Stati Uniti, il volto nuovo della Chiesa:
vescovi-immigrati in cerca di dialogo

di Elena Molinari, New York
Nell’America segnata dalla stretta ai confini, 11 dei 26 presuli nominati da Leone XIV sono di origine straniera. Li accomunano le cicatrici dello sradicamento
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July 3, 2026
Stati Uniti, il volto nuovo della Chiesa:
vescovi-immigrati in cerca di dialogo
La croce di Mount Cristo Rey, Sunland Park, nel New Mexico, minacciata dalla costruzione del muro anti-immigrati di Trump / Laura Brett/Sipa USA / Credit: Sipa USA/Alamy Live News
Un dato emerge con chiarezza dal primo anno di nomine episcopali di Leone XIV negli Stati Uniti, il Paese di cui è originario: quasi la metà dei nuovi vescovi scelti dal Pontefice è nata all’estero. Nelle prossime settimane Avvenire racconterà le vicende di tre di questi vescovi, accomunati da un’esperienza che contribuisce a plasmare il volto della Chiesa americana: quella di uomini che hanno conosciuto che cosa significhi attraversare una frontiera e che vedono nei migranti persone con una storia e un’umanità da custodire.
Il primo Papa statunitense lo ha ripetuto fin dall'inizio del pontificato: la dignità del migrante non è un tema secondario della vita della Chiesa, ma una delle prove concrete della sua fedeltà al Vangelo. Undici dei ventisei vescovi nominati da Leone XIV negli Stati Uniti sono nati fuori dal Paese, con origini che spaziano dall'America Latina all'Asia. Una presenza ben superiore al peso dei sacerdoti stranieri nel clero americano e che appare ancora più significativa in una fase storica segnata dalla stretta migratoria dell'Amministrazione repubblicana del presidente Donald Trump. Il Papa, infatti, non ha mai nascosto la propria sensibilità sul tema. Lo scorso novembre, commentando le politiche migratorie americane, definì «estremamente irrispettoso» il trattamento riservato a molti immigrati che vivevano negli Stati Uniti da anni, invitando i cattolici e «tutte le persone di buona volontà» ad ascoltare il richiamo dei vescovi americani. In altre occasioni ha ricordato che «i migranti non sono nemici, ma fratelli e sorelle nel bisogno» e che la dignità della persona umana «trascende ogni frontiera».
Quasi tutti gli 11 nuovi presuli si sono già messi al lavoro nelle loro diocesi. L’ultimo a insediarsi sarà Emilio Biosca Agüero, cappuccino e missionario per oltre vent'anni tra Papua Nuova Guinea e Cuba e parroco del Santuario del Sacro Cuore a Washington, che l’11 luglio diventerà il nuovo vescovo di Venice, in Florida. Negli ultimi mesi Biosca ha visto decine di suoi parrocchiani salvadoregni arrestati o deportati a causa della stretta di Trump. Nella sua parrocchia, situata a pochi chilometri dalla Casa Bianca, la partecipazione alla Messa è diminuita sensibilmente perché molte famiglie hanno paura di uscire di casa.
Prima di lui, Leone XIV aveva inviato nella diocesi di Palm Beach, in Florida, il sacerdote dominicano Manuel de Jesús Rodríguez, per anni impegnato in una parrocchia ispanica del Queens, a New York. A maggio aveva poi scelto il colombiano John Jairo Gómez per guidare la diocesi di Laredo, città texana affacciata sul Rio Grande e al centro delle dinamiche migratorie della frontiera meridionale. Nello stesso giorno aveva nominato vescovo di Wheeling-Charleston, nel conservatore West Virginia, Evelio Menjivar-Ayala, salvadoregno. La sua storia personale è una delle più note e simboliche dell'episcopato americano: arrivò negli Stati Uniti da adolescente nascosto nel bagagliaio di un'automobile, senza documenti, prima di diventare sacerdote e più tardi vescovo.
La prima nomina americana del pontificato era stata invece quella di Michael Pham, rifugiato vietnamita giunto negli Stati Uniti da bambino dopo la guerra. Da vescovo di San Diego ha accompagnato personalmente molti migranti alle udienze davanti ai tribunali dell'immigrazione. Le storie sono diverse tra loro, ma ciò che li unisce è la familiarità con l'esperienza dello sradicamento e della ricerca di una nuova patria. Molti di loro, inoltre, sono stati inviati a guidare diocesi situate in aree politicamente molto conservatrici del Paese, spesso associate al movimento fondato da Trump, Make America Great Again (Maga). È il caso del West Virginia affidato a Menjivar-Ayala, della Florida sud-occidentale dove opererà Biosca Agüero o della diocesi di Palm Beach, che comprende anche Mar-a-Lago, la residenza di Trump. Più che una presa di posizione politica, la scelta sembra riflettere la volontà di affidare queste regioni a pastori capaci di comprendere dall'interno l'esperienza del dialogo e dell'integrazione, temi che toccano una parte crescente del cattolicesimo americano.
Oggi i cattolici di origine ispanica rappresentano infatti il 36 per cento dei cattolici adulti statunitensi e sono la maggioranza tra i più giovani. La crescita del cattolicesimo americano passa in larga misura attraverso le comunità immigrate provenienti dall'America Latina, dall'Asia e dall'Africa. La Chiesa statunitense ha già vissuto fenomeni simili. Nell'Ottocento, l'arrivo di milioni di irlandesi portò alla nascita di una nuova generazione di vescovi di origine irlandese. Nel secolo successivo accadde qualcosa di analogo con gli italiani e altre comunità europee. In questo senso, le nomine di Leone XIV rappresentano la prosecuzione di una lunga tradizione ecclesiale: quella di una Chiesa che, nel tempo, affida la propria guida ai volti che meglio rappresentano le persone che siedono nei banchi delle sue parrocchie.

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