giovedì 14 marzo 2024
La polizia ha scoperto delle vere e proprie agenzie che promettevano ai giovani un lavoro ben retribuito. In realtà, li aspettava un breve addestramento e l'invio a combattere in Ucraina. Già 2 morti
Soldati dell'armata russa davanti a un centro di reclutamento mobile a Rostov-sul-Don

Soldati dell'armata russa davanti a un centro di reclutamento mobile a Rostov-sul-Don - Reuters

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Sarebbero almeno due finora gli indiani reclutati dalla Russia uccisi in Ucraina. Una notizia che è stata diffusa contemporaneamente al rastrellamento che il 7 marzo ha coinvolto numerose agenzie di viaggio e ha portato allo scoperto il racket delle reclute, 180 in una sola agenzia di New Delhi partite con visto per studenti. Nella maggior parte dei casi giovani incentivati dalla promessa di un lavoro ben retribuito e poi, una volta arrivati a destinazione, costretti a indossare la divisa e dopo un sommario addestramento a ritrovarsi al fronte.

La conferma dei servizi di intelligence indiana che hanno coordinato operazioni in 13 diverse località con l’arresto di diversi sospettati di cui sono in corso gli interrogatori, riguarda «trafficanti organizzati in una rete che attirava cittadini indiani attraverso canali social come Youtube e contatti o agenti locali con la promessa di impieghi altamente remunerati in Russia». Significativa la conferma che «i cittadini indiani oggetto della tratta venivano addestrati in ruoli di combattimento e inviati a basi sul fronte della guerra russo-ucraina contro la loro volontà». Finora è stata accertata l’identità di 35 e sarebbero una ventina quelli per cui sono in corso trattative per assicurare che vengano «congedati» e rimpatriati.

L’individuazione del racket conferma due tendenze che sono andate consolidandosi negli ultimi mesi con la “scoperta” in altri Paesi dell’Asia meridionale di simili situazioni. La prima è lo stato di necessità che ancora riguarda molti abitanti e che – quasi un complemento dei tradizionali flussi migratori – li incentiva a cercare altrove la possibilità di garantire a se stessi e alle famiglie redditi sufficienti. Sono centinaia, forse migliaia, finora i cittadini nepalesi e srilankesi, oltre agli indiani, coinvolti nel conflitto russo-ucraino e di questi diversi sono scomparsi o ne è stato accertato il decesso. La seconda riguarda le reali condizioni dell’esercito russo, se da molte parti del globo arrivano segnalazioni di reclutamento diretto o indiretto per colmare le perdite tra le truppe (e le molte migliaia di giovani all’estero per sfuggire all’arruolamento).

Un’altra valutazione riguarda che cosa i governanti dei Paesi di provenienza delle reclute straniere fanno per individuare le vittime e, dove possibile, riportarle a casa. Non una situazione facile per New Delhi, dovendo mediare fra tradizionali rapporti di amicizia e cooperazione e la diffusione di notizie che potrebbero influire sui rapporti bilaterali con Mosca. Che potrebbero però anche favorire l’amministrazione guidata da Narendra Modi in un tempo di avvicinamento al fronte occidentale ma sempre sotto osservazione per l’autoritarismo e la discriminazione delle minoranze. India e Russia sono co-fondatori con altri Paesi del movimento Brics, economie emergenti perlopiù critiche verso gli Stati Uniti e i loro alleati, che cercano di garantirsi spazi di autonomia e di rapporti messi ancor più alla prova perché chiamate a prendere posizione nei conflitti in corso. Senza scalfire il rapporti con il Cremlino, colpire l’arruolamento (illegale anche quando volontario) e il racket dei trafficanti (che comunque non può prescindere da appoggi in sedi diplomatiche e operative) consentirebbe di gestire il “caso” senza perdere credibilità e alleati.

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