mercoledì 13 settembre 2017

Caro Avvenire, quando si parla di violenza sessuale degli italiani e degli immigrati, dicendo che quelle degli italiani rimangono comunque la maggioranza, si mescolano le pere con le mele. È noto infatti che, per leggi estremiste volute da femministe ideologiche, viene considerata giudizialmente violenza sessuale anche una pacca nel sedere o un approccio insistente, ossia fatti in cui in realtà non c’è stato stupro e neanche violenza fisica vera e propria. Di questo sono prevalentemente accusati gli italiani, non di rado in modo che è sospetto di calunnia. Diverso il caso degli immigrati dove si tratta quasi sempre di stupro con violenza fisica. Poi, nella statistica, si imbroglia il tutto, sempre nell’ottica di sminuire le responsabilità degli immigrazionisti a ogni costo, con il totale silenzio di quelle stesse femministe.

Pasquale Graziano La Spezia

Benché io non mi ritenga una femminista, una lettera come questa mi suscita un sentimento di amarezza che sfiora la indignazione. Dunque, le statistiche che dicono che la maggior parte delle violenze sulle donne sono compiute da italiani falserebbero la realtà, perché mentre gli stranieri compiono stupri veri e propri, gli italiani si limiterebbero a molestie che solo per «leggi estremiste volute da femministe ideologiche» vengono considerate violenza sessuale. Pacche, mani allungate, approcci insistenti sarebbero invece, sembra dire il signor Graziano, cose da poco, quasi, via, naturali, da che mondo è mondo e da che l’uomo è uomo. Ora, evidente restando che lo stupro è cosa ben più feroce e indelebile di una molestia, vorrei, da donna non femminista, semplicemente da donna madre di figli maschi e femmine, segnalare al signor Graziano la violenza nello sguardo maschile che esibisce in questa lettera e, voglio crederlo, non nella sua vita concreta. Uno sguardo in cui una donna che cammini da sola per la strada è non una persona, ma “qualcosa” su cui inevitabilmente si posano apprezzamenti, quando non proposte, o mani. Come in un inesorabile destino: donna, quindi oggetto di desiderio, quindi “cosa”. In fondo, un pensiero sostanzialmente primitivo, anche se in molti Paesi e società ancora attuale. Non è per questo che in alcune civiltà le donne girano rigorosamente velate? Per nascondere la loro corporeità, per non esercitare la “colpevole attrazione” che inevitabilmente susciterebbero altrimenti; e che invece devono riservare solo al loro marito-padrone. Mi viene da pensare che per scrivere una lettera di questo tenore sia necessario prima di tutto non aver figlie, e non trovarsi mai a pensarle rincasare, la sera, in una strada buia, o nelle gallerie di un metrò deserto. Luoghi ideali per quelle molestie, quegli approcci insistenti, magari quegli inseguimenti che non sono stupri, ma colmano di spavento e mozzano il fiato; che non diventano stupri, perché per fortuna passa qualcuno, o perché la donna si mette a gridare. Insomma, secondo il signor Graziano solo gli immigrati violentano, e gli «immigrazionisti a tutti i costi» confondono le carte. Perché gli italiani, invece, al massimo allungano le mani, al massimo inseguono, sussurrando una proposta indecente – il che non ha nulla a che vedere con la violenza sessuale. Che sguardo vecchio e triste sulle donne e sul mondo, caro signore. Mi auguro che abbia una donna accanto a lei, una moglie, una sorella, che l’aiuti a riconoscerlo e a cambiarlo.

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