La bomba nella scuola, i 42 bambini feriti: in Afghanistan la guerra non finisce mai

Lo scoppio, di cui non sono chiare le cause, è avvenuto nel quartiere-roccaforte della minoranza sciita degli Hazara. Gli studenti sono stati colpiti mentre uscivano dal centro educativo privato. L’Onu chiede un’indagine indipendente
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August 18, 2026
Gli studenti feriti all’ospedale di Emergency a Kabul: i più piccoli hanno 10 anni / EMERGENCY
Gli studenti feriti all’ospedale di Emergency a Kabul: i più piccoli hanno 10 anni / EMERGENCY
L’ombra di pietra dell’Hindu Kush incombe sulla via Abdul Ali Mazari, la lingua d’asfalto che collega il centro di Kabul con la sua sovraffollata propaggine occidentale, dove si concentrano oltre trecentomila persone. Impossibile prevedere la durata del percorso: le auto devono trovare un varco nel caos di carretti trainati da asini e uomini piegati sotto il peso di enormi sacchi colmi di merci di ogni tipo. Dasht-el-Barchi – così si chiama il sobborgo –, del resto, vuol dire “il deserto dei facchini”, roccaforte della minoranza Hazara in fuga dalla guerra nel caos degli anni Novanta e reclutata nel trasporto a basso costo. Le sei ambulanze partite lunedì dalla scuola privata Sham-e-Hedayat hanno dovuto farsi largo a fatica nel traffico pomeridiano per raggiungere il centro chirurgico di Emergency, situato nel quartiere di Shahr-e-Now, dall’altra parte della capitale. I primi tre pazienti sono arrivati alle 18.20, gli ultimi alle 23, sette ore dopo l’esplosione della bomba che ha devastato la struttura e ferito 42 studenti tra i 9 e i 15 anni. Bimbi e adolescenti uscivano dall’edificio al termine delle lezioni quando c’è stato lo scoppio. Non si sa che cosa l’abbia causato.
Le ricostruzioni divergono. Alcune fonti parlano di una granata scagliata intenzionalmente sugli allievi o di una bomba attivata a distanza, altri di un vecchio ordigno portato da uno dei ragazzi e saltato in aria accidentalmente. Il governo taleban – attraverso il portavoce del ministero dell’Interno, Khalid Zadran – si è limitato a confermare l’accaduto – la cui notizia in Italia è arrivata solo ieri – senza fornire spiegazioni. «L’indagine è in corso», ha dichiarato. «Siamo stati avvertiti che c’era stato un incidente e un gran numero di pazienti avrebbe dovuto essere trasferito nel nostro ospedale. Solo dopo abbiamo saputo che si era trattato di un’esplosione», spiega ad Avvenire Dejan Panic, responsabile di Emergency in Afghanistan. Alla fine, nel centro dell’Ong sono arrivati in trentacinque. «Tutti erano stati colpiti da schegge metalliche perloppiù alle gambe e abbiamo dovuto estrarle. Tre dei feriti hanno avuto necessità di cure urgenti e sono stati operati. Per fortuna ora sono in condizioni stabili», aggiunge Dejan Panic. Finora nessun gruppo ha rivendicato l’attentato. Non è la prima volta, però, che la comunità Hazara – di fede sciita – e il sobborgo di Dasht-el-Barchi sono bersaglio degli estremisti, in particolare dell’Isis-K, che considera gli ex studenti coranici troppo “morbidi”. Dal ritorno al potere, cinque anni fa, i taleban – principale formazione armata nel turbolento ventennio repubblicano – hanno fatto piazza pulita dei rivali e ripreso il controllo del territorio. Gli attacchi sono, dunque, drasticamente calati. Ancora, però, il 70 per cento dei ricoverati al centro di Emergency di Kabul, specializzato nella cura dei traumi, è vittima di violenza. Proprio a Dasht-el-Barchi, il 30 settembre 2022, un kamikaze aveva fatto strage al Kaaj education center, massacrando venticinque allievi, in gran parte ragazze che, nonostante il bando all’istruzione femminile, i taleban avevano autorizzato a sostenere l’esame finale. L’anno precedente, a giugno, due mesi prima del crollo della Repubblica filo-occidentale, nella stessa zona, due bombe avevano ucciso sette civili. Per questo, l’inviato speciale dell’Onu per i diritti umani in Afghanistan, Richard Bennet, ha condannato l’accaduto: «È stato un grave attacco su cui chiediamo un’investigazione esaustiva e indipendente. Assicurare i responsabili alla giustizia è urgente e indispensabile». Lo stesso ha chiesto la Missione delle Nazioni Unite nel Paese. (Unama ).
Altri feriti all’ospedale di Emergency a Kabul / EMERGENCY
Altri feriti all’ospedale di Emergency a Kabul / EMERGENCY
Il governo degli ex studenti coranici – nonostante la divisione fra il nucleo più radicale di Kandahar e i pragmatici legati al gruppo Haqqani – appare stabile. I segni di malessere, però, crescono, come ha confermato la rivolta dei ragazzini avvenuta il 9 giugno ad Herat contro la stretta sull’abbigliamento femminile, repressa nel sangue. Nell’ultimo rapporto, dello scorso giugno, Unama ha registrato 3.687 episodi di violenza nei tre mesi precedenti, oltre il 57 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il giro di vite, in atto ormai da due anni da parte delle autorità, acuisce il malessere. A questo si somma l’emergenza economica: con il congelamento dei fondi da parte della comunità internazionale – che non riconosce l’Emirato – l’economia è al collasso. Oltre la metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per sopravvivere, un quarto è in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Eppure i taleban resistono: la loro forza risiede nella mancanza di alternative politiche e il terrore della popolazione di una nuova guerra, dopo mezzo secolo di conflitti.

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