venerdì 18 maggio 2018
Viaggio in un Paese in ripresa, tra orgoglio e tensioni estremiste
Cantieri a Varsavia nel quartiere Wola. Foto di Ennio Brilli

Cantieri a Varsavia nel quartiere Wola. Foto di Ennio Brilli

Un viaggio dal centro alla periferia è una delle vie maestre per capire la Polonia contemporanea. Si parte dal cuore di Varsavia, scintillante e ormai europeo, ci si sposta verso le regioni più orientali del Paese, quelle ancora a base agricola, in un paesaggio dominato da palazzoni dell’era sovietica e campagne dove i segnali dello sviluppo economico sono tutt’oggi radi e sparsi (sebbene visibili). Da una parte, la capitale, dove è al potere il PO – Platforma Obywatelska, (Piattaforma civica) formazione di centro destra liberale che ha guidato il Paese dal 2007 al 2015. Dall’altra, comincia il territorio in cui si espande incontrastato il PiS – Prawo i Sprawiedliwosc, (Giustizia e Libertà), il partito conservatore ed euroscettico vincitore delle elezioni del 2015, in volata nei sondaggi, sulla stessa lunghezza d’onda di Fidesz in Ungheria, la formazione nazionalconservatrice ed euroscettica di Orban, che si è appena riconfermata al potere a Budapest. A delineare un campo di forze che pone i Paesi del gruppo di Visegrad in una posizione sempre più distante dal cuore politico di Bruxelles. «In passato anche in Polonia i partiti di governo hanno prestato attenzione soprattutto al centro, lasciando indietro le periferie – spiega un esperto di letteratura e filosofia polacca come lo scrittore Francesco Matteo Cataluccio –. L’economia finanziaria e dei fondi europei ha contribuito negli scorsi anni a rendere le città sempre più moderne e scintillanti. E intanto le zone provinciali si sono sentite trascurate. E hanno quindi trovato nel PiS, e nella sua retorica nazionalista, una proposta di riscatto, di affermazione».

Varsavia, in effetti, non ha quasi più nulla da invidiare alle grandi capitali europee. Il partito di maggioranza è ancora il Po. L’attuale sindaco della capitale, Hanna Gronkiewicz-Waltz, è stata rieletta per la terza volta nel 2014 con il 58,64% delle preferenze al secondo turno. Qui il benessere è quello portato dall’economia finanziaria. Nel centrale quartiere di Wola, un tempo pieno di fabbriche, ora spuntano ovunque nuovi condomini scintillanti, abitati da professionisti del terziario. I giovani nelle catene di caffè alla moda hanno look del tutto simili a quelli dei loro coetanei di Londra e Berlino e il Palazzo della cultura, eredità della architettura staliniana, è sempre più grigio e grottesco in confronto ai nuovi grattacieli cresciuti intorno. Diverso invece è il mondo fuori dal centro. Soprattutto nelle ragioni dell’Est, le più tradizionalmente agricole. Lo sfavillio della ricchezza finanziaria non è ancora arrivato, coi piccoli villaggi isolati in una campagna color ruggine, le strade strette e massacrate di buche, i palazzi fermi all’era sovietica, le infrastrutture ancora in costruzione. È in queste regioni che il PiS è particolarmente radicato.

Nel voivodato di Podlachia, la provincia più a nord est, da sempre roccaforte del nazionalismo, Giustizia e Libertà nel 2015 ha raccolto quasi il 40% delle preferenze e oggi continua a crescere, i sondaggi lo danno al 50%. Grande è il consenso che arriva dalla politiche sociali per la famiglia e le classi più vulnerabili. In un Paese dove la natalità è fra le più basse d’Europa, il governo ha introdotto un sussidio di 115 euro mensili (500 zloty) per ogni nato. Poi ci sono le forme di sostegno al reddito o l’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni, politiche rese possibili dalla tumultuosa crescita. Lo scorso anno la spesa per i consumi delle famiglie è aumentata del 4,7%. Nel 2017 l’economia è cresciuta del 4,6%, la disoccupazione è al 6,6%, ai minimi dell’era post-sovietica e secondo i dati Ocse nel 2018 scenderà ancora al 4,2% e al 3,8% nel 2019. «I due mandati del PO hanno dato il via alla fase di sviluppo. Ma ho l’impressione che quel processo sia stato tutto finalizzato alla crescita economica, mettendo da parte l’attenzione al senso di identità nazionale polacca. Un punto su cui siamo molto sensibili – spiega il giornalista Pawel Bravo, del settimanale cattolico 'Tygodnik Powszechny' –. La Polonia sente di venire da un passato più povero e periferico, e quindi patisce una specie di complesso rispetto all’Europa. È su questo punto che il nazionalismo del governo ha fatto presa».

