Vivere sfiorando il margine
di Redazione Agorà
Alcuni confini non compaiono sulle carte geografiche. Non hanno dogane, fili spinati o coordinate precise, ma condizionano il modo in cui abitiamo il mondo. Sono i confini che attraversano le lingue, le memorie, i corpi, le possibilità di movimento.

Vivere sfiorando il margine
Alcuni confini non compaiono sulle carte geografiche. Non hanno dogane, fili spinati o coordinate precise, ma condizionano il modo in cui abitiamo il mondo. Sono i confini che attraversano le lingue, le memorie, i corpi, le possibilità di movimento. Quelli che separano chi è visibile da chi resta ai margini dello sguardo collettivo. A volte coincidono con una frontiera politica, altre volte linguistica, culturale, si nascondono in una città, una comunità o una persona. Pensiamo alle disabilità invisibili, alle identità che sfuggono alle classificazioni. I margini sono linee mobili, spesso impercettibili, che si possono spostare e che proprio per questo risultano difficili da riconoscere, da definire. Non luoghi fisici, ma condizione. Il margine è uno spazio in cui possono emergere domande che il centro ignora.
È un luogo di traduzioni, attraversamenti, contaminazioni. Un luogo dove tutto è negoziabile. Artisti, scrittori e fotografi hanno spesso scelto di interrogare questi territori incerti. Uno spettacolo di un collettivo catalano – Agrupación Señor Serrano – anni fa ha portato a Torino Birdie, uno spettacolo che partiva dall’immagine della barriera di Melilla per riflettere non solo sulle migrazioni, ma anche sulla distanza che separa chi osserva da chi è osservato, chi può attraversare e chi viene fermato. Anche in opere di autrici come Valeria Luiselli, i confini parlano, spostano il punto di osservazione, e così molti reportage premiati dal World Press Photo mostrano le frontiere contemporanee non solo come linee tracciate su un terreno, ma come dispositivi che producono inclusione o esclusione, presenza o assenza. Perciò nel nuovo numero di Gutenberg, in edicola domani e illustrato con le opere della collezione dell'art brut di Losanna, non parliamo soltanto di margini, raccontano piuttosto ciò che accade quando iniziamo a guardare quei margini con occhi diversi, lasciandoci permeare in modo profondamente umano. Perché ogni limite, una volta osservato da vicino, rivela non solo ciò che divide, ma anche ciò che si può mettere in relazione.
Santali, quando la periferia diventa centro nelle lingue marginali
di Sripati Tudu
Il centro traccia i confini e la periferia ne rivela l’arbitrarietà. Le lingue marginali abitano i margini e i margini custodiscono le lingue. Lontano dai luoghi del potere, il santali conserva la memoria della terra, delle foreste e della comunità. L’esclusione produce silenzio, ma il silenzio può diventare ascolto. Parlare santali significa trasformare una lingua del focolare in una lingua di diritti, di cittadinanza e di futuro. Ogni parola scritta, ogni storia tramandata, ogni bambino che riconosce il proprio mondo nella propria lingua, sposta il confine tra margine e centro. Il centro non è un luogo, ma uno sguardo. E una lingua diventa grande quando una comunità sceglie di abitarla, custodirla e non lasciarla morire.
Geografie dell'appartenenza: identità in movimento tra lingue e territori
di Helena Janeczek
I confini non coincidono quasi mai. Quelli delle lingue, degli affetti, della memoria e della geografia raramente si sovrappongono. Si può nascere in un Paese, crescere tra più lingue e riconoscersi altrove. Le appartenenze non sono necessariamente esclusive: si stratificano, si trasformano, si spostano insieme alle esperienze di vita. Anche il confine più visibile può diventare quasi impercettibile quando la lingua, i paesaggi, le abitudini e le relazioni continuano da una parte all’altra senza soluzione di continuità. Le culture non vivono di separazioni nette, ma di scambi, traduzioni e incontri. Per questo i confini immateriali restano permeabili: non dividono soltanto, ma permettono alle identità di cambiare, di convivere e rinnovarsi nel tempo.
PERCORSI

