Un'idea sull'Europa: anche così Dio scrive diritto sulle nostre righe storte
sabato 25 luglio 2020

Caro direttore,
passerò forse per visionario, ma, da credente, sono portato a vedere, nel recente svolgersi del confronto europeo (e nella sua positiva conclusione), la presenza di alcuni granelli posti dallo Spirito Santo. Granelli almeno di tre dei suoi sette doni: sapienza, intelletto, consiglio. Del resto, non sarebbe troppo sorprendente: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future» (Gv 16, 13). È scritto! Non agisce, del resto, la Trinità anche qui ed ora per mezzo degli uomini e delle donne del nostro tempo?
Nel caso specifico e umanamente parlando, sì è trattato di un passaggio determinante in Europa. Il passaggio più decisivo da quando De Gasperi, Adenauer e Schuman concepirono l’idea di una Comunità di popoli nuova, unita. Cinquecento anni di guerre quasi ininterrotte avevano insanguinato i singoli Stati europei: due mondiali nell’ultimo secolo. La visione di un "destino comune" come presupposto e garanzia di mantenimento della pace e per un nuovo sviluppo comunitario fu la molla che rese possibile il farsi dell’evento-Europa. Poi sappiamo com’è andata nel corso di questi decenni: da 6 a 27 Stati, con i vantaggi e con i problemi che ne sono conseguiti e che registriamo. Sino al punto di aver sfiorato, nei giorni scorsi, la deflagrazione dell’Europa. Se la trattativa fosse fallita, sarebbe stato come riavvolgere all’indietro il nastro, per tornare alla competizione tra Stati nazionali.
Ecco cosa c’era realmente sul piatto, oltre naturalmente il problema dei finanziamenti per la difficile situazione che tutti stiamo vivendo. Alcuni leader – tre donne soprattutto: Angela Merkel, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde, oltre al presidente del Consiglio europeo Charles Michel) sono stati determinanti. Bene anche il nostro Paese e chi lo ha rappresentato, ma dobbiamo prepararci, ora, al "secondo tempo" in tutta serietà, trasparenza ed efficacia. Lo spero vivamente. Dunque, questa volta, abbiamo visto all’opera una politica alta e responsabile. Una politica certo autonoma, laica, com’è giusto che sia, ma – penso – non "dimenticata" da un Paraclito cui è stato assegnato un compito talmente grande e per tutti che ci è difficile perfino comprendere.
Renato Omacini, Venezia

Sono molti i modi, caro professor Omacini, con cui Dio scrive diritto sulle nostre righe storte. Soprattutto nei passaggi chiave delle vicende personali e comunitarie. Ed è da uomini di fede e di speranza, non da bizzarri visionari, sentire che lo Spirito d’amore di cui noi cristiani siamo consapevoli accompagna donne e uomini della politica nel realizzare ciò che «sapienza, intelletto e consiglio» indicano loro come più giusto e opportuno per il bene di tutti. Nessuno però agisce al posto nostro e, qui e ora, tocca a noi compiere le scelte necessarie e mantenere la direzione. Proprio come seppero fare più di sessant’anni fa Adenauer, Schuman e De Gasperi, uomini di frontiera, grandi statisti e sinceri credenti. Speriamo che, d’ora in poi, nell’Unione e in Italia si sia capaci di camminare con più coerenza e decisione sulla buona strada della solidarietà e della giustizia, della prosperità e della pace. Per gli europei che noi siamo, e per il mondo a cui apparteniamo e di cui siamo corresponsabili. E speriamo che ognuno di coloro che hanno potere e dovere sappia fare fino in fondo la propria parte con tenacia, con onestà e – stavolta sì – con ritrovata e lucida visione.


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