sabato 9 giugno 2018
Incontro con i ragazzini delle periferie di Milano e Roma accompagnati dal cardinale Ravasi. Bergoglio ha ricordato la sua insegnante, le partite a calcio e un aquilone

Nemmeno l’ombra del sonno. Eppure erano partiti alle sette, ieri mattina, da Milano. Poi erano arrivati a Roma e infine sono scesi nella piccola stazione del Vaticano, dove avevano trovato ad aspettarli altri bambini come loro. Oltre cinquecento, provenienti dalle grandi periferie delle due città, per incontrare papa Francesco. E il Papa li ha messi subito a loro agio come non se l’aspettavano. Ha chiesto silenzio, l’ha avuto, non volava una mosca e dopo qualche istante ha detto loro: «Siete capaci di... fare chiasso?!». E per poco l’atrio dell’Aula Paolo VI non è venuto giù per gli applausi e le risate dei piccoli.

Il treno dei bambini” è stato organizzato, per il sesto anno, dal “Cortile dei Gentili” in collaborazione con Ferrovie dello Stato «per regalare ai piccoli che vivono in condizione svantaggiate una giornata di gioia e, allo stesso tempo, affrontare alcuni dei grandi problemi che riguardano la nostra società». E ieri è toccato a bambini cattolici, musulmani, buddisti, ortodossi, atei, accompagnati dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura. Bambini appunto milanesi, alunni di quattro scuole al Gallaratese, a Corvetto, alla Barona e in via Padova, quartieri segnati da complessità e fragilità sociali, grosse presenze straniere, microcriminalità e problematiche urbanistiche. E romani, di due istituti scolastici al Prenestino/Centocelle e al Trullo.

Francesco è stato molto “nonno” coi piccoli. Lasciandosi anche andare ai ricordi di quand’era piccolo come loro. Ha raccontato che, nella piazza vicino casa, finiva per fare il portiere nell’improvvisato campionato di calcio di periferia coi suoi amici, perché «avevo le “gambe dure”, cioè non ero proprio bravo con i piedi». Ha spiegato che amava anche gli aquiloni, «li costruivamo noi, con le canne, la carta leggera e il filo». E quando era Carnevale, si mascherava e magari suonava alle case per rimediare «qualche soldo per la cioccolata».

Ancora. «Non dimenticatevi mai dei primi maestri, non dimenticatevi della scuola. Perché sono le radici della vostra cultura, le vostre radici», ha spiegato il Papa. «La mia maestra si chiamava Stella, una maestra che ho avuto nel primo anno e nel terzo. Era brava, ci insegnava a scrivere e a leggere, bravissima. Poi, quando sono uscito dalla scuola, l’ho ricordata sempre, le telefonavo, già da ragazzo, poi da prete. E da vescovo l’ho aiutata nella sua malattia. È morta a 94 anni. Quel ricordo non lo dimentico».

I ragazzi hanno cantato per il Papa, lo hanno applaudito e gli hanno portato diversi doni. Francesco li ha ringraziati di cuore e soprattutto per un motivo. «Sono meravigliosi i vostri doni. Perché non siete andati a comprare qualcosa per portarmelo, ma l’avete fatta con le vostre mani, con intelligenza e col cuore». Ecco, «quando qualcosa si fa con queste tre cose, allora è davvero profonda e umana». Infine, ha regalato una Corona del Rosario a ciascuno.

Un’iniziativa, il “Treno dei bambini”, che prima dell’incontro con Francesco, ha permesso ai piccoli «di sognare come vorrebbero il loro quartiere – ha spiegato il cardinale Ravasi – affrontando alcuni dei problemi che li riguardano».

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