Echi di Germania in Italia
In filosofia, letteratura, e arte, grande nel Novecento è stato
l’influsso della cultura tedesca. Dal pensiero sulla “fine del mondo”
e sulla tecnica, fino a forme di espressione oltre la tradizione.
Gutenberg 77

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Viaggio nella Cina che non ci parla, e non le interessa farlo
di Alberto Caprotti
Dai pagamenti digitali ai treni magnetici all’egemonia industriale globale: diario dal luogo che ha superato l’Occidente alzando un’impenetrabile muraglia linguistica. Leggi l'articolo
Luoghi dell'Infinito
La fame di Betlemme
di Lucia Capuzzi
La “guerra eterna” israeliana ha svuotato di pellegrini la città e messo sotto pressione gli abitanti. La resistenza del forno salesiano dà speranza. Leggi l'articolo
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Magnetismo, anomalia al centro della Terra
di Davide Re
Conosciamo meglio la superficie della Luna che il centro del nostro pianeta. L'ultima conferma arriva da uno studio basato sui dati dei satelliti europei Swarm e CryoSat, secondo il quale nel 2010 una parte del ferro liquido del nucleo esterno terrestre, sotto l'oceano Pacifico, avrebbe improvvisamente invertito la propria direzione di movimento. Un'anomalia inattesa, che apre nuovi interrogativi su ciò che accade a quasi tremila chilometri sotto di noi.La notizia è affascinante e inquitante allo stesso tempo, perché mostra quanto la Terra sia ancora un mondo da esplorare. Pensiamo al nostro pianeta come a qualcosa di stabile, familiare, quasi immutabile. In realtà viviamo sulla sottile crosta di un corpo celeste dinamico, attraversato da processi che sfuggono ancora in parte alla nostra comprensione. Non possiamo osservare direttamente il nucleo terrestre: nessuna trivellazione è mai arrivata oltre una minima frazione del percorso necessario. Eppure da quelle profondità dipende uno dei fenomeni più importanti per la vita sulla Terra: il campo magnetico.È infatti il movimento del ferro liquido nel nucleo esterno a generare la cosiddetta "dinamo terrestre", il gigantesco meccanismo che produce il magnetismo del pianeta. Questo scudo invisibile devia gran parte delle particelle cariche provenienti dal Sole e protegge l'atmosfera dall'erosione del vento solare. Senza di esso, la vita sulla Terra sarebbe molto diversa, forse impossibile. Le bussole impazzirebbero, i satelliti sarebbero più esposti alle tempeste geomagnetiche, le reti elettriche e le telecomunicazioni diventerebbero più vulnerabili. Comprendere il comportamento del nucleo non è dunque una curiosità accademica: significa capire meglio il sistema che rende abitabile il nostro mondo.Ma c'è anche un'altra dimensione. Da sempre il viaggio al centro della Terra è una potente metafora umana. Da Jules Verne in poi, scendere nelle profondità del pianeta significa confrontarsi con ciò che è nascosto, con ciò che non vediamo ma che condiziona la superficie. In fondo accade qualcosa di simile anche dentro di noi. La coscienza è forse il nostro nucleo interno: invisibile, difficile da esplorare direttamente, ma capace di generare pensieri, emozioni e scelte che emergono alla superficie della vita quotidiana.La geologia e la psicologia, da questo punto di vista, condividono una stessa lezione. Le cose più importanti non sempre sono quelle che vediamo. Il campo magnetico che protegge la Terra nasce da processi lontanissimi dal nostro sguardo. Allo stesso modo, le decisioni che prendiamo ogni giorno affondano spesso le radici in regioni profonde della memoria, dell'identità e della coscienza.Per questo la scoperta sotto il Pacifico è qualcosa di più di una notizia scientifica. È il promemoria che il pianeta su cui viviamo continua a custodire segreti e che, forse, ogni esplorazione delle profondità della Terra finisce inevitabilmente per trasformarsi anche in un'esplorazione delle nostre profondità interiori. Perché il centro della Terra, come il centro di noi stessi, è più vicino di quanto immaginiamo e più misterioso di quanto crediamo.
👋 Alla prossima settimana!
— La redazione culturale di Avvenire con Edoardo Castagna, Alessandro Beltrami, Davide Re, Massimo Iondini, Gianni Santamaria, Antonio Giuliano ed Eugenio Giannetta
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