Il ritrovato orgoglio nazionale è una delle chiavi che spiegano il piglio di sfida con cui il presidente di PiS Jaroslaw Kaczynski si rapporta con Bruxelles. Si vedano i toni di scontro riguardo i contrasti sulla riforma della Giustizia appena varata, su cui la Corte d’Europa ha espresso parere negativo. O le continue frecciate rivolte a Macron e Merkel, o le reiterate richieste di risarcimento alla Germania, e ora anche alla Russia, per i danni subiti durante la guerra. «È chiaro però che l’euroscetticismo dell’attuale governo è un bluff – spiega Pawel Bravo –. E i ministri sanno quanto siano cruciali i finanziamenti stanziati da Bruxelles per l’economia polacca (almeno 229 miliardi di euro fino al 2020, ndr). Sondaggi alla mano, i polacchi sono in netta maggioranza favorevoli a restare nell’Unione». Un altro fronte di scontro è quello dell’accoglienza. Come già nel 2015, Varsavia ha ripetuto di non voler ospitare la nuova quota di esuli siriani assegnata dall’Unione, nonostante nel Paese siano solo 26mila i rifugiati. Alti rappresentanti del governo continuano a cavalcare la retorica della Polonia baluardo, ad Est, contro 'l’invasione islamica'.

Dichiarazioni che si intrecciano ad un clima di crescente xenofobia popolare. Anna Tatar, attivista di Nigdy Wiecej ('Mai più'), associazione che monitora gli episodi di aggressione a sfondo razzista nel Paese, spiega: «Prima del 2015 si registravano una ventina di casi al mese. Oggi se ne contano diversi al giorno, c’è un’escalation. Ci sono parlamentari come Robert Winnicki che continuano a soffiare sul fuoco dell’odio». Autori degli attacchi sono soprattutto militanti o affiliati dei numerosi gruppi neofascisti come il rumoroso Nop - Narodowe Odrodzenie Polski, letteralmente 'Rinascita nazionale della Polonia', movimento smaccatamente neofascista, ideatore della manifestazione nazionalista dell’11 Novembre, (giornata d’indipendenza della Polonia), a cui lo scorso anno a Varsavia hanno preso parte decine di migliaia di militanti d’estrema destra da tutta Europa, Italia compresa con Forza nuova.

La presenza dei gruppuscoli neofascisti è forte soprattutto nelle curve degli stadi, mentre l’ultra destra conservatrice è particolarmente radicata nella parte orientale del Paese, ai confini della Bielorussia, dove in passato era forte il ruolo dell’aristocrazia terriera. Qui, girovagando per le campagne, si può visitare il paese di Jedwabne che nel luglio del 1941 fu teatro di un sanguinario pogrom contro gli ebrei della zona e dove oggi le fermate dell’autobus attorno al villaggio sono imbrattate ovunque con croci runiche. Intanto da parte del PiS è in atto un’operazione di riscrittura del passato. La legge – per ora congelata – che incrimina chi associa responsabilità della Polonia alla Shoah è letta da molti come uno dei tentativi di deresponsabilizzare il nazionalismo storico polacco, che tanto peso ebbe nel dilagare dell’antisemitismo (che tuttavia contagiò solo una parte del Paese) dalle città alle campagne, poco prima dell’avvento dei totalitarismi. La Polonia oggi è cambiata, ma tra i suoi diversi volti si riaffacciano anche alcuni fantasmi del passato.

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