martedì 6 ottobre 2020
"Promosso" anche l'Oman, "bocciata" Anguilla. L'Oxfam parla di errore: "I paradisi tolgono ai Paesi poveri e ricchi miliardi in gettito perduto ogni anno, denaro che serve più che mai ora"
Le isole Cayman

Le isole Cayman - Wikimedia commons

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Cambia la geografia dei paradisi fiscali. Il Consiglio europeo ha infatti aggiunto Anguilla, territorio britannico d'Oltremare nei Caraibi, e Barbados nella lista Ue delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali. A riferirlo una nota dell'Unione Europea in cui si specifica che parallelamente, il Consiglio ha rimosso le Isole Cayman e l'Oman dalla stessa lista perché i due Paesi hanno approvato le riforme necessarie a migliorare il proprio quadro di politica fiscale.

In particolare, le Cayman hanno adottato nuove riforme all'interno del proprio quadro sui fondi di investimento collettivo. Mentre l'Oman è stato considerato conforme a tutti i suoi impegni dopo aver ratificato la convenzione Ocse sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale, oltre che per aver emanato una legge per consentire lo scambio automatico di informazioni e aver intrapreso tutte le misure necessarie per attivare i suoi rapporti di scambio di informazioni con gli Stati membri dell'Ue.

Anguilla e Barbados invece, sono state incluse nell'elenco dell'Ue in seguito a rapporti pubblicati dal Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali, che ha declassato i rating dei due Paesi rispettivamente a "non conforme" e "parzialmente conforme" allo standard internazionale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni su richiesta (Eoir).

Con questo aggiornamento, sono così 12 le giurisdizioni dell'elenco dell'Ue considerate non cooperative a fini fiscali: Samoa americane, Anguilla, Barbados, Figi, Guam, Palau, Panama, Samoa, Seychelles, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane e Vanuatu. Questi Paesi sono considerati quelli che incoraggiano pratiche fiscali abusive che erodono i gettiti fiscali degli Stati membri provenienti dalle imprese. Una volta individuati, gli Stati dell'Unione europea possono agire insieme per spingere questi Paesi ad attuare le riforme. L'obiettivo non è quello di stigmatizzarli ma di incoraggiare un cambiamento positivo nelle rispettive legislazioni e prassi fiscali attraverso la cooperazione.

L'elenco è stato istituito a dicembre del 2017 ed è stato poi rivisto più volte. La revisione sostanziale avvenuta più di recente è stata quella a febbraio 2020. Da questo anno in poi è previsto che sia aggiornata due volte l'anno. Le giurisdizioni non ancora conformi a tutte le norme fiscali internazionali ma che si sono impegnate ad avviare le riforme, figurano in un documento sullo stato di avanzamento. Invece la rimozione dalla lista avviene quando la giurisdizione soddisfa tutti i suoi impegni.

Secondo Oxfam però, la rimozione delle Isole Cayman dall'elenco è un errore. "È un'ulteriore prova che il processo europeo non funziona", ha affermato Chiara Putaturo, consulente dell'organizzazione sulle questioni fiscali. "I paradisi tolgono ai Paesi poveri e ricchi centinaia di miliardi in gettito perduto ogni anno, denaro che serve più che mai durante la pandemia. Ma invece di renderli responsabili, la Ue consente che i Paesi più aggressivi vengano rimossi dalla lista", ha spiegato la consulente.

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