Orizzonte Casa Bianca per Rubio e Vance. Per questo hanno idee diverse sulla guerra
Le dichiarazioni del Segretario di Stato e del numero due della Casa Bianca non sono solo la sintesi del dibattito interno al partito ma bozze di "manifesti" sul ruolo degli Usa nel mondo da utilizzare per preparare la successione a Trump

Stessa guerra (quella contro l’Iran), stessa Amministrazione (quella di Donald Trump), approcci diversi. Le dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio e del numero due della Casa Bianca JD Vance non sono solo la sintesi del dibattito interno al partito repubblicano ma bozze di "manifesti" sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo da utilizzare per preparare la successione a Trump. Entrambi sono considerati possibili candidati alla presidenza nel 2028.
Le differenze tra i due "pezzi da novanta" del Grand Old Party sono particolarmente vistose sulla questione libanese. La scorsa settimana, il vicepresidente JD Vance ha pesantemente respinto le critiche arrivate da Israele sul Memorandum che ha portato ai «preliminari di pace» tra Stati Uniti e Iran sottolineando che i bombardamenti di Tel Aviv sulle infrastrutture civili a Beirut stavano compromettendo gli sforzi di risoluzione del conflitto. Inoltre, ha lasciato intendere che l'accordo fosse vincolante sia Israele sia per Hezbollah. «Entrambe le parti – ha detto - devono rispettare i propri impegni».
Il capo della diplomazia a stelle e strisce, Rubio, ha invece difeso la campagna militare israeliana in Libano descrivendola ripetutamente come una risposta giustificata agli attacchi di Hezbollah e precisato che il processo di pace in Libano «è distinto» da quello tra Stati Uniti e Iran.
La Casa Bianca ha negato con forza l’esistenza di divergenze tra i due. «Esiste un solo schieramento, quello del presidente Trump», ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly. La distanza tra Rubio e Vance sull'Iran sarebbe parte di una retorica «stanca e falsa».
Alcuni analisti, tuttavia, non ne sono convinti. Michael Rubin, ricercatore senior presso il think tank American Enterprise Institute, ha sottolineato a Reuters che Rubio e Vance «rappresentano nel profondo correnti diverse».
Prima di entrare in carica, Vance "il pragmatico" criticava spesso le guerre all'estero, considerandole imprudenti e costose: uno spreco di vite umane e di denaro. Rubio, invece, si è costruito una reputazione di "falco" e promosso una linea più dura nei confronti di Iran, Russia e Cuba. Il primo sarebbe l’interprete della dottrina più oltranzista dell’«America First». Il secondo sarebbe invece un "neoconservatore" interventista, l’uomo che ha fatto del trumpismo in una sorta di campionario di guerre mensili.
Chi prevale? Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, il partito, da tempo alla ricerca di una visione di politica internazionale che vada oltre la semplice opposizione al consenso internazionale emerso dopo la Seconda guerra mondiale, solo il 52% dei repubblicani ritiene che l'attuale conflitto abbia rafforzato la posizione degli Stati Uniti sullo scacchiere globale.
La stampa americana ha raccontato che, a marzo, pochi giorni dopo l’avvio dell’operazione «Epic Fury» in Iran, i finanziatori del partito hanno partecipato a Mar-a-Lago a un evento in odore di primarie. Incalzato sulla preferenza tra Rubio e Vance come candidato alle presidenziali del 2028, il pubblico si è espresso in modo quasi unanime a favore di Rubio. Ci si chiede cosa risponderebbe oggi. In Iran non si gioca soltanto il futuro del Medio Oriente, ma anche quello dei repubblicani e il profilo del leader, potenziale presidente, che verrà chiamato a guidarlo.
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