Le fuoriuscite di petrolio nelle acque del Golfo Persico si vedono dallo spazio

Le immagini satellitari diffuse dalla "Cnn" mostrano scie nere lunghe chilometri. Gli sversamenti mettono in pericolo specie protette e abitanti
April 22, 2026
Le fuoriuscite di petrolio nelle acque del Golfo Persico si vedono dallo spazio
Una foto satellitare di Hormuz/ UE - COPERNICUS SENTINEL 2 - REUTERS
Non solo gravi ripercussioni economiche, la guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi in catastrofe ambientale. Tra raffinerie colpite, petroliere bombardate e impianti di gas presi di mira nel corso delle settimane, il peso dei danni ecologici si sta rivelando enorme. Lo dimostrano le immagini che ha diffuso la Cnn, immortalate da satelliti posizionati a centinaia di chilometri di altezza. Le fuoriuscite di petrolio nel Golfo Persico sono talmente vaste da rendersi visibili persino dallo spazio.
In particolare, il network giornalistico americano mette in risalto una foto satellitare dell’Agenzia spaziale europea scattata il 7 aprile, che raffigura quella che appare come una lunga macchia nera, in realtà un ampio sversamento di petrolio nello Stretto di Hormuz, vicino all’isola di Qeshm, la più grande del Golfo. Una fuoriuscita pericolosa per l’ecosistema che si è estesa per oltre otto chilometri. In quella zona, come ricostruito dalla sezione tedesca di Greenpeace, aveva perso petrolio la nave iraniana Shahid Bagheri, una portacontainer convertita in porta-droni da guerra, colpita dagli Stati Uniti nei primi giorni di guerra. Il Guardian racconta che, secondo i pasdaran, la nave disponeva di un’autonomia di 22mila miglia nautiche e poteva restare senza rifornimento di carburante per un anno intero.
Le altre immagini diffuse mostrano sversamenti di petrolio vicino alla costa del Kuwait, dopo i raid dei Guardiani della rivoluzione islamica contro siti petrolchimici strategici dei Paesi del Golfo, e chiazze di greggio nelle acque che circondano l’isola di Lavan. Lì gli attacchi anti-iraniani, sferrati «a tradimento» secondo i media locali a poche ore dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, si sono concentrati sugli impianti di una raffineria.
Quali ripercussioni? Wim Zwijnenburg, responsabile dei progetti umanitari e di disarmo dell’organizzazione olandese Pax, ha spiegato alla Cnn che le fuoriuscite a Lavan stanno «raggiungendo ora anche l’isola di Shidvar, un sito protetto. È disabitato, ma ci sono diverse specie protette», tra cui tartarughe e uccelli marini. In generale, gli sversamenti mettono a rischio anche coloro che abitano lungo le coste del Golfo: potrebbero subire conseguenze ad esempio mangiando pesce contaminato o perdere fonti di reddito legate alla pesca. Greenpeace aveva già lanciato l’allarme in un rapporto di marzo, mettendo in luce le potenziali «conseguenze devastanti per persone, animali e piante della regione».

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