Lo strano caso della telefonata a Putin arrivata da Oslo e Helsinki

I leader Støre e Stubb hanno contattato il Cremlino, chiedendo la fine della guerra in Ucraina e la ripresa dei negoziati. L'irritazione di Italia e Danimarca: iniziativa non coordinata, in Europa non c'è accordo su chi debba rappresentare gli interessi comunitari nel processo di pace. E intanto Mosca tira dritto: prima i nostri legittimi interessi
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October 28, 2026
Lo strano caso della telefonata a Putin arrivata da Oslo e Helsinki
Jonas Gahr Støre e Alexander Stubb, rispettivamente primo ministro norvegese e presidente della Finlandia / Ansa
La Norvegia e la Finlandia si inseriscono nei tentativi diplomatici di convincere Vladimir Putin a porre fine alla guerra in Ucraina. Un po’ a sorpresa, ieri si è appreso che il premier di Oslo Jonas Gahr Støre e il presidente di Helsinki Alexander Stubb hanno deciso di telefonare, insieme, al presidente russo (entrambi i Paesi confinano con la Russia). Una chiamata durata in totale novanta minuti. «La discussione – ha dichiarato Stubb – è stata franca e di sostanza», mentre il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha parlato di colloquio «approfondito». Precisando che è avvenuto alla fine della scorsa settimana su iniziativa di Helsinki e Oslo.
Nella telefonata i due nordici, si legge in una dichiarazione comune, «hanno evidenziato che la guerra deve finire e i negoziati devono riprendere». «La guerra – ha affermato il norvegese Støre – ha enormi costi umani e materiali, la sofferenza e la distruzione avrà impatto su generazioni. Nella telefonata abbiamo sottolineato la necessità di una de-escalation». Nel colloquio i tre leader hanno parlato della ripresa dei colloqui trilaterali (a medio livello), a novembre ad Abu Dhabi. Secondo Ushakov, Stubb e Støre «hanno comunicato al nostro presidente il vivo interesse di Zelensky a parlare direttamente con lui». Il Cremlino può immaginare un simile colloquio solo a Mosca, ipotesi respinta da Zelensky, anche se Ushakov assicura che gli sarebbe garantita la sicurezza. Comunque, ha tagliato corto , «un contatto a livello dei leader della Federazione Russa e dell’Ucraina avrebbe senso dopo la conclusione del processo negoziale». I due leader hanno poi chiamato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Intanto ieri è arrivato a Helsinki il ministro degli Esteri di Kiev Andrii Sybiha per incontri «di alto livello».
Stubb e Støre hanno voluto precisare di non parlare a nome dell’Europa ma come leader dei propri Paesi. Non è bastato però a placare l’ira della premier danese Mette Fredreriksen che si è detta «molto scettica» lamentando che l’iniziativa «non è stata coordinata con noi altri». L’Europa, ha aggiunto, «deve restare unita anziché agire ciascuno per conto proprio». Anche Roma non è entusiasta. La telefonata, commentano fonti di Palazzo Chigi, «dice soprattutto, e in maniera chiara, una cosa: in Europa non si è ancora trovato un accordo su chi debba rappresentare gli interessi del continente europeo nel processo di pace». Per questo «l’Italia sostiene da tempo che bisogna designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell’Europa».
Mosca, del resto, non si è mossa di un millimetro. Lo stesso premier norvegese ha parlato di «grandi divergenze di vedute». Putin, si legge in una nota diramata dal Cremlino, «ha ribadito che il raggiungimento di una pace giusta e duratura è possibile solo tenendo conto pienamente e incondizionatamente dei legittimi interessi della Federazione russa». Lamentando inoltre «le politiche ostili di Ue e Nato che provocano il prolungamento della guerra».
Il terreno, del resto, conferma come Putin al momento non abbia grande interesse a una tregua. Nella notte tra lunedì e ieri, ha riferito Zelensky, la Russia ha lanciato 16 missili balistici e oltre 280 droni, colpendo un importante ponte a Kiev, «con vittime». Zelensky ha parlato di «una seria escalation delle operazioni della Russia contro la nostro logistica», con attacchi in totale a 11 città tra cui la capitale. Mosca, naturalmente, insiste di aver colpito solo «industrie belliche e hub logistici a Kiev a Kharkiv».
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