In Austria la città di Graz è un caso: ha vinto una sindaca comunista (mentre avanza l'estrema destra)

La ricetta della prima cittadina "della gente", Elke Kahr: il suo ufficio è aperto a tutti, chiunque può telefonarle, sì a politiche per case popolari, sostegno sociale, 15.000 pasti per scuole e asili. Lei dona due terzi dello stipendio a un fondo per chi è in difficoltà
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June 29, 2026
In Austria la città di Graz è un caso: ha vinto una sindaca comunista (mentre avanza l'estrema destra)
La sindaca comunista di Graz Elke Kahr che ha stravinto domenica alle comunali/ Foto Armin Ademovic
Forse in molte parti d’Europa è relegato negli archivi della storia. A Graz, trecentomila abitanti, seconda città della ricca Austria, è il numero uno con il 35,63% dei voti. Parliamo del Partito comunista austriaco (Kpö), vincitore delle comunali con la sindaca Elke Kahr (già eletta nel 2021) e questo in un Paese in cui l’avanzata dell’estrema destra dei liberalnazionali (Fpö) sembra irrefrenabile: 37,2% in un sondaggio pubblicato dall’agenzia stampa Apa lo scorso 18 giugno. Ironicamente, il land di cui Graz è capoluogo, la Stiria, è guidato da un governatore liberalnazionale, Mario Kunasek.
Non a Graz, dove anzi l’estrema destra si è fermata al 12,2% (peggio i socialdemocratici, in via d’estinzione non solo in Austria, con il 5,6%). Il secondo partito, i Popolari (Övp), che fino al 2021 hanno governato la città per anni, sono secondi ma ben distaccati con il 25.35%, terzi i Verdi con il 17,3%. Soprattutto, la Kpö non solo stravince, ma ha anzi aumentato nettamente rispetto al 2021, quando aveva ottenuto il 28,8%. Un fenomeno straordinario, considerando oltretutto che la Kpö non riesce mai a entrare nel Parlamento nazionale a Vienna (nel 2024, pur triplicando i voti, si è fermato al 2,4%, ben al di sotto della soglia minima del 4%). Dal 2021 a Graz Kahr ha governato in coalizione con Socialdemocratici e Verdi.
Il segreto di questo incredibile successo è semplicemente uno: la stessa Elke Kahr, amatissima in città anche da chi non la vota. Perché questa donna di 64 anni, entrata nella Kpö nel lontano 1983, a 21 anni, si è rivelata la sindaca "della gente". La sua porta è sempre aperta, il suo numero di cellulare è sui manifesti, chiunque può chiamarla, chiunque può ottenere un appuntamento per parlare dei propri problemi. «Per me – ha detto in un’intervista al quotidiano di Vienna Der Standard – è importantissimo il rapporto diretto con la gente. Incontro tutti che sia un grande industriale e un’anziana che non riesce più a salire in casa perché l’ascensore è rotto». Due terzi del suo stipendio (si tiene in tutto 2.300 euro netti al meni) li versa in un fondo sociale Kpö. In vent’anni, dice, ci ha versato 1,3 milioni di euro. Un fondo per aiutare chi non ha soldi per saldare una bolletta, riparare una lavatrice, pagare un affitto. 
Kahr ha congelato le imposte per l’immondizia, attuato sconti per l’accesso alle piscine comunali delle famiglie, risanato o costruite ex novo case popolari con affitti agevolati, creato una grande cucina comunale che distribuisce 15.000 pasti ad asili, scuole, case per anziani. Una parte dei fondi li ha reperiti tagliando sovvenzioni ai partiti politici. Certo, non basta, la città ha accumulato debiti per due miliardi di euro. «Ma 1,6 miliardi di euro li abbiamo ereditati» ha detto alla Zib, il telegiornale della tv pubblica Orf dopo il voto. Del resto, ha aggiunto, «spese erano necessarie, per l’edilizia popolare e per l’infrastruttura pubblica. Sono priorità che resteranno». «La nostra visione – aveva già detto a Der Standard –  è che occorre far crescere il bene comune e i servizi pubblici d’interesse generale. E questo, certo, costa soldi, ma non possiamo cedere». E il comunismo? «Il nostro obiettivo dice ancora nell’intervista – è una società che chiamiamo socialista da costruire dal basso con la democrazia». E indubbiamente le grandi imprese non sono affatto preoccupate dalla sindaca comunista di Graz, uno dei poli industriali dell’Austria: niente fuggi fuggi, nella città hanno tuttora sede grandi società come Siemens, Magna, Avl, Spar. «Con tutti –assicura la sindaca – abbiamo ottimi contatti». 
Evidentemente, è una politica che ai cittadini piace. E Kahr è ormai rispettata. Se nel 2021 la Kronenzeitung, il quotidiano più venduto in Austria, la sfotteva («La Corea del Nord si è già congratulata?») adesso le reazioni sono più contenute. Soprattutto, fa scuola: la Kpö, con progetti analoghi sta crescendo in varie altre città austriache: Sankt Pölten (la capitale della Bassa Austria, a due passi da Vienna), Innsbruck, Salisburgo ed è ormai presente in tutti e 23 i municipi della città di Vienna. Aiuta, certo, anche il fatto che la Kpö, pur senza rinunciare alla denominazione «comunista», ha fatto dopo la fine della Guerra Fredda un chiaro mea culpa per quello che fino ad allora era stato una fedeltà granitica al comunismo sovietico, incluso le repressioni a Budapest e Praga. C’è di più, del resto: molti guardano a Kahr come un modello che dimostra che, con la politica giusta, il populismo di estrema destra si può battere. 

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