Altri 10 anni di carcere all'attivista di Hong Kong Wong. «Condanna crudele e ingiusta»

L'accusa è collusione con Paesi stranieri. Il nuovo processo dopo che l'ex leader studentesco pro-democrazia aver trascorso 6 anni in prigione. La protesta delle ong
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November 5, 2026
Altri 10 anni di carcere all'attivista di Hong Kong Wong. «Condanna crudele e ingiusta»
Joshua Wong / Ansa
Dopo quasi sei anni dietro le sbarre, quello che, giovanissimo, è stato l’esponente più noto delle proteste studentesche del decennio scorso a Hong Kong è stato condannato oggi ad altri 10 anni di carcere per collusione con potenze straniere. Per il 30enne Wong si tratta della seconda condanna emessa in base alla draconiana legge sulla sicurezza nazionale su modello di quella in vigore nella Repubblica popolare cinese e applicata anche in quella che è oggi una sua Regione autonoma speciale. Wong, tra i leader del “Movimento degli ombrelli” che nel 2014 ha sfidato il controllo di Pechino chiedendo maggiori libertà e diritti in ottemperanza di quanto contenuto nella “Legge base” frutto degli accordi tra Pechino e Londra per il ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997 e che fino al 2047 avrebbe dovuto garantire alla città e al territorio circostante un’ampia autonomia.
Una sfida che le autorità cinesi, in accordo con quelle locali da esse approvate hanno chiuso con una dura repressine che ha portato a ondate di arresti, condanne e pene importanti, che dura tutt’ora. A febbraio, l'imprenditore pro-democrazia Jimmy Lai, fondatore del quotidiano Apple Daily (che ha sospeso la pubblicazione), è stato condannato a 20 anni di reclusione in base alla medesima legge. Wong rischiava potenzialmente l’ergastolo, ma la corte ha stabilito in 13 anni la "pena base" adeguata, poi ridotta in seguito alla sua ammissione di colpevolezza. Il giovane, che contrariamente ad altri suoi compagni di impegno non è emigrato per evitare la repressione ed è stato arrestato una prima volta nel 2017, ha già trascorso quasi sei anni dietro le sbarre. La sua scarcerazione era inizialmente prevista lo scorso gennaio, dopo aver scontato quattro anni e otto mesi per “sovversione”, tuttavia, a giugno 2025, come parte di una stretta repressiva che aveva portato a decine di nuovi arresti, le autorità di Hong Kong hanno utilizzato la stessa normativa per incriminarlo nuovamente, questa volta “per avere cospirato con altri Paesi ed entità per imporre sanzioni a Hong Kong (che resta un importante centro finanziario), e alla Cina”. Stando alla nuova sentenza, Wong non sarà scarcerato prima della fine del 2036, ormai quarantenne.
Human Rights Watch ha definito la condanna “crudele e ingiusta” e esortato i governi stranieri a “imporre sanzioni mirate contro i responsabili della crescente repressione a Hong Kong”. Il locale consolato statunitense ha dichiarato che la condanna dimostra come Pechino sia “disposta a spingersi a livelli estremi per mettere a tacere chi sostiene le libertà fondamentali”. Da parte sua, Pechino ha affermato di “sostenere fermamente la Regione amministrativa speciale di Hong Kong nella salvaguardia della sicurezza nazionale, in conformità con la legge, e nel contrasto ad atti che mettono a repentaglio tale sicurezza”. Il ministero degli Esteri cinese, in un comunicato ha ribadito come “le parti interessate dovrebbero rispettare seriamente la sovranità della Cina e il sistema legale di Hong Kong, astenersi dal rilasciare dichiarazioni irresponsabili” e “mettere fine a qualsiasi forma di interferenza nel sistema giudiziario di Hong Kong e negli affari interni della Cina”.

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