L'umano da custodire
di Redazione
Facciamoci un regalo: leggiamo il paragrafo che papa Leone XIV, nell’ultima enciclica Magnifica humanitas, dedica alla «Centralità della scuola» (e poi, certo, leggiamo l’enciclica tutta: alla fine di queste righe vi proponiamo alcuni approfondimenti pubblicati in questi giorni).
Numero #3| L'UMANO DA CUSTODIRE
Facciamoci un regalo: leggiamo il paragrafo che papa Leone XIV, nell’ultima enciclica Magnifica humanitas, dedica alla «Centralità della scuola» (e poi, certo, leggiamo l’enciclica tutta: alla fine di queste righe vi proponiamo alcuni approfondimenti pubblicati in questi giorni).
Si tratta di pochi punti, dal 143 al 147, eppure vi vengono espressi i nodi problematici che il Papa individua sul mondo dell’educazione e dell’istruzione. Partiamo dalla fine: «La scuola – scrive Leone XIV – non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni stabili» (147). Dopo essersi espresso su potenzialità e nodi problematici legati alla tecnologia e in particolare all’Intelligenza artificiale, sono presentate quelle che vengono definite «alcune sfide improrogabili». La prima è sociopolitica: «In non pochi Paesi lo Stato non ha ancora investito le risorse necessarie per garantire a tutti un’educazione di qualità» (144); la seconda è pedagogica, perché «molti sistemi formativi faticano ad aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti e a sostenere una crescita integrale degli studenti. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca». Sembra quasi che Leone XIV sia entrato nelle nostre scuole, quando negli anni ogni novità tecnologica (registro elettronico, introduzione della Lim, didattica a distanza...) metteva in crisi una parte del corpo docente (e gli studenti erano sempre i primi ad accorgersene). L’Intelligenza artificiale non fa che accelerare questo processo e questo rischio.
La terza sfida, infine, è «intellettuale e sapienziale»: «Se non siamo attenti – scrive il Papa – può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento».
Abbiamo intitolato lo scorso numero della newsletter «Insegnare l’ascolto del cuore». Riusciremo a farlo in un mondo che va ai duemila chilometri all’ora e considera noi – e i nostri studenti – come consumatori e non persone?
Pronti, via: il terzo numero di «Ora Libera» inizia da qui.
🧮 Se non basta...
Lo stesso tema, altre storie
IA ma non solo: tutto quello che c'è nell'enciclica
Su Avvenire abbiamo passato al setaccio la Magnifica humanitas: la sintesi, i commenti, le interviste. Tutto, o quasi, lo trovi qui.
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Il rischio di idolatrare macchine e algoritmi
Una teologia degli algoritmi è quella proposta dal vescovo Antonio Staglianò. Qui si trova tutta la serie di riflessioni sul rischio di idolatrare la tecnologia.
Tre storie semplici per comprendere rischi e potenzialità dell'IA
Don Davide Imeneo, invece, propone tre storie esemplari per capire potenzialità e rischi etici degli agenti IA. E invece qui si trova l'intera sua serie di rubriche sul tema.
Una cultura digitale per la Chiesa
A proposito della cultura digitale e la Chiesa un’analisi di Guido Mocellin che riprende Antonio Spadaro e Giovanni Tridente.
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🚸 Qui primaria
Lo spazio a misura di bambino
Nella sua prima enciclica papa Leone parla anche della centralità della persona nel lavoro e del rischio che le grandi infrastrutture tecnologiche sfruttino l'ingegno umano svuotandolo del suo valore e della sua dignità. Attori, cantanti e doppiatori sono da tempo consapevoli del problema: qualche giorno fa, prima Taylor Swift e, poi, Giusy Ferreri hanno dovuto tutelare legalmente il proprio timbro vocale (leggi qui il pezzo uscito su Popotus lo scorso giovedì)
Ma se la tecnologia si muove a gran velocità, il diritto fa fatica a stare al passo. PopUp ha dedicato un servizio (leggilo qui) al diritto all’immagine nell’era dell’Ia e a come i lavoratori dello spettacolo stanno cercando di proteggersi.
Ebola, l'orologio delle follie, il coccodrillo pistoiese: 5 notizie spiegate ai bambini
Ascolta qui la nuova puntata de Le notizie della Illy, il podcast di rassegna stampa per i più piccoli.
