sabato 4 agosto 2018
Dopo l’accusa alle suore di Madre Teresa, i nazionalisti indù contro il sacramento. A scatenare la nuova offensiva uno scandalo in cui sono implicati preti ortodossi
Suore e fedeli in preghiera a Bhubaneswar nell’Orissa

Suore e fedeli in preghiera a Bhubaneswar nell’Orissa

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Quello contro i cristiani, in India, sta diventando un vero e proprio attacco incrociato. Dopo lo scandalo sollevato da un presunto caso di compravendita di bambini che ha colpito la Congregazione delle Missionarie della Carità, a finire nel mirino del Bharatiya Janata Party (Bjp), gruppo politico induista con il maggior numero di rappresentanti nel Parlamento nazionale, è il sacramento della Confessione.
Lo scorso 26 luglio la presidente della Commissione nazionale per le donne (Ncw), Rekha Sharma, ha inviato una lettera al governo per chiederne l’abolizione. Immediate sono state le proteste della Chiesa cattolica. «È una pretesa assurda – dice il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana – che dimostra completa ignoranza del sacramento e totale mancanza di rispetto della libertà religiosa». Il casus belli, questa volta, è una bizzarra vicenda di ricatti e abusi sessuali che coinvolge cinque sacerdoti della Chiesa ortodossa di Malankara, nello Stato meridionale del Kerala. Secondo quanto ricostruito da Outlook Magazine e Ucanews.com, sembra che una donna sia stata per anni ricattata dal religioso a cui, durante una Confessione, aveva raccontato gli abusi subiti dal parroco della sua diocesi poco prima di sposarsi. L’uomo, a quel punto, piuttosto che assolverla e riconciliarla, ha cominciato a ricattarla dicendogli che avrebbe mantenuto segreto quello che le era accaduto solo in cambio di favori sessuali. Pur di non destare scandalo, la donna ha ceduto alle pressioni del sacerdote che, tra l’altro, ha registrato alcuni degli incontri e li ha condivisi con altri preti (tre dei quali sono stati arrestati a fine luglio). Questi ultimi, utilizzando la stessa strategia, hanno a loro volta abusato della giovane.
Il circolo intimidatorio si è interrotto quando il marito della vittima ha denunciato il tutto al vescovo ortodosso facendo rimbalzare la notizia su tutti i giornali che, a partire dalla fine di giugno, hanno dedicato al caso titoli molto sgradevoli. Sui social, inoltre, è diventato virale il file audio di una conversazione telefonica avvenuta, presumibilmente, tra il marito della donna e un funzionario della Chiesa. «I sacerdoti spingono le donne a raccontare i loro segreti» ha accusato Sharma chiedendo l’abolizione della Confessione. «Quello di cui si parla – sottolinea – è solo la punta di un iceberg, di casi simili potrebbero essercene molti altri».
«La richiesta della Commissione – è la risposta del cardinale Gracias – tradisce una totale mancanza di comprensione della natura, del significato, della santità e dell’importanza di questo sacramento per il nostro popolo, e anche una certa ignoranza delle severe leggi adottate dalla Chiesa per prevenire qualsiasi abuso». «Un divieto di questo genere – aggiunge – è assimilabile a una violazione diretta della libertà di religione garantita dalla Costituzione indiana. Confido nel fatto che il governo ignorerà totalmente questa assurda richiesta». Il cardinale ha invitato la Commissione nazionale per le donne «a prestare attenzione all’emancipazione delle donne, alla loro capacità di costruzione, alla prevenzione della violenza domestica, all’organizzazione di reti di supporto, piuttosto che dilettarsi in questioni religiose di cui non hanno alcuna conoscenza». «Questo – prosegue – è il seguito di quanto avvenuto nello Stato di Jharkhand contro la Congregazione delle Missionarie della Carità», dove – lo ricordiamo – un unico caso di compravendita di bambini avvenuto nella Casa di Ranchi è stato usato per lanciare un’indagine a tappeto in tutte le 244 strutture gestite in India dalla Congregazione fondata da Madre Teresa di Calcutta. «È la stessa sequenza degli eventi a confermare – sottolinea – che si vuole screditare la Chiesa».
Il Consiglio dei vescovi cattolici del Kerala ha, senza mezzi termini, bollato la richiesta della Ncw come «incostituzionale», spiegando che è «sconvolgente non solo per i cristiani, ma per tutti coloro che credono nella libertà di religione». In una lettera del 29 luglio indirizzata al primo ministro Narenda Modi, Alphonse Kannanthanam, titolare del dicastero per il Turismo, nonché unico ministro cristiano del governo, ha fortemente criticato la richiesta della Ncw ribadendo a chiare lettere che «la Confessione è un pilastro fondamentale per la Chiesa cristiana», e che la raccomandazione finalizzata a bandirla è un atto di grande «immaturità» politica.

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