mercoledì 15 marzo 2017

La famiglia non è un organismo geneticamente modificabile e quindi la 'tecnica' con cui viene costruita finisce inevitabilmente per pesare sull’esito finale. Se si pretende per esempio di cancellare le dinamiche di genere, ignorando la realtà della differenza sessuale, è probabile attendersi da parte dei figli difficoltà nella ricomposizione simbolica dell’identità personale e ancora più gravi squilibri, derivanti dalla sindrome del 'genitore mancante', che torneranno negli anni a suscitare interrogativi e innescare sofferenze. E ancora: se si pretende di forzare il dato anagrafico, rivolgendosi per esempio alla fecondazione eterologa a 57 anni – nei Paesi che in modo scriteriato e colpevole lo permettono – non è improbabile trovarsi ad affrontare dinamiche educative, sociali, culturali, giuridiche che si è poi spesso nell’impossibilità di gestire e risolvere.

Il caso dei cosiddetti 'genitorinonni' di Mirabello Monferrato (Alessandria), che sta dividendo gli osservatori tra innocentisti e colpevolisti, non sfugge a questa considerazione di fondo. Il modo con cui si diventa genitori non è indifferente per il futuro dei figli. E il fatto che esistano possibilità biotecnologiche di diventarlo comunque, indipendentemente dall’età, non giustifica la pretesa di far coincidere i propri desideri né con la legge – che per esempio in Italia vieta adozione e fecondazione assistita quando l’età degli aspiranti genitori ha superato i limiti suggeriti dal buon senso e dalle scienze umane – né con la realtà dei fatti. La premessa era doverosa per tentare di valutare in modo minimamente razionale una situazione ad alto rischio di emotività, comunque complessa e contraddittoria, senza abbandonarsi al lirismo – fuori posto – secondo cui l’afflato amoroso di due aspiranti genitori va sempre comunque difeso e magnificato. Invece, come ben sanno tutte le madri e tutti i padri che si sforzano di fare nel modo migliore il proprio 'mestiere' e comunque devono scontrarsi quotidianamente con errori, delusioni e insuccessi, una relazione unicamente affettiva, che trascuri responsabilità, umiltà, misura, discernimento e valutazione obiettiva delle proprie condizioni, è destinata a rivelarsi per quello che è: un sogno bellissimo che, nel migliore dei casi, evapora e scompare quando impatta con la realtà. E così è stato.

Ma gli stessi interrogativi suscitano le decisione dei giudici che, attraverso cinque gradi di giudizio – caso quasi unico in Italia – hanno da un lato assolto gli anziani genitori (oggi lui ha 75 anni e lei 64) dalle accuse di incuria, indegnità e inadeguatezza genitoriale. Ma, dall’altro, hanno confermato che la piccola può essere adottata e che quindi, dopo quasi sette anni lontano dai suoi genitori biologici, può continuare a rimanere con la famiglia a cui è stata affidata secondo la logica della continuità affettiva. Per analizzare nel dettaglio la 'realtà' dei due coniugi monferrini e della figlia, nata appunto con una fecondazione eterologa all’estero, sarebbe necessario leggere attentamente i fascicoli di un lungo e ondivago iter giudiziario avviato nel 2010 e non ancora concluso ma, nell’impossibilità di farlo (sono migliaia di pagine), si può tentare comunque di porsi qualche domanda. Tra le tante possibili, ci limitiamo a due questioni.

C’è qualche collegamento tra le due 'bocciature' registrate dai genitori per quanto riguarda le domande di adozione nazionale e poi internazionale e la tempestività con cui, a soli 35 giorni di vita della bambini, il tribunale è intervenuto dopo una segnalazione dei servizi sociali che chiedevano un provvedimento «immediato e urgente a tutela del minore»? Se la situazione della coppia era apparsa problematica fin dall’inizio, perché i giudici hanno atteso tanto prima di pronunciarsi sull’adottabilità della piccola? Se le risposte sono al momento impossibili, la conclusione è inevitabile. In questa vicenda hanno perso tutti. La bambina, innanzi tutto, che tra qualche anno dovrà riannodare faticosamente il filo della propria storia. I genitori biologici e i giudici, per i motivi già accennati. Ma anche i genitori affidatari che, nell’incombenza di un nuovo grado di giudizio, subiscono ancora il rischio di vedere un giorno la 'propria' bambina prendere un’altra strada. E tra qualche anno non vorremmo leggere in una sentenza che quanto deciso è nel «superiore interesse del minore». Perché a quel punto la somma di ingiustizie umane – già ora pesante – sarà incolmabile per qualsiasi giustizia di tribunale.

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