venerdì 24 settembre 2010
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Per capire questa brutta storia, bisogna immaginare una scala che scende nel buio. Pensate che quello sia l’ultimo gradino, invece nell’oscurità se ne avverte un altro. Si scende... si scende, perché dopo ce ne sta ancora uno. Questo succede a Napoli, ’o paese di un sole che in questi giorni illumina ancora cumuli di immondizia e mette in mostra certi rifiuti dall’animo umano. È questa la storia triste di Teresa Buonocore, fatta di gradini che scendono nel buio. Buonocore. Il suo cognome viene forse dal cuore buono di un antenato quando a Napoli c’erano gli spagnoli o i francesi, quando a Napoli il cuore contava di più, perché è dal cuore che nasce il coraggio. Ma dove stanno più la "mamme coraggio", quelle che si riunivano ogni sera in un localuccio gelido all’ombra della chiesa del Carmine al Mercato e che denunciavono gli spacciatori avvolte nel lutto per i figli morti di droga? Napoli ebbe un fremito. Oggi non è più così. Teresa Buonocore è stata l’ultima "mamma coraggio" di Napoli: ha denunciato il violentatore della sua bambina ed è stata punita con quattro colpi di pistola calibro nove. È morta da sola. Il coraggio è annegato nel silenzio dell’indifferenza e nel suo sangue. Non un brivido ha scosso Napoli. La città non è insorta e non lo farà, ha voltato pagina. La cartolina policroma di azzurri e di celesti della città è cambiata, quella solidarietà che la ravvivava non esiste più. L’uccisione di questa mamma coraggiosa fa scoprire quanto sia diventata grigia questa cartolina che girava per il mondo.Forse perché Napoli non ha capito. Quanto meno non l’hanno capito le donne napoletane: Teresa Buonocore ha voluto difendere non solo le sue figlie, ma anche quelle di Portici e quindi le figlie di tutta Napoli, quando ha denunciato che il violentatore della sua bambina godeva di arresti domiciliari privilegiati, che a Napoli diranno all’acqua di rose. Per questa denuncia è stato finalmente messo al sicuro, in un carcere dove sconterà, se il giudice dell’appello non sarà di diverso avviso, quindici anni di detenzione. Quante mamme seguiranno il suo feretro? Eppure questa è una storia di donne. Lei e sua figlia, e anche uno dei mandanti è una donna, a sua volta mamma di due bambine. Questo è uno dei gradini che emerge dal buio e fa scendere la città più in fondo: una mamma (se il giudice lo confermerà) che ne fa uccidere un’altra. Pensi che il fondo sia questo, ma ecco dall’ombra un altro gradino. Dunque si scende ancora. I due sicari hanno confessato. Si puntano il dito l’un l’altro e si accusano a vicenda. Si sono macchiati le mani per pochi spiccioli al confronto del prezzo di una vita. Ma a Napoli non giravano i mandolini? Che città è questa se può armare un giovane con un piatto di lenticchie? Se ci sono giovani che nascono (loro malgrado) nella violenza e a loro volta ne sono rimasti vittime? Se chi ha coraggio viene ucciso e se è morta sono soltanto fatti suoi? Napoli, prima o poi, deve interrogarsi. I veri rifiuti sono questi. Buonocore denuncia una discesa triste della città. Fino al prossimo gradino.
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