domenica 4 settembre 2016
"C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti. Per questo è importante che ognuno appaia uguale dinanzi a Lui. Ho sempre detto – ha scritto Madre Teresa – che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente". Con questa esemplarità di vita cristiana Madre Teresa di Calcutta è oggi elevata al culto della Chiesa universale. Con lei oggi si sbriciolano i muri, ogni sorta di muri. Non ha forse aperto lei le porte in ogni parte del mondo? Non è stata coraggiosa strumento di incontro e di pace? Ha parlato da pari a capi di Stato e dirigenti di organismi internazionali. Ha spazzato via da sé le distinzioni di fedi, di razza, di origine, di cultura, di lingua o di stato sociale. Perché Madre Teresa è, ed è sempre stata, una donna universale, secondo quell’apertura propria e universalistica del Vangelo. È ed è sempre stata the mother, la madre. Come la Chiesa. Anzi, come la natura della stessa Chiesa che non brilla di luce propria, ma della luce riflessa di Cristo. Ed è solo Cristo che in lei traspariva, e che non solo a parole lei ha servito e amato nel prossimo, e soprattutto nelle piaghe dei poveri, dai quali lo ha ricevuto. Così ha reso testimonianza fino alla fine di una Chiesa che se vuole essere fedele al suo Fondatore deve servire tutti, tenere accesa la fiamma e la tensione della fraternità universale e deve continuare a ripetere con la testimonianza della vita e delle opere, senza stancarsi, a tempo opportuno e importuno, le parole di Cristo: "Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso". Madre Teresa ha rovesciato la tradizionale asimmetria delle pratiche di assistenzialismo, spesso condotte dall’alto al basso. Sul modello evangelico diede esempio di relazione reciproca tra chi dona e chi riceve nella comprensione e nel rispetto, attraverso la condivisione di stili e condizioni di vita. Per lei "essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare". Particolare attenzione ha perciò dedicato all’isolamento sociale. Per questo le sue iniziative sono sempre state inclusive, anche in relazione alle diversità di cultura, lingua e religione. Sulla sua semplice tomba bianca a Calcutta, meta di pellegrinaggi di credenti di ogni fede, è stato inciso un verso del Vangelo di Giovanni. Un verso che nient’altro dice se non tutta la sua vita e la testimonianza rivoluzionaria della misericordia che siamo oggi e sempre chiamati a vivere: "Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi". Questa Chiesa Madre Teresa, con fortezza e semplicità, ha incarnato. E per questo il suo esempio è attuale e sempre lo sarà. Qui è la radice della sua santità, una "santità che non è un lusso ma una necessità", secondo la descrizione del Concilio e di Tommaso d’Aquino, il quale insegna che ciò che conta è l’unione con Dio, realizzata dalla grazia, e l’adesione alla legge di Cristo, che è la legge suprema della carità. Questa è la strada più autentica e più umana, anche la più realista. L’esempio di vita di Madre Teresa, quale "testimone privilegiata di carità e di generosa attenzione ai poveri e agli ultimi", contribuisca a portare sempre più Cristo "al centro della vita" e a vivere generosamente il suo Vangelo "nel continuo esercizio delle opere di misericordia per essere costruttori di un futuro migliore", ha scritto papa Francesco alla vigilia della canonizzazione. E ha pregato affinché i suoi devoti, "imitandone l’ardore apostolico", possano attuare "quella rivoluzione della tenerezza iniziata da Gesù Cristo con il suo amore di predilezione ai piccoli". Se lo spirito di amore disinteressato e di accoglienza incarnato da Madre Teresa è parte essenziale dell’identità cristiana e un’applicazione concreta delle opere di misericordia indicate da Gesù nel Vangelo si è chiamati così a essere strumenti di pace, di dialogo e di amicizia, si è invitati a essere a nostra volta segni di semplicità, nel quotidiano dono di sé, sull’esempio di Cristo. Non ci sarà altro modo di combattere il male che tesse la sua tela nel nostro mondo. E se Madre Teresa incarna "il cammino della misericordia che va dal cuore alle mani", di una Chiesa capace di uscire verso gli altri, in maniera non autoreferenziale, che si manifesta nella fedeltà, nella tenerezza, perché non aggiungere santa Teresa di Calcutta accanto ai nomi di altre donne – Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen – proclamate dottori della Chiesa?
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