🌐 Sguardi sul mondo
Pezzi d'attualità che meritano un po' di attenzione
I dati dei ragazzi vittime del bullismo fanno pauraÈ stato presentato infatti il nuovo «Rapporto nazionale sul disagio giovanile» realizzato dall’«Osservatorio nazionale sul bullismo». Il 38% degli adolescenti intervistati dichiara di aver subito almeno una volta episodi di bullismo, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 31% afferma di sentirsi più compreso dall’intelligenza artificiale che dalle persone.
Il conflitto? Naturale che ci sia, ma va gestito «Molti adulti contemporanei fanno fatica persino a sopportare il pianto infantile. Figuriamoci l’opposizione adolescenziale. Nelle ricerche che conduco da anni emerge chiaramente che i genitori più fragili sono quelli meno attrezzati nella gestione dei conflitti». Così il pedagogista Daniele Novara nell’intervista realizzata da Viviana Daloiso.
La crisi climatica è anche una questione sanitaria Perché le Nazioni Unite propongono che il cambiamento del clima venga inserito tra le “epidemie”, a causa dei suoi effetti sulla salute umana in tutto il pianeta. Un’idea efficace o solo una provocazione? Se anche la crisi climatica è «emergenza sanitaria».
Il nostro reportage esclusivo da Teheran Il fisico Piergiorgio Pescali, collaboratore di Avvenire, è a Teheran e ci descrive la capitale iraniana tra timori di nuovi raid e speranze di accordo con gli Usa. Qui il suo esclusivo reportage per noi. E poi un secondo approfondimento.
La testimonianza del medico di Emergency dal disastro di GazaGiorgio Monti, medico di Emergency vive a Gaza da due anni e ci ha raccontato della disumanizzazione nella Striscia e di come i gazawi stanno provando a ricostruire briciole di vita e di comunità. Lo ha intervistato Chiara Vitali nel primo episodio di "A casa loro", il nuovo podcast di Avvenire che vuole guardare alle notizie di esteri con gli occhi di chi le vive sulla propria pelle, di chi le subisce, di chi prova a trovare soluzioni. Si ascolta qui
La Parola in classe
L'età del desiderio
di Rosanna Virgili
Così ha parlato Papa Leone agli studenti della Sapienza di Roma qualche giorno fa. E ciò che scrive nella sua prima enciclica Magnifica humanitas ruota attorno a questa stella polare: l’essenza dell’umano è il desiderio e, per favore, non soffocatelo dentro a un algoritmo! Il desiderio muove l’intelligenza, la ricerca, la voglia di “entrare” nelle cose, di capirle, di trasformarle. L’età infantile e giovanile vive di desiderio perché ha il tempo davanti a sé, un tempo che immagina infinito. Ma se l’intelligenza artificiale gli apparecchia in pochi secondi la “soluzione” toglie loro la passione del tempo. Poiché esso si fa vuoto di immaginazione, di trepidazione, di novità. E diventa noia.
I latini chiamavano curiositas il desiderio di conoscere che consideravano il motore dell’apprendimento. Un desiderio indispensabile, forte come la fame. Che i nostri ragazzi non hanno perché, al contrario, son già “sazi” di “un flusso incessante di informazioni che sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento” come spiega Papa Leone (MH 146). “È necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso” (MH 146.145). Per restituire ai bambini e ai ragazzi la magnifica età del desiderio.
🏫 Tutti in aula
Con i miei studenti io ho fatto così...
In unaterza della secondaria di primo gradonella quale insegno, all’ennesima provocazione del tipo «io i temi li faccio con Chat Gpt, sicuramente li fa meglio… o per lo meno, meglio di me», ho proposto loro una sfida: «Ok, siete davvero convinti che l’IA sia migliore dell’essere umano? Proviamo!». Abbiamo pensato insieme un percorso in quattro lezioni in cui avremmo sottoposto all’IA delle domande sui quattro ambiti che, fino a quel momento, avevano accompagnato le discussioni svolte in classe:
- persona e libertà
- l’etica, la responsabilità e la coscienza
- riflessioni sul peccato originale
- l’evento cristiano nella storia: Gesù e la Salvezza.
