Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo: «Questa notte finirà, è l’ora di provare empatia per vittime e civili»

L’autore di “Legami” descrive gli ultimi tre anni come «una lenta agonia per l’intero Medio Oriente». Ma è ottimista: «Vedrò realizzarsi la pace»
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September 15, 2026
Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo: «Questa notte finirà, è l’ora di provare empatia per vittime e civili»
«È stata la notte più lunga. Ora che, forse, il mattino è in arrivo, i nostri occhi devono ancora abituarsi alla luce per poterlo vedere». Prima di cominciare l’intervista, Eshkol Nevo riceve una chiamata dalla figlia maggiore: vuole chiedergli in prestito l’auto per la sera. «È la bellezza di essere padre: devi esserci h24. Le mie tre ragazze stanno crescendo. Mi godo, dunque, ogni istante». Lo scrittore 55enne emana una vitalità contagiosa. «Sono affamato di desideri. Mi piace esserlo. Desiderare è stupendo». Eshkol Nevo sembra fuori ormai dal tunnel di oscurità che ha avvolto il suo Paese, Israele, dopo il massacro del 7 ottobre 2023. La notte più lunga , appunto, titolo del suo romanzo più recente, non ancora tradotto dall’ebraico. Una metafora degli ultimi tre anni. «Una lenta agonia per l’intero Medio Oriente», dice l’autore, in Italia per Pordenonelegge dove, il 19 settembre, riceverà il Premio Crédit Agricole “La storia in un romanzo” e dialogherà dei temi delle sue opere: Nostalgia, uscito per Feltrinelli Gramma quest’anno, La simmetria dei desideri rieditato nel 2025 e Legami (sempre Feltrinelli Gramma 2024), da cui è tratto il nuovo film di Nanni Moretti Succederà questa notte , al cinema dal 3 dicembre.
A proposito di desideri, quali sono i suoi ora?
Desidero scrivere altri romanzi e partecipare a nuovi progetti musicali. E desidero ardentemente un cambiamento politico in Israele. Non possiamo andare avanti con l’attuale governo. La società ha necessità di guarigione. Leader privi di empatia e senso di responsabilità non ci consentono di farlo. A volte i desideri si avverano. Sognavo che Nanni Moretti facesse un film da un mio libro e ne ha fatti due.
Forse “la notte più lunga” è giunta al termine. Che impatto ha avuto, però, sulle vite degli israeliani?
Non solo degli israeliani: dei gazawi, dei libanesi, degli iraniani…
Spesso, però, gli israeliani sembrano incapaci di provare empatia nei confronti del dolore dei vicini…
È un processo e credo che, piano piano, sempre più persone lo stiano compiendo. Dopo un forte trauma, ci vuole tempo uscire dalla propria sofferenza e guardare quella altrui. Non parlo di Hamas o del regime di Teheran per cui non provo empatia. Bensì delle vittime della Striscia, degli sfollati del sud del Libano, dei civili iraniani. In La notte più lunga , uno dei personaggi è palestinese. All’inizio, la casa editrice mi ha detto: “Non è troppo presto per provare empatia nei loro confronti? È un grosso rischio”. Ho risposto che valeva la pena correrlo. La letteratura non è intrattenimento. Ha un ruolo fondamentale nel ricordare alle persone la propria umanità. Nell’aiutarle ad ampliare i confini dell’empatia. È una sfida, non lo nego. Il pubblico, però, ha capito.
I suoi romanzi raccontano la Storia attraverso l’impatto che ha sulla vita degli esseri umani. Qual è stato quello del 7 ottobre?
È presto per fare un bilancio. Siamo nel pieno del percorso. Ancora dobbiamo fermarci per analizzare il trauma, la perdita, la sofferenza. Per riflettere. Per elaborare. Per domandarci: come siamo sopravvissuti.
Come siete sopravvissuti?
Come resistono gli esseri umani durante i tempi oscuri? L’interrogativo che mi assilla da sempre. Alcuni si aggrappano a Dio, altri alla famiglia o agli amici, altri ancora alla musica. Personalmente sono andato avanti mettendomi ad aiutare gli altri, in vari modi: rendermi utile era l’unica spinta per alzarmi al mattino. Per la prima volta, dopo il 7 ottobre, la mia immaginazione era paralizzata, non riuscivo a inventare storie. Ho scritto, dunque, due saggi. Poi, durante un laboratorio a Tiberiade, ho domandato a un gruppo di sfollati del nord, di cosa avessero maggiormente nostalgia. Una donna ha risposto: “La mia cucina”. Le mancava così tanto che, a volte, tornava di nascosto a casa per preparare qualcosa. Mi è sembrato meraviglioso. E mi è venuta voglia di raccontarlo. Così sono tornato alla fiction.
Crede che anche Israele e il Medio Oriente possano sopravvivere alla guerra? Ci sarà mai pace?
Ci sarà, ne sono convinto. E sono convinto anche che la vedrò realizzarsi.

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