Pena di morte, quei familiari delle vittime che si oppongono

A Roma il 15esimo Congresso internazionale dei ministri della Giustizia, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Tajani: «La pena capitale non è mai una soluzione»
December 2, 2025
Pena di morte, quei familiari delle vittime che si oppongono
Foto di gruppo del 15esimo Congresso internazionale dei ministri della Giustizia, alla Camera. Al centro il titolare degli Esteri, Antonio Tajani
Un incidente gli ha portato via suo figlio. Il conducente guidava in stato di ebbrezza, dopo aver causato un altro sinistro. L’impatto è stato fatale. «Ho perso i miei sogni, le mie speranze, il mio futuro», racconta in un video Satoshi Mano, il papà della vittima, parlamentare giapponese. Ad ascoltarlo, nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera, ci sono i partecipanti del 15° Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Non c’è giustizia senza vita”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, alla presenza anche del ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Noi familiari delle vittime non desideriamo la morte dell’autore del reato. – aggiunge Satoshi Mano –. Per quanto sia terribile il crimine, possiamo davvero considerare “giustizia” il fatto che lo Stato uccida una persona? Ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema che protegga la vita». La sua testimonianza ha riassunto in poche parole il senso dell’incontro, che si è tenuto questa mattina anche sulla scia della risoluzione per la moratoria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che lo scorso anno, il 17 dicembre, ha ottenuto un sostegno record, 130 voti favorevoli. A Roma, per l’occasione sono arrivati ministri della Giustizia e rappresentanti di 18 Paesi abolizionisti de iure o de facto (come Cambogia, Ciad, Marocco e Timor Est) insieme a Paesi mantenitori (come Pakistan, Somalia, Uganda, e Vietnam). Insieme per discutere sulla strada da intraprendere per arrivare a una progressiva abolizione della pena capitale.
Per la comunità di Sant’Egidio, come ha ricordato Mario Marazziti, coordinatore della Campagna per l’abolizione della pena di morte, che ha lanciato un appello al governatore della California Newsom, perché commuti le 573 condanne capitali ancora sospese nel suo Stato, esistono molti passi che si possono compiere in questa direzione. Tra questi, escludere la pena di morte per i bambini e i minori, per le donne con bambini e per i disabili mentali, e sostenere con un voto favorevole la risoluzione Onu. Nel frattempo, Sant'Egidio guarda con ottimismo ai 145 Paesi abolizionisti de iure e de facto che non usano più la pena capitale (erano 16 nel 1976).
Un risultato che il Ciad, il ventinovesimo Paese africano ad abolire la pena di morte, ha raggiunto ufficialmente nel 2020, come ha ricordato il ministro della Giustizia Youssouf Tom, che ha invitato tutte le istituzioni a collaborare. «Quando le nazioni si aiutano, nessun ostacolo è insormontabile». Ne è convinto anche Marcy Clàudio Lopes, ministro della Giustizia dell’Angola. Paese che ha abolito la pena capitale nel 1992. Negli anni Ottanta furono condannate a morte più di 250 persone. «Ribadiamo che la giustizia - ha detto il ministro angolano - raggiunge il suo vero significato quando è pienamente al servizio della vita». Più preoccupante invece la testimonianza di George Kain, ex capo della polizia del Connecticut, che descrivendo la situazione negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni le esecuzioni sono aumentate, ha sottolineato: «Quello che sta accadendo è una vergogna. Si sta attuando la pena di morte anche con il gas». Anche da qui parte il monito di Sant’Egidio. «Crediamo che la pena di morte sia il simbolo – giuridicamente giustificato – della disumanizzazione del mondo - ha detto il presidente Marco Impagliazzo -. Si tratta di quella mentalità che crede che il male vada sradicato soltanto con altro male». La nostra campagna, ha concluso, «è una battaglia per la giustizia. Vogliamo batterci assieme per fare argine alla cultura della morte». Tutte indicazioni che sono state accolte positivamente da Tajani, secondo cui «la pena di morte non è né un deterrente né una soluzione». Sullo stesso registro il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che in un messaggio ha scritto che si tratta di una «sfida ambiziosa», per la quale «serve lo sforzo di tutti gli attori coinvolti».

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