giovedì 26 ottobre 2017
Il governo di Erbil chiede un cessate il fuoco e negoziati «basati sulla Costituzione». Il primo ministro iracheno in Turchia e in Iraq. Cristiani in fuga da Telkaif
La bandiere del Kurdistan iracheno sventola sulla cittadella di Erbil (Ansa)

La bandiere del Kurdistan iracheno sventola sulla cittadella di Erbil (Ansa)

Referendum «congelato» a un mese esatto dal voto nel Kurdistan iracheno e nelle aree contese a Baghdad. Dopo la ritirata dentro i confini del 2014 - prima dell'invasione del Daesh - il governo regionale del Kurdistan, con una nota, ha offerto di sospendere il risultato del referendum sull'indipendenza per evitare nuove violenze e facilitare il dialogo con Baghdad.

Erbil chiede la tregua: «Con gli scontri il Paese nel caos»

«Gli scontri continui non porteranno nessuna parte alla vittoria, ma spingeranno il Paese verso il disordine e il caos, colpendo tutti gli aspetti della vita», afferma una nota del governo regionale di Erbil. L'esecutivo curdo auspica un «cessate il fuoco immediato» e chiede un «dialogo aperto» con il governo federale di Baghdad facendo un passo indietro sul voto del 25 settembre. «Congeliamo il risultato del referendum e apriamo un dialogo, basato sulla Costituzione, tra il governo del Kurdistan e quello di Baghdad», afferma la nota.

Il premier Abadi: «Cancellate il voto e rispettate la Costituzione»

Baghdad ritiene illegittimo il referendum per l'indipendenza del Kurdistan iracheno ma «non cessa il dialogo con i curdi», ha dichiarato subito il ministro degli Esteri iracheno, Abbas al Jaafari, durante un intervento pubblico in una università di Mosca. Poi dal premier iracheno Haider al-Abadi, in visita in Turchia, la precisazione: «Non accetteremo nient'altro che la cancellazione del voto e il rispetto della Costituzione», ha detto il primo ministro iracheno. Il governo iraniano ha accolto favorevolmente la proposta del Kurdistan iracheno di congelare il voto del 25 settembre. «Il referendum e il suo risultato non hanno portato nulla di buono ai curdi o agli iracheni», ha detto Ali-Akbar Velayati, consigliere per la politica estera della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei.

«A Tuz Khurmatu si rischia un genocidio curdo»

I curdi che si trovano nelle aree contese rischiano il «genocidio» se le milizie sciite non metteranno fine ai loro attacchi armati. È il grido d'allarme lanciato dall'Unione Patriottica del Kurdistan (Puk), uno dei principali partiti della regione autonoma dell'Iraq settentrionale. A Tuz Khurmatu, accusa il Puk, dopo la caduta di Kirkuk, i curdi sono stati vittime di «odio settario» da parte delle forze del governo federale di Baghdad con il supporto delle milizie sciite Hashd al-Shaabi (Unità di mobilitazione popolare). «Se le Nazioni Unite, l'Iraq e gli Usa non prendono il controllo della situazione, le fiamme del conflitto settario potrebbero portare a un genocidio curdo nelle aree contese del Kurdistan», ha proseguito il Puk che ha chiesto al Parlamento iracheno di formare una commissione di inchiesta sui crimini commessi.

Dei blindati di Baghdad entrano nei campi petroliferi di Kirkuk (Reuters)

Dei blindati di Baghdad entrano nei campi petroliferi di Kirkuk (Reuters)

Abadi ad Ankara e Teheran per studiare «misure comuni»

La conciliante dichiarazione di Erbil nei confronti di Baghdad è giunta poche ore prima della visita di mercoledì del primo ministro iracheno Haider al-Abadi ad Ankara dove incontrerà il premier turco Binali Yildirim e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Nel corso dei colloqui saranno discusse possibili misure comuni da adottare nei confronti delle autorità di Erbil. La Turchia, ha annunciato il presidente turco Erdogan, è pronta a fornire «ogni genere di supporto» al governo federale iracheno per riattivare un oleodotto nei pressi di Mosul attualmente danneggiato che gli permetta di esportare il petrolio, aggirando in gran parte il territorio della regione autonoma del Kurdistan iracheno. «Con il referendum hanno cercato di distruggere il nostro territorio e di ridefinire i nostri confini», ha accusato il premier iracheno al-Abadi. Il primo ministro iracheno Abadi è giunto oggi a Teheran, dove ha già incontrato il primo vicepresidente iraniano Eshagh Jahangiri e dove è in programma un incontro con il presidente Hassan Rohani, la guida suprema della Rivoluzione islamica Ayatollah Ali Khamenei e il presidente delparlamento Ali Larijani.

Parte l'offensiva finale contro il Daesh a Qaim

E' partita intanto l'offensiva finale contro gli ultimi bastioni del Daesh al confine con la Siria. Al Qaim è l'ultima roccaforte del Califfato islamico in Iraq. Per avvertire la popolazione dell'attacco imminente, le forze irachene hanno distribuito migliaia di volantini invitando i civili a stare lontani dalle zone dove si trovano i miliziani del Daesh. Inoltre i volantini invitano tutti i combattenti del Califfato a lasciare le armi e rifugiarsi in abitazioni contraddistinte da una bandiera bianca, come segno di resa. Oltre alla zona di Al Qaim, sulla sponda del fiume Eufrate, in Iraq l'Isis controlla ancora zone desertiche lungo il confine con la Siria.

Cristiani in fuga da Telkaif nella Piana di Ninive

I cristiani di Telkaif, nella Piana di Ninive, martedì sera hanno abbandonato in massa le loro case e si sono trasferiti con automobili, furgoni e pullman ad al-Qosh e in altri villaggi vicini, messi in fuga dagli allarmi sulle imminenti operazioni militari che potrebbero presto verificarsi in quell'area tra le truppe dell'esercito iracheno e i peshmerga curdi. Il sito Ankawa.com ha riferito che nella stessa giornata di ieri alcuni colpi di mortaio erano già caduti sul centro abitato di Telkaif, provocando, secondo fonti locali, anche la morte di due persone. Una fuga precipitosa da Telkaif che richiama alla memoria l'esodo di massa che si verificò nella Piana di Ninive nell'agosto 2014, quando più di 100 mila cristiani furono costretti ad abbandonare in fretta e furia i loro villaggi.

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