In classe da cattolici: gli insegnanti di Torino dialogano con il cardinale Repole
di Gerardo Izzo
Un’intuizione divenuta realtà, con grande successo di partecipazione: aprire un dialogo tra docenti non solo di Irc e il loro arcivescovo, per interrogarsi insieme sul senso di una presenza da credenti nella scuola. Un percorso che è solo all’inizio

Il 9 maggio nell’auditorium del Santo Volto di Torino si è svolto un tempo prezioso in cui i docenti delle varie discipline (e non solo di Religione cattolica) hanno potuto sostare in dialogo con il cardinale Roberto Repole, arcivescovo della città.
Nell’autunno scorso il cardinale chiese a Stefano Capello, delegato arcivescovile per la Pastorale scolastica, di avviare un processo che potesse prevedere un incontro con i docenti cristiani. Nacque così una équipe diocesana che ha lavorato al progetto, contattando varie associazioni e altre strutture legate al mondo della scuola e chiedendo un incontro con almeno un docente come rappresentante di quella esperienza.
Nell’incontro con loro si è lavorato attorno a come questo dialogo potesse avviarsi raccogliendo quanto prodotto insieme. Il materiale è diventato occasione di studio della commissione, che ha riproposto un incontro con i docenti chiedendo loro di allargare la proposta. Nel secondo incontro sono emersi i desideri dei docenti e le priorità del loro essere credenti e in cammino con la diocesi, per dare loro una opportunità di vivere la fede nello svolgere la professione.
La commissione ha raccolto la preziosità del sentire dei docenti e, con l’aiuto di Paola Bignardi, ha provato a scegliere tre priorità su cui iniziare a lavorare: la professione docente; gli alunni e le loro domande esistenziali; il rapporto scuola-famiglia. Ne è nato un questionario ragionato, che è stato somministrato a circa 400 docenti.
Da qui ha preso vita una raccolta di informazioni divenute la traccia per il convegno di maggio, al quale hanno partecipato 450 docenti, anche delle scuole paritarie, inclusi dirigenti scolastici, professori universitari e docenti Irc.
Il convegno si è aperto entrando in dialogo con il cardinale a partire dal chiedersi “perché siamo giunti qui?”. Perché – ha suggerito Repole – ci pareva intelligente che come Chiesa ci facessimo promotori di un incontro di tutti i docenti cristiani che vivono la loro professione nella scuola, a partire dalla consapevolezza che un tempo era possibile condividere la fede nei mondi educativi e lavorativi ma oggi non è più così. Sento dire che quasi non ci si riconosce come cristiani nel mondo del lavoro. Ci si riconosce a funerali, ma abbiamo un compito bello e appassionante. Cosa possiamo fare come cristiani insieme? Anche oggi ciò che si può fare nel mondo della scuola è avvincente. Sperando che sia l’inizio di un dialogo e di una partecipazione per dare forma a partire da quanto verrà fuori dall’esperienza e dall’intelligenza di tutti noi».
La giornata è proseguita con un video nel quale Paola Bignardi ha raccontato come si è giunti ai primi risultati dell’indagine e di quanto sia prezioso quanto raccolto per avviare uno sguardo su questo tema: il docente cristiano come può stare nel mondo, nella cultura, nella scuola con la propria storia di fede?
Sono emerse tre grandi aree: il profilo del docente; i ragazzi e le loro domande sulla vita; il sistema scuola. È seguita una intervista in cui Stefano Capello ha posto all’arcivescovo alcune domande (elaborate a partire dal materiale emerso fino qui). Nel frattempo, tramite un QrCode, è stato possibile porre a Repole altre domande: ne sono arrivate oltre cinquanta, ulteriore materiale su cui lavorare.
Riprendendo un concetto caro a papa Francesco, ci si è chiesti dove la Chiesa è già “uscita”, cioè dove i cristiani vivono il loro essere tali nelle cose del mondo. Sport, realtà sociali, scuola: ambiti decisivi per una società, nei quali riconoscere tutto il peso che una professione vissuta da cristiani può avere per effetto del modo in cui la si svolge. Paola Bignardi ci ha ricordato che il modo di relazionarci è decisivo in un mondo di adulti che decidono da adulti il mondo del futuro senza lasciare spazio ai giovani, che sono pochi e non possono essere “massa critica”.
Rispondendo ad altre domande il cardinale ha osservato che era più semplice negli anni 80 essere giovani perché vivevamo in contesto di idealità che offrivano prospettive di senso: oggi invece la crisi delle ideologie e delle grandi narrazioni segna un disagio. Ci sono potenzialità nei giovani nel mostrarci che questo mondo tecno-scientifico che sembra risolvere tutto in realtà non lo fa. Verso i giovani – ha detto ancora Repole – dobbiamo essere adulti senza avere paura di esserlo.
La fecondità di quanto emerso suggerisce di non abbandonare la strada intrapresa e di accompagnare una domanda seria e forte dei docenti. Il convegno si è concluso con la celebrazione eucaristica nella chiesa del Santo Volto.
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