L'elezione di Mojtada Khamenei fa scivolare l'Iran nel solco delle monarchie ereditarie
di Camille Eid
Il secondogenito dell'ayatollah ucciso il 28 febbraio è la nuova Guida suprema del Paese: è una figura molto legata ai pasdaran, che hanno pesato sulla scelta. Il vero nodo resta quello delle comprovate competenze teologiche, per cui erano in corsa nomi molto più qualificati del suo

Ora c'è la conferma ufficiale di Teheran. Il Consiglio degli Esperti ha raccolto domenica il veto di Donald Trump eleggendo proprio Mojtaba Khamenei, il secondogenito dell'ayatollah ucciso il 28 febbraio, a nuova Guida suprema del Paese.
Nomen omen, direbbe qualcuno. Il nome Mojtaba significa “il Prescelto” in arabo, ed è uno dei titoli attribuiti ad al-Hassan bin Ali, il nipote di Maometto considerato dagli sciiti come il secondo imam. Chi è il successore? Mojtaba, 56 anni, ha sempre esercitato potere senza avere incarichi pubblici nella Repubblica islamica. Dopo la scuola secondaria, è entrato nei Guardiani della rivoluzione (i pasdaran, ndr) partecipando agli ultimi anni di guerra contro l’Iraq. Ha successivamente intrapreso studi religiosi in un seminario sciita (hawza) della città santa di Qom. Dal 1997 è operativo nell’ufficio del padre con funzioni politiche e di sicurezza. Insomma, ha sempre mantenuto un profilo basso, nonostante molti lo considerassero una delle figure più influenti dietro le quinte.
Oltre agli stretti legami con i pasdaran, ha saputo costruire una rete di relazioni con i vertici religiosi radicali e i servizi di sicurezza. Gli si attribuisce un ruolo fondamentale nell'elezione truccata, nel 2009, di Mahmoud Ahmadinejad a presidente della Repubblica, che avrebbe innescato le proteste popolari note come "Onda verde", duramente represse da regime. Una successione in perfetto stile monarchico, allora. L'Iran sembra infatti scivolare – come già avvenuto per la Siria degli Assad e la Corea dei Kim – nell'esperienza delle repubbliche ereditarie. In verità, Alì Khamenei aveva espresso durante la sua vita posizioni fortemente contrarie all'idea della trasmissione ereditaria.
Il Consiglio degli Esperti non ha ottemperato, in fondo, alla sua missione di eleggere la massima carica dello Stato tra candidati dalle comprovate competenze teologiche. Nonostante Mojtaba vanti una discendenza dal profeta dell'islam (lo indica il titolo di seyyed e il turbante nero), non si conoscono opere teologiche o credenziali religiosi tali da giustificare tale scelta. Negli ultimi anni, tuttavia, teologi e religiosi sciiti avevano iniziato a presentarlo come un grande esperto di diritto islamico, arrivando persino a definirlo sui social con il titolo di ayatollah, nonostante egli non abbia formalmente raggiunto quel rango religioso.
Di sicuro, la rosa dei candidati (molti in pectore) circolati in questi giorni comprendeva nomi molto più qualificati del suo, come l'ayatollah Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, il capo della magistratura, oppure l'influente ayatollah Alireza Arafi che facevano entrambi parte – insieme al presidente della Repubblica Massoud Pezeshkian, del direttivo incaricato della breve transizione. Chi ha dettato quindi questa scelta e cosa significa? Molto probabilmente sono stati i pasdaran, cui Mojtaba è molto legato da anni. Con un voto a porte chiuse – se non addirittura attraverso una piattaforma telematica – è difficile sapere con esattezza quanti consensi abbia raccolto Mojtaba tra gli Esperti chiamati – per la prima volta da 37 anni e in condizioni di vera emergenza – a eleggere la massima carica dello Stato.
Sappiamo però che i cosiddetti principalisti e altri conservatori dominano la stragrande maggioranza del Consiglio. La scelta di Mojtaba vuole evidentemente lanciare un messaggio agli americani per significare che la morte di Alì Khamenei non intacca minimamente la politica del regime. Anzi, Mojtaba è ritenuto per certi versi più radicale del padre. E ora che lui è a capo dell'Iran? Si teme di passare dalla padella alla brace. Uno, per una questione di vendetta personale che ha certamente dell'amaro. Mojtaba ha perso nel massiccio raid contro il quartier generale non solo il padre, ma anche la madre Mansoureh, la moglie Zahra (che era figlia dell'ex portavoce del parlamento Gholamali Haddad-Adel), la sorella minore Hoda insieme al marito Mesbah al-Hoda, e la bimba di 14 mesi della sorella maggiore Bushra. Si dice che lui stesso è rimasto ferito. Due, per la formazione dottrinale ricevuta da esponenti del clero ultra-conservatore, come Mohammad-Taqi Mesbah-Yazdi. Se in una fatwa (editto religioso) il padre di Mojtaba aveva dichiarato illecito religioso (haram) il possesso dell’atomica, lui non esiterebbe a reinterpretare il pensiero. Lo stesso vale per la teoria della “pazienza strategica” e del legame con quanto rimane dell'Asse della resistenza, ossia gli alleati regionali dell'Iran.
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