Il dietrofront degli ispanici, delusi dal pugno di ferro su migranti e confini

Il 62% ha scelto i Dem. Una netta inversione rispetto al 2024 quando il 42% sostenne le promesse Maga. Decisivo anche il carovita. «Trump se pasò», è andato oltre: questo il commento tra i latinos
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November 5, 2026
Persone una accanto all'altra festeggiano con le braccia alzate
Elettrici in Florida festeggiano la vittoria del democratico James Talarico / Reuters
«Swing voters». Così i media Usa definiscono gli elettori ispanici da qualche decennio. Un tempo roccaforte salda dei democratici, negli anni Duemila, i “latinos” hanno preso a oscillare fra i due partiti. “Votanti in bilico”, appunto. Il gruppo ormai più importante della variegata categoria per il peso numerico in costante crescita. Rappresentano il 16 per cento degli aventi diritto: 39 milioni di cittadini, quattro in più rispetto nel giro di due anni. Al pari di alcuni Stati, il loro inclinarsi per l’una o l’altra parte, si rivela spesso decisivo per l’esito della competizione. Lo è stato nel 2024, quando la retorica muscolare di Donald Trump ha ottenuto un consenso inedito per un conservatore fra gli statunitensi di origine latinoamericana: il 42 per cento. A conquistare soprattutto uomini con impieghi poco qualificati, l’impegno a difendere l’economia nazionale e a renderla più forte. La minaccia di una deportazione di massa – sventolata come una bandiera a ogni comizio nel corso della campagna – non li preoccupava troppo. Anzi, una stretta agli arrivi e il rimpatrio dei migranti irregolari con pendenze giudiziarie – i cosiddetti “bad hombres” – era visto di buon occhio fra quanti temevano la competizione nel mercato del lavoro e vivevano sulla propria pelle l’impatto della microcriminalità nelle periferie. Gli ultimi due anni hanno fatto cambiare loro drasticamente idea. «Se pasó», «È andato oltre», il commento diffuso nella comunità che ha espresso in modo inequivocabile il proprio malcontento alle urne: il 62 per cento ha scelto i democratici. La quota cresce al 69 per cento per la Camera, grazie allo slancio degli under venti e dei giovani messicani.
Sulla svolta ha inciso – e molto – il pugno di ferro indiscriminato sui migranti: meno di un quarto condivide tale politica, secondo l’ultimo sondaggio di “The New York Times-Siena”, 27 punti in meno rispetto al 2022. L’Amministrazione Trump ha effettivamente blindato il confine: il flusso è crollato da 250mila arrivi nel novembre 2023 a 11mila dello scorso, agosto. Ha, però, anche chiuso i canali di accesso legali – asilo e permessi di protezione temporanea per i profughi più vulnerabili, come haitiani, venezuelani, salvadoregni – nonché schierato in massa gli agenti dell’Ice in città e paesini a caccia di “indocumentados”, reali o presunti, incrementato le deportazioni in Paesi terzi ad “alto rischio”, dal Centrafrica al Sudan.  La questione, poi, è legata a doppio filo a quella economica, principale preoccupazione degli elettori latinos. Il 40 per cento di questi ultimi – rivela UnidosUs – dice di avere meno risorse di un anno fa. Piccoli e medi imprenditori hanno dovuto chiudere i battenti per mancanza di manodopera, espulsa o troppo spaventata per presentarsi in azienda. In base alla denuncia del Comité 100 – composto da duecento leader economici e sociali della comunità –, da gennaio, sono «scomparsi» 200mila lavoratori al mese, soprattutto nel settore delle costruzioni, dell’agricoltura, del turismo, della cura di bimbi e anziani. Proprio per questo, l’organizzazione aveva inviato, a settembre, una lettera al presidente e ai capi del Congresso per chiedere protezione per gli irregolari di lungo corso. Non hanno ottenuto risposta. L’aumento generalizzato dell’inflazione, in seguito alla guerra con l’Iran, erode i già modesti guadagni dei lavoratori poco qualificati. Gli stessi che avevano creduto alle promesse Maga di «Fare l’America di nuovo grande».
«Ora, però, vedono i prezzi che non diminuiscono, anzi crescono, il lavoro scarseggia mentre parenti e vicini vengono incarcerati come delinquenti», sottolinea lo stratega democratico Tory Gavito secondo cui più che un’onda azzurra, l’esito del midterm è stata una «voragine rossa». Opinione condivisa da buona parte dei vertici del partito. Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha parlato di «rischio di estinzione» del fronte repubblicano in tutto il Paese. La presa di distanza dal tycoon del vice JD Vance sembra andare nella stessa linea. «Se pasó», si sente ripetere ancora.

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