Curare il male antico della guerra
domenica 3 gennaio 2021

L’anno 2021 si è aperto con la buona notizia del vaccino: realizzato mai così presto, e con la speranza che arrivi a tutti. È il frutto di uno sforzo comune che prefigura un tempo nuovo da affrontare insieme. Forse mai come nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle abbiamo potuto capire quanto l’intera umanità stia sulla stessa barca, nel bene e nel male, nell’impegno collettivo, che abbiamo cominciato a sperimentare, come nei drammi vissuti. E abbiamo anche compreso che è impossibile star bene se si esclude qualcuno. È significativo, in questo senso, che il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno abbia unito la cura e la pace. Salvarsi insieme vale per la pandemia ma anche per la guerra: quando ci si combatte in un luogo è come se tutti gli uomini della terra lo facessero.

C’è un’intima solidarietà tra gli esseri umani nella sofferenza come nella speranza. Se qualcuno soffre per la guerra vuol dire che presto o tardi tutti ne soffriranno. Di conseguenza tutti ne devono essere consapevoli e coinvolti nel farla cessare. Nella politica internazionale osserviamo spesso una complicità che lega chi fa la guerra e chi non è pronto a fermarla. Nell’anno trascorso una quarantina di Stati si sono trovati coinvolti in almeno una delle varie forme di conflitto armato che oggi infuriano sul pianeta. Se poi si allarga lo sguardo e si includono anche i Paesi in cui è in corso una qualche forma di repressione interna armata o di abuso violento dei diritti, la cifra degli Stati coinvolti aumenta del doppio: circa ottanta Paesi che subiscono violenza su un totale di 193 nel mondo.

Di fronte a tale scandalo, che provoca la morte di molti innocenti, troppi dirigenti politici hanno abbassato le braccia: poca mediazione, poche iniziative di pacificazione, scarso impegno per i conflitti congelati da tempo, con il rischio che si riaccendano perché non risolti. Soprattutto ha preoccupato la minor considerazione per il sistema multilaterale di dialogo politico e la conseguente tentazione di molti Stati di risolvere i contenziosi con la forza delle armi.

Nel 2020 è stato celebrato il 75° anniversario delle Nazioni Unite, nate nel 1945 dopo la seconda guerra mondiale proprio con l’obiettivo di non ricadere mai più in tale disastro: never again si disse all’epoca. Per questo, anche a causa della pandemia, il segretario generale dell’Onu aveva chiesto nel marzo scorso una tregua umanitaria mediante un cessate il fuoco incondizionato: «Il nostro mondo fa fronte a un nemico comune: il Covid-19. Il virus non tiene conto di nazionalità, etnia, fazione o fede. Esso attacca senza sosta tutti indistintamente», aveva scritto. Era un messaggio rivolto a tutti gli Stati: proclamiamo una tregua per affrontare il comune nemico dimostrando di essere all’altezza della sfida.

Malauguratamente l’appello non è stato ascoltato. C’è troppa abitudine alla guerra, anche se qualche luce nel buio si è vista, come i passi avanti negli accordi per il Sud Sudan, maturati a Roma, e soprattutto gli accordi tra alcuni Paesi arabi e Israele, segno che la pace è sempre possibile anche quando la guerra dura molto a lungo. Ecco quale può essere oggi il nostro impegno, all’inizio del 2021: far udire sempre la ragionevolezza della pace, non accettare mai che taccia perché ci può essere sempre qualcuno che sa ascoltarla anche quando non crediamo sia possibile.

Dare voce alla pace è impegno per quella fraternità universale di cui papa Francesco ci parla nell’ultima enciclica Fratelli tutti. Se ne sente il bisogno, con urgenza, anche nella vita quotidiana. Basta pensare a quante armi terribili, di distruzioni di massa, continuano a essere prodotte, con il rischio che vengano utilizzate, magari per errore, come nel caso delle armi nucleari. Non possiamo accettare che tale, oscuro, destino incomba sull’umanità. Ci serve per questo la pace dei cuori. Ma se la pace è sempre possibile occorre entrare nell’anno nuovo accompagnati dalla speranza che un giorno la guerra sia abolita. Le generazioni passate riuscirono ad abolire la schiavitù: l’onore della nostra generazione potrebbe essere quello di un passo decisivo che abolisca la guerra. È il sogno da realizzare.

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