Abbiamo anche scelto un metodo di analisi delle eventuali risposte che ci avrebbe dato Chat Gpt muovendoci in due maniere:
- Analisi della risposta fornita dall’IA: classica riflessione post risposta.
- Tentativo predittivo da parte dei ragazzi su che tipo di risposta avrebbe dato l’IA: modalità che i ragazzi hanno trovato più stimolante, interessante e divertente.
Ne sono uscite diciassette domande e una discussione a tratti anche piuttosto pugnace tra i ragazzi e con Chat Gpt. Soprattutto perché, per programmazione, l’IA si è sempre dimostrata assertiva ma molto neutra, precisa ma non riflessiva. Il mio ruolo si è a poco a poco trasformato da insegnante a facilitatore/mediatore (soprattutto nelle discussioni più tecniche da un punto di vista teologico), aiutando i ragazzi a trovare le parole più precise e corrette possibili per porre la domanda e formulare l’eventuale contestazione o per spiegare loro i riferimenti filosofici a cui faceva riferimento l’IA. La conclusione migliore di tutto il percorso credo l’abbia condivisa Giulia: «Prof, non posso dire che Chat Gpt abbia sbagliato, ma ho come l’impressione che mancasse qualcosa… non ci sento il respiro. Ecco, sì… le risposte erano corrette ma non giuste!». Proprio così! Giulia, con la sensibilità che è propria dell’adolescente in cerca del bello, del vero e del buono, ha capito subito: l’IA è una grande risorsa per poter avere a portata di Touch tutte le informazioni desiderate che possono provocare e far riflettere. Ma quest’ultima azione è propria solo dell’Essere umano e sua soltanto: solo l’essere umano ha il potere di dare alle informazioni un significato che possa costruire davvero fondamenta, sogni e progetti di vita. Ci abbiamo scritto un musical dal titolo «iTouch. dal toccare al toccante», dove ci siamo fatti una semplice domanda: quante delle informazioni che tocchiamo con un dito con social, IA ecc… ci toccano davvero? Andremo in scena il 5 giugno qui sulla piazza del paese. Ma questa è un’altra storia.
Daniele Raccanello, scuola secondaria di primo grado, Padova
Parole d'Ufficio
Gli studenti e le studentesse stanno preparando i piani per l'estate. Come insegnanti possiamo consigliare di vivere questi mesi come un’opportunità per prendersi davvero del tempo libero. Giorni e ore che nutrano la persona. Ai ragazzi e alle ragazze possiamo suggerire tre passi:
• Custodire le relazioni: dedicate tempo vero agli amici, preferendo sempre un incontro reale a uno schermo.
• Donarsi agli altri: un’esperienza di volontariato, in oratorio o nei campi estivi, allarga il cuore e fa scoprire la gioia del servizio.
• Aprirsi al silenzio: trovate un momento ogni giorno per leggere, riflettere e ascoltare Dio.
don Alberto Gastaldi
Responsabile del Servizio nazionale per l’Insegnamento della Religione cattolica e direttore dell’Ufficio nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della Cei
💬 La vostra voce
Gli insegnanti si raccontano, scrivici anche tu
Botta (di domande) e risposta con il cardinale Repole
L’idea di un gruppo di insegnanti di Torino per incontrare tutti i loro colleghi cristiani, di religione e non solo, in un colloquio a domande e risposte con il cardinale Repole. Se ne sono presentati 450... Ecco l’idea raccontata da uno dei protagonisti, docente di religione, e com’è andata.
L’idea di un gruppo di insegnanti di Torino per incontrare tutti i loro colleghi cristiani, di religione e non solo, in un colloquio a domande e risposte con il cardinale Repole. Se ne sono presentati 450... Ecco l’idea raccontata da uno dei protagonisti, docente di religione, e com’è andata.
🎧 Leggere, vedere, ascoltare
Per distrarsi, o concentrarsi
- «Notte prima degli esami»: Zuppi incontra i maturandiLunedì 15 giugno nella Basilica di san Luca, sul Colle della Guardia a Bologna, il cardinale Matteo Zuppi incontrerà i giovani maturandi. L’appuntamento è per le 18.30: vi sarà un momento di preghiera e affidamento dei ragazzi e delle ragazze che stanno per iniziare l’esame. A seguire, gelato per tutti. Qui maggiori informazioni.
