Soldati con la Z e carri armati come addobbi: l'albero di Natale secondo Putin
In Russia, dove il Natale si celebra il 7 gennaio, impazzano gli addobbi della propaganda: stelle rosse, nastri di San Giorgio e simboli sovietici sostituiscono fiocchi e angioletti, mentre scuole e mercatini trasformano anche l’immaginario natalizio in un’estensione della guerra e della retorica patriottica del Cremlino

Che l’operazione militare speciale (come chiamano la guerra in Ucraina in Russia) sia ormai entrata a pieno titolo nella quotidianità, questa non è certo una sorpresa. Sugli alberi di Natale, però, non ci era ancora arrivata. La follia della propaganda è tale che, dopo l’educazione patriottica nelle scuole, soldatini con le uniformi dei militari russi inviati al fronte, e tazze con la faccia del Capo di Stato Maggiore, Valerij Gerasimov, adesso al posto di fiocchi, babbi natale, angioletti e cristalli di neve, sugli alberi natalizi sono comparse decorazione a forma di carro armato, orsi con in mano in mitra e combattenti con l’immancabile Z, che significa za pobedu, ossia “per la vittoria”, e simbolo grafico per eccellenza del conflitto. Stando al canale di informazione indipendente Sota, che li ha ripresi e fotografati, a Mosca li si trova un po’ da tutte le parti, anche nel mercato natalizio che, ormai da qualche anno, occupa, secondo molti, deturpa, la Piazza Rossa e che è gestito dai mitici magazzini Gum, un tempo simbolo dell’Unione sovietica e oggi tempio dello shopping di lusso. Fra piste da pattinaggio, gonfiabili, bancarelle con prodotti tipici, scultori di legno e canti della tradizione, compaiono decorazioni ben poco natalizie. Oltre ai già citati soggetti militari, ci sono articoli anche per nostalgici. Un esempio è la stella rossa, con tanto di falce e martello al centro e la scritta vsegdà gotovì, ossia “sempre pronti” (naturalmente a combattere per la patria). Chi ha esaurito lo spazio sui rami, non deve disperare. Il consumismo di stampo patriottico pensa proprio a tutto e oltre alle palline dalle forme militareggianti, ci sono anche festoni a righe arancioni e nere come la lenta, ossia il nastro di San Giorgio, decorazione militare di epoca imperiale, poi rispolverata in chiave patriottica in epoca sovietica e come simbolo della propaganda nazionalista nella Russia di Putin. Anche i materiali utilizzati sono i più vari. Si parte da esemplari in plastica, probabilmente Made in China, da pochi rubli, a manufatti ‘artistici’, in vetro o materiali riciclati, che possono costare oltre 100 dollari.
Ci sono poi i lavoretti confezionati dai bambini nelle scuole. Al quarto Natale di guerra e con la partenza dei programmi di rieducazione patriottica, in molti istituti hanno pensato che fosse meglio mettere anche la creatività dei bambini al servizio nella nazione. E così, quest’anno, al posto dei soliti Ded Moroz e Snegurochka, ossia Nonno Gelo e la Fanciulla di Neve, figure onnipresenti della tradizione slava del periodo, degli abeti fatti rametti raccolti per strada e delle casette illuminate, come lavoretti sono comparsi modellini di carri armati e caccia militari fatti con materiali di recupero, decorati a volte con pigne e palline quanto mai fuori contesto. Ai più piccoli, in realtà, ha voluto pensare anche il presidente Putin, anche se non esattamente in persona. Il numero uno del Cremlino, è comparsi infatti sotto forma di cartone animato nella nota serie per i più piccoli Prostokvashino. Una parte breve, ma significativa, con uno “zar” visibilmente ringiovanito, nonché più alto e magro, che accoglie i bambini sulla Piazza Rossa e accetta l’invito per augurare ai russi un felice anno nuovo. Capodanno, infatti, nel Paese è più sentito rispetto al Natale che, come da calendario giuliano, cade il 7 gennaio. Alcuni analisti hanno ipotizzato che si tratti di una strategia comunicativa ben precisa. Dopo l’ammissione di essere innamorato durante la conferenza stampa dello scorso 19 dicembre, adesso si mostra affabile e amorevole con i bambini, anche se sotto forma di cartone animato. In effetti, almeno con gli oppositori, dal vivo è molto diverso.
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