La guerra di Putin al dissenso: così il partito pacifista Jakoblo è stato escluso dalle elezioni

La Corte Suprema russa ha confermato l’esclusione della compagine contraria al conflitto con Kiev dal voto del 20 settembre: per il vicepresidente Lev Schlossberg una condanna a 11 anni di colonia penale. E la repressione colpisce anche chi effettua donazioni al Fondo Navalny
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August 18, 2026
Il presidente di Jabloko, Nikolai Rybakov, durante l’udienza di ieri alla Corte Suprema / REUTERS
Il presidente di Jabloko, Nikolai Rybakov, durante l’udienza di ieri alla Corte Suprema / REUTERS
Due colpi durissimi sono arrivati dai tribunali di due città. Uno da Mosca, che ha respinto il ricorso presentato dal partito Jabloko contro la sua esclusione dalle elezioni del 20 settembre per la Duma. Un altro da Pskov, dove uno degli esponenti di primo piano dello stesso partito, il vicepresidente Lev Schlossberg, noto intellettuale e pacifista, è stato condannato a undici anni e un mese di colonia penale. Con questi due messaggi si mette la parola «fine» alla corsa, non solo elettorale, di una forza politica che ha raccolto un significativo sostegno e che stava diventando sempre più popolare in Russia. La crescita di Jabloko è stata proporzionale al desiderio sempre più diffuso di uscire dalla guerra in cui il regime ha trascinato tutto il Paese. Per il Cremlino sono suonate intollerabili le scene davanti al tribunale, con ragazzi sorridenti e con la mela simbolo del partito dell’opposizione e contro la guerra. Oggi, davanti a quella stessa Corte Suprema, i giovani che hanno avuto il coraggio di avvicinarsi sono stati fermati e portati in questura. Sarebbero almeno 55 gli arresti. Dal sorriso si è passati alla paura: esattamente ciò che il potere voleva. Ricacciare a casa chi si era illuso di vedere sulla scheda elettorale una forza politica esplicitamente a favore del cessate il fuoco e della fine della guerra.
Sono ore difficili, in cui si teme anche che Jabloko venga messo al bando, considerate le accuse su cui si è basata la sua estromissione dalle elezioni. A nulla è valso il ricorso accompagnato da un’ampia documentazione raccolta dallo stesso partito e dal suo Centro anticorruzione. Materiale secondo cui tutti e cinque i partiti presenti alla Duma hanno ricevuto almeno un miliardo e 153 milioni di rubli in donazioni «con tracce di finanziamenti esteri» tra il 2021 e il 2025. Sono dati che Jabloko ha ottenuto esaminando i rendiconti finanziari consolidati dei partiti parlamentari presentati alla Commissione elettorale centrale russa per il periodo 2021-2025: l’analisi ha utilizzato gli stessi criteri usati per escluderle il partito dalle elezioni. A Jabloko si contesta infatti un contributo di 16.900 rubli «proveniente da alcuni cittadini che avrebbero ricevuto fondi dall’estero».
I dati che ha riportato Jabloko hanno dell’eclatante: su ben 1,15 miliardi di rubli di donazioni, 811,75 milioni sarebbero andati a Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin. Si afferma cioè che i finanziatori di Russia Unita hanno legami con ventidue Paesi inclusi nella lista degli stati “ostili”. E persino il partito Rodina, la cui azione legale ha costituito la base per l’esclusione di Jabloko dalle elezioni, avrebbe beneficiato di contributi simili. I criteri per la valutazione e il giudizio di queste donazioni appaiono diseguali. Nei casi di Russia Unita e di Rodina, nessuno ha preteso di affermare che ci fossero state violazioni di legge: nessuno ritiene che una normale attività economica estera debba essere automaticamente trasformata da donazione legale a «finanziamento estero». Resta il fatto che, nonostante i partiti parlamentari non rispettino chiaramente i criteri stabiliti dalla sentenza della Corte Suprema del 10 agosto, non sono stati uguali i criteri per giudicarli. Vari pesi e varie misure.
Jabloko aveva chiesto che la decisione della Corte Suprema di escludere il partito dalle elezioni venisse annullata o che i criteri stabiliti dallo Stato venissero «applicati in modo coerente» a tutti gli altri partecipanti alle elezioni. Il fondatore del partito Grigorij Javlinskij ha subito commentato la sentenza: «Se non ci avessero escluso avremmo potuto per continuare a condividere tra più persone la nostra posizione. Ma nonostante ciò che è accaduto, possiamo dire che questo compito lo abbiamo comunque realizzato. La posizione di Jabloko è una posizione fedele ai principi che riguardano la vita delle persone, la libertà, la vita senza paura e la pace».

Almeno 225 procedimenti penali per le donazioni al Fondo Navalny

Ha destato sconcerto il fermo del professore vicedecano della facoltà di Filosofia, di Teologia e studi religiosi dell’Università europea di San Pietroburgo Igor Zaitsev. Le immagini della perquisizione in cui rappresentanti delle forze dell’ordine lo sottopongono a un interrogatorio mentre lui è in vestaglia seduto sul divano con la moglie hanno fatto il giro dei social offrendo la rappresentazione dell’assurdità della situazione. «Ha sostenuto il Fondo anticorruzione di Navalny?», gli chiedono. E lui, calmo, risponde. Tutti segnali dell’ulteriore stretta che mira a chiudere anche i minimi spiragli di pace ma anche il timore da parte del regime per la evidente crescita del malumore popolare per la guerra e le sue conseguenze. Secondo le stime del progetto Mediazona, ad aprile 2026 erano stati aperti in tutta la Russia almeno 225 procedimenti penali per donazioni al Fondo anticorruzione creato dall’oppositore Alekseij Navalny effettuate dopo l’agosto del 2021, anno che le attività della Fondazione erano state vietate in Russia. La pubblicazione ha sottolineato che potrebbero esserci altri casi simili, poiché i tribunali non sempre pubblicano informazioni sufficienti.

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