- Prosegue Ci Sto!, il progetto di Avvenire e Iusve per educarsi a un'informazione umanaUsiamo la testa, gli occhi, le orecchie... È partito con la pubblicazione dei primi contenuti "Ci sto!", un progetto transmediale di formazione all'informazione (la "media literacy") strutturato sulla metafora del corpo umano: è curato da Avvenire e Iusve, l'Istituto universitario salesiano di Venezia (Iusve) e il giornalista Gigio Rancilio, con la collaborazione dell'Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei e il supporto di Generali. Da Ogni settimana, al giovedì, vengono messi a disposizione gratuitamente otto pacchetti di contenuti dedicati a un'informazione di senso e di gusto. Gli 8 episodi mappano temi chiave sulle parti del corpo, metafora vivente della custodia umana contro l’invasione algoritmica. Il percorso è ispirato al magistero di Papa Leone XIV e in particolare al messaggio per la 60esima Giornata delle comunicazioni sociali che si celebra domenica 17 maggio. Trovi tutto qui, all'interno del sito di Avvenire.
Fuori registro
Le dodici pizze
di Lorenzo Galliani
Con tutto il rispetto per Sergio Mattarella, la mia agenda in questo periodo è più fitta di quella di un capo di Stato. Gli impegni sono forse leggermente meno rilevanti per le sorti del Paese, ma ci tengo a essere presente. Ogni classe festeggia la fine dell’anno e io, che da insegnante di religione di classi ne ho diciotto, vedo la mia agenda occupata da un’unica parola: «pizza». Recita così il mio Calendar: martedì pizza 2A, mercoledì pizza 1B, giovedì pizza 3A e 3C, venerdì pizza 3C (di nuovo? No, è quella di un’altra scuola). Sparisco dalla vista di mia moglie – che non sembra troppo preoccupata – per fare un carico di carboidrati talmente sostanzioso che mi permetterebbe, se solo le gambe fossero allenate, di reggere tranquillamente dodici maratone consecutive. Cerco di non saltare neanche un appuntamento, soprattutto con le terze medie, che di qui a breve mi parleranno di energie rinnovabili, di Guernica e di Gandhi, e poi di nuovo di energie rinnovabili, di Guernica e di Gandhi (le tesine alla fine sono sempre le stesse, così so già che dopo la 131esima presentazione sugli stessi argomenti finirò per detestare, almeno per venti giorni, i pannelli solari, Picasso e l’intera India).So già che molti di loro, la stragrande maggioranza, non li vedrò più. È giusto così: non sono i «miei» studenti, così come – pur non essendo la stessa cosa – le «mie» figlie non sono mie, hanno e avranno la loro vita. Lo trovo un po’ triste, ma giusto. Non riesco invece a capacitarmi del fatto che molti di quei nomi e di quei volti li dimenticherò: un ricambio di circa 120 studenti ad ogni settembre (che si sommano ai 240 che rimangono, passando dalla prima alla seconda e dalla seconda alla terza) è troppo per la memoria di chi, come me, già confonde i nomi delle tre figlie.«Vi ricorderò sempre», ho detto a chissà quante classi all’inizio del mio percorso da insegnante. Non è così. Spesso, a distanza di tempo, mi capita di riconoscerli – e per me è sempre una vittoria – anche se il loro fisico si è trasformato più velocemente di quanto, e in peggio, sia cambiato il mio. Di altri, con i quali ho passato tre anni insieme, lo zero assoluto. Quando mi salutano, rispondo vigliaccamente con un «ehi, grande, come stai? Come va la scuola?». Poi cerco il primo collega: «Come si chiama quello?». La risposta, generalmente, mi rassicura del fatto che non sono l’unico ad avere questo problema: «È Marco, o Gabriele, o Giancarlo, il fratello di Arianna, o forse Luciano della 3B di quattro anni fa…». Anch’io verrò dimenticato da loro, ma voglio credere che resterà comunque qualcosa – se non nella mente, nel cuore – a ricordare questo tempo trascorso insieme. E non sarà l’estenuante maratona di dodici pizze in otto giorni a farmi cambiare idea.
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