Il Libano è già di nuovo sotto attacco: la tregua tra Israele e Hezbollah non regge

Dopo ore di fuoco incrociato e proclami israeliani di «bruciare tutto», l’improvviso annuncio di un immediato stop agli scontri. Di fatto, i raid e i lanci di droni non si sono interrotti
Google preferred source
June 19, 2026
Il Libano è già di nuovo sotto attacco: la tregua tra Israele e Hezbollah non regge
Cvili al lavoro nei pressi della propria abitazione distrutta da attacchi israeliani nel villaggio di Qlaileh, nel Sud del Libano/ ANSA
I devastanti attacchi aerei israeliani, la guerriglia di Hezbollah, le pressioni iraniane su Washington, quelle di Washington su Tel Aviv, l’annuncio di una tregua e un pericoloso colpo di coda dei combattimenti che rischia di destabilizzare la grande impalcatura diplomatica costruita intorno al Memorandum d’intesa fra Stati Uniti e Iran. Tutto in mezza giornata.
Dopo 12 ore di guerra feroce, nella tarda mattinata di ieri fonti americane hanno annunciato che Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco entrato in vigore quando in Italia erano le 15. Il presidente Donald Trump ha confermato a Nbc News di averlo chiesto a Israele: «È la ciliegina sulla torta». Secondo quanto dichiarato dalle forze armate israeliane, a partire da mezzanotte i suoi caccia avevano colpito 80 obiettivi legati alla milizia sciita, e ucciso «decine» dei suoi combattenti. Il ministero della Salute libanese ha affermato che 11 villaggi sono stati colpiti nel Sud e nella valle orientale della Bekaa, 47 persone sono state uccise, fra le quali sette donne e due bambini. Un centinaio i feriti. Le cellule del Partito di Dio hanno risposto colpendo la Brigata Commando di stanza nel piccolo centro di Kfar Tebnit, a pochi chilometri dalla città di Nabatiye. Uno scontro a fuoco si è concluso con l’uccisione di quattro carristi, fra i quali un comandante di battaglione. Poco dopo un drone esplosivo ha ferito altri cinque soldati israeliani, uno dei quali in modo grave. L’estensione dei raid alla Bekaa, ha dichiarato l’Idf, ha rappresentato una ritorsione per le perdite subite a Kfar Tebnit. Tre libanesi hanno perso la vita durante i bombardamenti condotti sul villaggio di Jamaliyah, non lontano dalla città di Baalbek.
Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, citato da Axios, il premier israeliano Benjamin Netanyahu «ha accettato al 100% il cessate il fuoco». Nessuna conferma è giunta dall’ufficio del primo ministro. Fonti vicine al governo di Tel Aviv hanno tuttavia convalidato l’informazione, e aggiunto che le truppe israeliane rimarranno nella zona da mesi occupata nel sud del Libano, pronte a rispondere a eventuali attacchi da parte di Hezbollah. Secondo la Cnn gli Stati Uniti hanno garantito all’Iran che Israele non intende intensificare l’offensiva, né, al momento, pianifica ulteriori attacchi contro il Partito di Dio.
Il riaccendersi delle ostilità ha causato il rinvio dei colloqui previsti ieri nel villaggio di Obburgen, in Svizzera, dove i rappresentanti americani e iraniani avrebbero dovuto inaugurare la trattativa di 60 giorni seguita alla firma del Memorandum d’intesa. Poche ore prima del cessate il fuoco, un diplomatico intervistato dal Financial Times comunicava che «gli iraniani chiedono garanzie sulla fine delle ostilità in Libano, come previsto dall'accordo firmato, e i mediatori stanno attualmente lavorando per risolvere la questione». Il nesso fra prosecuzione dei colloqui e fine degli attacchi israeliani in Libano è stato rimarcato dal portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Ismaeil Baghaei, che ha ricordato le responsabilità di Washington davanti al Memorandum firmato mercoledì 17 giugno, nel quale gli Usa si impegnano a garantire «l’integrità territoriale e la sovranità del Libano». Anche il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha ricordato le «linee rosse» della Repubblica islamica: «Se il nemico cerca di eccedere, abbiamo dimostrato di avere il dito sul grilletto e non esiteremo a dare una risposta schiacciante».
Il minaccioso controcanto israeliano è arrivato dalle forze estremiste del governo Netanyahu. Alla notizia dei quattro soldati uccisi a Kfar Tebnit, letta a Tel Aviv come ingiustificata violazione della labile tregua vigente, il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir ha affermato che «con tutto il dovuto rispetto per gli americani, Israele deve chiarire al mondo intero che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono sacrificabili. Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere, tutto il Libano deve bruciare». Secondo Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, è venuto il momento di «aprire le porte dell’inferno».
Le pressioni esercitate dall’Amministrazione americana sul governo Netanyahu non hanno tuttavia impedito all’aviazione di condurre l’ennesima ondata di raid sul Libano meridionale. L’emittente qatarina al-Jazeera riporta che sono stati almeno 12 gli attacchi portati dai caccia israeliani dopo l’entrata in vigore della tregua. I bombardamenti hanno interessato il capoluogo Nabatiye e diversi villaggi che gli gravitano attorno, a una distanza compresa fra i 10 e i 20 chilometri. A Tiro, pesantemente martellata nelle scorse settimane, sono comparsi di nuovo i droni. La risposta di Hezbollah non si è fatta attendere, e le sirene hanno risuonato nel nord di Israele poco dopo l’entrata in vigore dell’ennesimo cessate il fuoco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire