La tela del ragno dello zar cattura un'altra vittima a Kiev

L'addio di Yermak, braccio destro di Zelensky, è un altro tassello verso la pace calata dall'alto sull'Ucraina
November 29, 2025
La tela del ragno dello zar cattura un'altra vittima a Kiev
Il presidente russo Vladimir Putin/ REUTERS
Come il ragno, ogni mattina Vladimir Vladimirovič Putin dall’alto delle mura del Cremlino osserva la ragnatela che ha tessuto. Prima ci ha trovato la Crimea, poi il Donbass, ancora più tardi il cerchio magico di Volodymyr Zelensky e ora il suo braccio destro Andriy Yermak, che non è incriminato per aver rubato soldi come gli altri, ma è come se lo fosse. Sacrificato, come ai tempi di Tangentopoli, sull’altare del sospetto e che ha reagito a malo modo alla perquisizione e all'assenza di "difese". Forse anche perché - malignano in tanti ora a Kiev - un personaggio sempre più scomodo del "cerchio magico" di Zelensky e altamente inpopolare tra la popolazione. 
Mosca ha subito ironizzato sui problemi di “gestione del potere” a Kiev e del ricambio, chiare allusioni a quel cambio al vertice che fa parte dei punti fermi delle richieste fatte dal Cremlino a Trump e parte integrante del piano di pace “copiaincollato” dopo essere stato tradotto dal russo.
Zelensky probabilmente da anni sapeva che sarebbe andata a finire così, aveva previsto che l’ultima testa chiesta da Putin (lo stesso che mandò un commando ad assassinare il leader ucraino la notte stessa dell’invasione del 24 febbraio 2022), sarebbe stata la sua. Il sistema “sovietico” lo conosce troppo bene.
Per questo lo zar sta già pregustando il “win win” che metterà a segno in Ucraina. E ad essere catastrofisti, purtroppo, spesso “ci si azzecca”. Così Zelensky arriverà alla fase decisiva e ravvicinata dei colloqui sulla pace con un cartello a centri concentrici disegnato sulla schiena. Se accetterà l’accordo capestro (perché con il passare del tempo si delineano le clausole che sono quasi tutte a vantaggio di Mosca, come pattuito tra Trump e Putin in Alaska a Ferragosto in cambio di altri “vantaggi” su altri teatri per il tycoon) sarà un “win” per lo zar perché il popolo Ucraino non gli perdonerebbe mai di essere “svenduto” dopo quasi quattro anni di guerra. Se si impunterà, invece, potrebbe essere verosimilmente scalzato invece dal sospetto, come è stato per il suo braccio destro.
La Commissione d’inchiesta è il fiore all’occhiello della nuova Ucraina che in passato ha visto scappare, dalla sera alla mattina, almeno due presidenti. Continuerà a macinare indagini, mentre la stessa Amministrazione Trump ha commentato pesantemente nelle scorse settimane la caduta delle prime teste nell’inchiesta sulla corruzione. Mentre in Europa i fedelissimi esponenti di Paesi Ue, a guinzaglio corto di Vladimir Putin lo stanno facendo anche in queste ore.
E a quel punto, se l’indagine continuerà a trascinarsi, che succederà? Una pace rabberciata, indotta e costretta, la merita un popolo che ha sofferto tanto? Alternative, però, all’orizzonte non se ne vedono. Come è accaduto per l’altra “pax americana” che scricchiola pesantemente, quella nella Striscia di Gaza. 

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