Raid e minacce: tra Usa e Iran tornano le bombe (e la tregua vacilla)
di Luca Miele
Nuova spirale di attacchi e ritorsioni. Vance: "Alla violenza si risponderà con la violenza"

Tutto da rifare? I raid tra Usa e Iran significheranno l’affossamento della fragile architettura della tregua, faticosamente raggiunta in Medio Oriente? O certificano l’ingresso in un’era in cui l’opzione militare è fusa con quella politica, un’era di guerra permanente? Il Memorandum d’Intesa, firmato ufficialmente il 17 giugno, rischia di trasformarsi in carta straccia? La nuova fiammata tra Washington e Teheran è stata subito accompagnata da accuse e minacce reciproche. E dall’immancabile rimpallo delle responsabilità. Per Teheran i raid Usa sono stati una "violazione sconsiderata" del cessate il fuoco. Gli Stati Uniti "hanno attaccato ancora una volta l'Iran nel bel mezzo dei negoziati". Dall’altra parte della barricata, il vicepresidente Usa J.D. Vance ha buttato il pallone nel campo avversario: “L'Iran – ha detto - ha firmato un accordo di cessate il fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Se hanno disaccordi su come viene applicato il memorandum d'intesa, possono chiamarci. Ma alla violenza si risponderà con la violenza".
Qual è stata la sequenza degli eventi che ha portato a questo nuovo possibile deragliamento dei negoziati? Giovedì droni iraniani avrebbero centrato una nave mercantile in transito vicino alle coste dell'Oman nello Stretto di Hormuz. Attacco che ha innescato la reazione Usa. Secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti, gli aerei a stelle e strisce hanno risposto, colpendo “depositi di missili e droni e siti radar costieri”, pubblicando in seguito un video sgranato in bianco e nero di un'esplosione, etichettato come "non classificato". La catena delle ritorsioni non si è però fermata qui. L'Iran ha fatto sapere che le sue forze navali hanno centrato “obiettivi militari statunitensi nella regione”. “Se l'aggressione dovesse ripetersi, la nostra risposta sarà più ampia di questa", hanno poi minacciato le Guardie rivoluzionarie.
Resta da vedere quale sorte attende il Memorandum d’intesa. La strada che porta dall’enunciazione dei (generosi) principi che esso contiene alla loro applicazione resta lunga. E irta di difficoltà. Minacce e trappole rischiano di far saltare il banco. E ripiombare la regione nella guerra aperta. “L'accordo tra Stati Uniti e Iran è più simile a un gioco a cinque livelli – scrive il sito di analisi The Conversation - . Washington deve accontentare l'Iran, Israele, il Congresso, i suoi partner arabi e i suoi alleati europei. Teheran deve accontentare la Guida Suprema Ayatollah Mojtaba Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie, la più potente istituzione militare iraniana. L'Iran deve anche contenere un'opinione pubblica la cui rabbia per le sanzioni potrebbe sfociare in proteste di piazza, e deve mantenere Russia e Cina dalla sua parte. Ogni vantaggio ottenuto al tavolo delle trattative deve essere giustificato a chi non è presente al tavolo”. Il rischio è che si continui a trattare a suon di bombe.
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