giovedì 28 settembre 2017
Dopo quasi un anno nuovo proclama del leader del Daesh: «Morte e sconfitte non ci piegheranno» assicura ai suoi che stanno perdendo in Iraq e Siria
Abu Bakr al-Baghdadi nella moschea di al-Nouri a Baghdad il 4 luglio 2014 (Ansa)

Abu Bakr al-Baghdadi nella moschea di al-Nouri a Baghdad il 4 luglio 2014 (Ansa)

«Gli americani, i russi e gli europei sono terrorizzati dagli attacchi dei mujaheddin», afferma Abu Bakr al-Baghadi nel messaggio audio diffuso oggi. Il leader del Daesh, che molti davano per morto, torna dunque a parlare dopo quasi un anno e fa riferimento ai «nordcoreani» hanno cominciato «a minacciare l'America e il Giappone con la loro potenza nucleare». Fatti recenti ma che non permettono una precisa datazione, anche se secondo Site la voce è quella autentica.

Il Califfo cerca di risollevare il morale dei suoi uomini che stanno subendo grandi sconfitte sia in Siria che in Iraq. «Vi basta Allah, vostra guida e partigiano», è il titolo del discorso che dura più di 45 minuti. Il Califfo esordisce con versi del Corano per poi passare all'invasione Usa in Iraq e le «eroiche gesta» di Abu Musab al-Zarqawi capo di al Qaida in Iraq prima di essere ucciso da un raid Usa nel giugno del 2006. Poi spiega il perché della proclamazione del Califfato annunciata da lui stesso nell'estate del 2014: «Morte, sconfitte e dolore non ci piegheranno» e promette che «il nostro sangue versato a Mosul, Sirte e Raqqa sarà vendicato». Al Baghdadi spazia su molti temi, in particolare sostiene che gli Stati Uniti sono oramai «una nazione fiaccata dai debiti» e sfidata con successo dalla Russia, in Ucraina e Crimea come in Siria e dalla Corea del Nord.Ecco una sintesi del discorso.

La pagina del sito americano Site che riporta il messagio del Califfo nero (Ansa)

La pagina del sito americano Site che riporta il messagio del Califfo nero (Ansa)

«Pazienza e determinazione»

«Pazienza e determinazione», sono le parole d'ordine di al-Baghdadi per i suoi combattenti che stanno perdendo terreno: «Il piccolo gruppo vince contro il grande gruppo perché ha la fede dalla sua parte», spiega. Per il Califfo i Mujahiddin «sono lo scudo e la speranza. Sono la prima linea della difesa» del suo Califfato.

«Tutti i miscredenti uniti contro il Daesh»

Con America, Russia ed Europa nel panico per la paura degli attacchi dei jihadisti, «tutte le nazioni dei miscredenti si sono unite contro di noi», dice ancora il Califfo per il quale la sua organizzazione è stata capace di «tessere una trappola» grande agli eserciti delle «nazioni dell'apostasia» che si sono schierate in Siria e Iraq.

«Guai a chi getta le armi»

Poi l'appello alla gente della Sunnah: «Svegliatevi dal sonno e prendete coscienza che crociati e sciiti non accetteranno le mezze soluzioni», «tornate alla vostra fede» e combattete quelli che ascoltano l'America. La chiamata di al-Baghdadi è indirizzata ai sunniti in Siria «prima che sia troppo tardi». Una chiamata alle armi che spazia a tutto il mondo dall'Asia all'Africa. «Guai a chi butta la sua arma», è l'ultima raccomandazione del Califfo ai suoi combattenti.

«L'America crollerà e la Russia ne approfitterà»

«L'America oggi sta perdendo la sua leadership. È una nazione che non guida da sola il mondo come affermano». Gli Usa sono «un Paese fiacco e appesantito da immensi debiti». Una crisi che rende l'America «candidata ad un collasso che trascinerà con sè molti altri Stati». E così «la Russia approfittando di questa debolezza ha incominciato a decidere lei» spiegando che è proprio quello che «è successo ultimamente nella riunione di Astana», riferendosi ai colloqui sulla Siria tenuti nella capitale del Kazakistan. In questi colloqui, secondo al-Baghdadi «sono state raggiunte intese con le quali sono stati consegnati al regime (sciita diAssad) le terre dei sunniti». «I russi intervengono anche in altre zone come l'Ucraina e la Crimea, contro gli appetiti degli americani». Oggi «anche la Corea del Nord ha cominciato a minacciare con la forza il Giappone».

Monarchi del Golfo «apostati»

Quindi al-Baghdadi attacca le monarchie del Golfo, in particolare l'Arabia Saudita, chiamati «apostati di al Jazeera» rei di «finanziare il governo sciita» in Iraq nonostante affermino di osteggiare l'Iran, principale sostenitori dei governanti di Baghdad.

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