione, non di negazione. Sono il varco invisibile dell’adesione a un invito. I dettami sono secondari, ovvero vengono in seconda battuta. Se avviene il contrario non stiamo parlando di Chiesa, ma di una organizzazione che mette al primo posto le regole, sempre inquinate da fini altri, e sostituisce l’invito con la cooptazione. Non è un gioco di parole. È l’unico modo che mi viene in mente per riflettere sul fatto che invece tutti, ma proprio tutti, non resistono alla tentazione di farne lo specchio personale delle proprie ambizioni, passioni, velleità di appartenenza a organizzazioni para-monarchiche, dove il riflesso di un re immaginato bagna di luce diffusa tutti i cortigiani, contenti di vivere in quel riflesso di un potere che non significa nulla da un punto di vista spirituale.

La Chiesa non ha bisogno di un capo. Mi spiego. Il capo è Cristo. E le fibrillazioni che questo Papa ha portato in alcuni ambienti, derivano dal fatto che Francesco ha cominciato a derubricare la figura del Papa come sovrano e la Chiesa cattolica come perifrasi di una monarchia. Che invece in molti desiderano. Ha cominciato a smantellare un tipo di percezione e realtà portando la propria esperienza personale nel magistero. Il proprio invito. Inizio di un cammino, quanto mai urgente, il cui compimento è nel suo farsi, mai esauribile o esaustivo. Certo è un punto di inizio che ha destabilizzato molti.

Quelli che nella Chiesa vedono un riflesso delle dinastie monarchiche di altri tempi e di una propria inspiegabile dimensione nostalgica per chiusure e irrigidimenti. La Chiesa non è una monarchia e non è una banda, che necessita del capo. La Chiesa è un invito al mistero cui ognuno secondo il proprio carisma, è chiamato a portare il proprio contributo dentro una storia, dentro una fedeltà. In questo non vi è alcun populismo sudamericano, o ideologia del bon sauvage da strada. Vi è la stanchezza di tutti i diaframmi che nella storia gli esseri umani hanno frapposto tra chi invita e chi è invitato. Vi è la stanchezza di sovrastrutture che nella storia si sono cementate di odio, diffidenza, intrigo e violenza rese istituzione per comodità temporale, come stanno a testimoniare le aberrazioni inquisitorie e le crociate, per citarne due. Coloro che si agitano in nome di una ortodossia algida, lontana dall’uomo, sclerotizzata in paramenti che una Chiesa vicino all’uomo per fortuna sta cominciando a dismettere, rischiano di impantanarsi nei propri stessi meandri.

Minacciare uno scisma è appellarsi a uno schema mentale simile a quello che ha partorito chicche come il 'Malleus maleficarum' dove c’è la proiezione della propria idea di una Chiesa che nega, esattamente all’opposto della Chiesa che invita. Trovo analogie di pensiero in campi differenti. Brexit, sovranismi d’altri tempi, negazione dei flussi inarrestabili delle migrazioni umane e scismi agitati come spauracchi senza fondamento, sembrano essere partoriti tutti da una sorta di fuga nel passato, e in un passato che certo non ricordiamo per i suoi lati migliori.

La Chiesa non sarà mai compiuta, perché è iniziata camminando. Camminando e invitando nella libertà e nel profondo amore per ogni identità, senza alcuna esclusione. La Chiesa è cammino. La Chiesa è altro. La Chiesa è l’Altro. La Chiesa aspira con la giusta fatica alla sua identità che è libera, sublimata, e finalmente leggera e potente come lo spirito che non comanda. Ti dà la vita.

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