Cosa cambia ora nei rapporti Usa-Cina? La verifica passa attraverso il dossier Taiwan

Pechino si è limitata a definire l’esito del voto come una questione interna degli Usa. Un pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari è in attesa di approvazione dall'amministrazione Trump
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November 4, 2026
Un seggio elettorale a Southfield, in Michigan
Un seggio elettorale a Southfield, in Michigan/ANSA
L’esito del voto? “Una questione interna degli Usa”, ha tagliato corto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. “La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti per salvaguardare e attuare l'importante consenso raggiunto dai due capi di Stato, rafforzare la comunicazione, gestire adeguatamente le divergenze ed espandere la cooperazione, costruendo una relazione strategica costruttiva basata sul rispetto e sull'uguaglianza", ha aggiunto. Al di là delle algide “evoluzioni” della retorica cinese, la domanda è: cosa succederà ora? L’esito “azzoppante” per Trump, passato ammaccato attraverso le forche caudine delle elezioni di metà mandato, come influenzerà le relazioni tra i due colossi? Quanto la "stabilità strategica costruttiva", sulla quale Cina e Usa si sono sintonizzate dopo il faccia a faccia tra Trump e Xi dello scorso settembre, può subire degli scossoni?
Una cosa sembra certa: "i prossimi due anni potrebbero rappresentare un periodo di transizione per Trump", come ha detto Diao Daming, professore di relazioni internazionali presso l'Università Renmin di Pechino. Quali saranno le prossime mosse di un presidente che ha sempre giocato sulla imprevedibilità? Come gestirà le pressioni del Congresso? Trump radicalizzerà le sue posizioni? Come scrive il South China Morning Post, il tycoon “ha costantemente ampliato il potere presidenziale e probabilmente continuerà ad adottare il suo approccio di aggirare il Congresso attraverso una raffica di decreti esecutivi per portare avanti le sue politiche, il che potrebbe portare a ulteriori controversie legali”. Secondo l'American Presidency Project, al 22 ottobre Trump ha già firmato 292 decreti esecutivi durante la prima metà del suo secondo mandato, superando i 220 firmati durante l'intero primo mandato. Di questi, oltre 140 sono stati firmati nei suoi primi 100 giorni di ritorno alla Casa Bianca, una cifra che supera di gran lunga il totale emesso da qualsiasi predecessore nello stesso periodo.
Per Zhao Zhijiang, assistente di ricerca presso il think tank Anbound con sede a Pechino, il presidente a stelle e strisce manterrà un notevole margine di manovra in settori quali commercio, tariffe, sanzioni, applicazione delle leggi sull'immigrazione, regolamentazione amministrativa, diplomazia e sicurezza nazionale. "Il trumpismo non necessariamente diminuirà di pari passo. Il cosiddetto problema dell'anatra zoppa riguarda più il mandato personale di Trump. La possibilità che il trumpismo perduri a lungo termine è la variabile più importante per valutare il futuro della politica americana", ha aggiunto.
Gli occhi sono puntati soprattutto sul dossier più caldo: Taiwan. Secondo Channel NewsAsia, “sia i democratici che i repubblicani sono in qualche modo allineati nella loro posizione su Taiwan: ci si aspetta che gli Stati Uniti mantengano la loro posizione e che la loro politica non subisca cambiamenti sostanziali, indipendentemente dall'esito delle elezioni di medio termine”.
Una questione concreta da monitorare ora è un pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di circa 14 miliardi di dollari, in attesa dell'approvazione dell'amministrazione Trump. Un’approvazione legata non tanto all’opposizione cinese, ma “alla pressione esercitata dal conflitto in Medio Oriente sulla produzione di armamenti e sulla domanda di armi negli Stati Uniti”.

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