La Russia ha fame di manodopera e sta “arruolando” sempre più lavoratori indiani
di Luca Miele
La mobilità del lavoro è un pilastro della “partnership speciale e privilegiata" che lega i due Paesi. Portando vantaggi per entrambi

È un pilastro della “partnership speciale e privilegiata" che lega, sempre più strettamente, Russia e India: la mobilità del lavoro. Da una parte, c’è un Paese che, estenuato dalla guerra in corso in Ucraina e colpito dall’ostracismo occidentale, ha fame di manodopera. D’altra, una nazione che vanta invece un’“esuberanza” di lavoratori da disseminare nel mondo. L’incontro tra le due traiettorie è certificato dai numeri: Mosca potrebbe assorbire quest’anno “almeno 40mila nuovi cittadini indiani”, tutti uomini di età compresa tra i 19 e i 43 anni. Si tratta di un obiettivo strategico perseguito dai due Paesi. A dicembre, durante la visita del presidente russo Vladimir Putin, Mosca e New Delhi hanno firmato un accordo intergovernativo sulla mobilità del lavoro, “volto a facilitare l'arrivo di decine di migliaia di lavoratori indiani”. Gli accordi con la Russia "apriranno nuove strade alla collaborazione tra i due Paesi", ha spiegato al The Straits Times il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Randhir Jaiswal.
Secondo il Moscow Times, la domanda di manodopera indiana in Russia è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni. Nel 2022 sono stati circa 8mila i permessi di lavoro rilasciati a cittadini indiani. Tre anni dopo il loro numero è schizzato verso l’alto, raggiungendo, nel 2025, quota 70.000. I lavoratori provenienti da Paesi in cui è richiesto il visto sono legalmente vincolati a un unico datore di lavoro e non possono cambiare liberamente lavoro; i permessi vengono solitamente concessi per un periodo di un anno.
L’iniezione di forza lavoro indiana nel mercato russo soddisfa esigenze pressanti. Per entrambi i Paesi. Sul fronte russo, aiuta a colmare il “buco nero” del lavoro, scavato dalla guerra in atto, dalla più grande ondata di migrazione russa mai registrata dal 1917 (si stima che tra i 500.000 e il milione di russi abbiano abbandonato il Paese) e dal declino demografico sempre più accentuato. Secondo i dati della Higher School of Economics, l'economia russa “è attualmente carente di circa 2,6 milioni di lavoratori, un divario che potrebbe superare i tre milioni entro il 2030".
Sul fronte indiano, la spinta migratoria è altrettanto “strategica”: serve a dirottare fuori dai confini nazionali il surplus di manodopera del Paese. Sono oltre nove milioni di lavoratori migranti indiani attivi nella regione del Golfo. Milioni di lavoratori qualificati e non qualificati lavorano poi negli Stati Uniti, in Europa e nel Sud-est asiatico, con maggiori opportunità che si aprono, oltre che in Russia, in Israele, Giappone e Taiwan. Un'"esportazione" che è una manna per l'economia indiana. Secondo i dati del governo, le rimesse in India nel 2024 ammontavano a 135 miliardi di dollari Usa, una fonte di entrate cruciale e di valuta estera. "È un modo importante per trasformare l'enorme popolazione giovanile indiana in una risorsa strategica, tutelandone al contempo i diritti e il benessere all'estero", ha spiegato Karthik Nachiappan, ricercatore presso l'Istituto di Studi dell'Asia Meridionale della National University of Singapore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






