martedì 25 febbraio 2014
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Caro direttore,
c’è una cosa che mi ha stupito e che vorrei segnalare, rivolgendomi al neopresidente del Consiglio Matteo Renzi: la non riconferma come ministro degli Affari europei di Enzo Moavero Milanesi, che alla guida di quel ministero ha svolto un ottimo lavoro, altrimenti avremmo molte procedure d’infrazione in più, oltre alle 119 aperte fino ad oggi. È grazie a lui che sono state approvate l’anno scorso la legge europea 2013 e la legge di delegazione europea, che hanno permesso la chiusura di diverse procedure d’infrazione, grazie a un adeguamento normativo. Ed è sempre grazie a lui se il Parlamento sta discutendo la legge europea 2013 bis e di delegazione europea. Ritengo Enzo Moavero una persona molto competente in materia e gode di tutta la mia stima. Ritengo un’ingiustizia la mancata riconferma come ministro degli Affari europei. Voglio inoltre ricordarle che il 1° luglio 2014 inizia il semestre di presidenza italiana Ue. Il nuovo premier ha intenzione di fare qualcosa per ridurre le procedure d’infrazione che abbiamo a livello europeo o 119 infrazioni gli sembrano poche? Considero un grave errore aver rinunciato a un ministro degli Affari europei in vista del semestre europeo.
Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - Firenze
Il presidente di Confindustria la pensa come lei, caro signor Bazzoni. E così diversi altri osservatori attenti. E anch’io sono seriamente stupito per l’assenza del ministro per gli Affari europei nella compagine di base del "Renzi I". Un vuoto che risalta particolarmente in una fase nella quale, proprio come lei ricorda, nell’Unione Europea e con l’Unione Europea dovremo ricoprire ruoli e giocare partite politiche e "di governo" molto importanti. Ritengo anche giusto, perché meritato sul campo, il suo omaggio al lavoro che Enzo Moavero Milanesi ha svolto da ministro tecnico-politico sia nel governo Monti sia nel governo Letta (fu l’unico confermato nello stesso esatto ruolo ricoperto in precedenza). Non scopriamo del resto oggi l’autorevolezza e la competenza del professor Moavero, l’alta stima di cui gode a Bruxelles (dove è arrivato a ricoprire il ruolo di vicesegretario generale della Commissione) e nelle capitali dell’Unione e neanche il tratto di efficacia, discrezione e sobrietà personale che ne ha sempre caratterizzato l’azione al servizio della Repubblica e del grande progetto di una casa politica comune dei popoli europei. Rinunciare alla competenza, all’abilità e all’esperienza dell’ormai ex ministro non è una scelta da poco e, a mio parere, non è neanche una segno utile di «discontinuità». Certo, la squadra dell’esecutivo è in via di completamento e, dunque, anche se il premier Renzi ha fatto sapere di voler curare in prima persona gli affari Ue, un viceministro o un sottosegretario delegato potrebbero saltar fuori. Vedremo.
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